27 Mar, 2026 - 14:21

Spese NATO, Italia raggiunge il 2% del Pil: cosa c'è dietro i dati e perché è scoppiata la polemica

Spese NATO, Italia raggiunge il 2% del Pil: cosa c'è dietro i dati e perché è scoppiata la polemica

Nel 2025, l’Italia ha destinato alla difesa il 2,01% del Pil, raggiungendo formalmente la soglia del 2% richiesta in ambito NATO. A certificarlo è il rapporto annuale dell’Alleanza atlantica, pubblicato ieri.

In termini assoluti, la spesa è passata da 33,4 miliardi nel 2024 a 45,3 miliardi nel 2025, con un incremento di circa 12 miliardi che si traduce nel salto dall’1,52% al 2,01% del Pil. Un aumento che, tuttavia, non corrisponde a un reale rafforzamento delle capacità militari e che ha già acceso la polemica politica. Vediamo perché.

Italia al 2% del Pil per la difesa secondo il report NATO

I dati, contenuti nel report pubblicato ieri dalla NATO, sono stati forniti dalla stessa Difesa italiana. Un aspetto importante da sottolineare per comprendere come sia stato possibile, in un solo anno, aumentare di mezzo punto di Pil la spesa militare.

La realtà è semplice: nelle spese comunicate all’Alleanza, la Difesa italiana ha incluso anche altre voci, non strettamente legate alla capacità militare. Basta guardare alla distribuzione della spesa per categoria, dalla quale emerge il primo dato chiaro: nel 2025 l’Italia ha di fatto riequilibrato la composizione della spesa, pur mantenendo il personale come voce dominante.

Distribuzione spese militari: personale, attrezzature e altro

Nel dettaglio, la quota destinata al personale è scesa in modo significativo, passando dal 60,47% del 2024 al 53,89% del 2025. Parallelamente, è aumentata la spesa per attrezzature, passata dal 22,31% al 22,79%. Sono rimaste sostanzialmente stabili, invece, le spese per le infrastrutture, con una lieve diminuzione dal 3,15% al 2,83%.

L’incremento più marcato si è tuttavia registrato nella voce “altro”, salita dal 14,07% al 20,48%. È questo aumento che indica la riallocazione di risorse verso spese non direttamente classificabili come personale, infrastrutture o armamenti (ad esempio ricerca, logistica o nuove tecnologie) e non, come sembrerebbe, verso un reale incremento delle spese militari.

Conte fa polemica sul raggiungimento del 2%

La pubblicazione del report dell’Alleanza è stata commentata oggi da Giuseppe Conte, leader del M5S. In un post sui social, Conte ha ripreso la notizia del raggiungimento del 2% del Pil per la spesa militare per incalzare Meloni.

“Dopo giorni difficili per il Governo arriva un riconoscimento per Meloni: è quello di Rutte della NATO per aver superato in un solo anno il 2% del Pil per le spese militari. Ben 45 miliardi, con un aumento di 12 miliardi in un anno. E ora si corre verso il 5% firmato da Meloni su spinta di Trump”, ha scritto Conte, sottolineando come, invece, “famiglie e imprese continuano ad aspettare da 4 anni di potersi complimentare nello stesso modo con il Governo”.

Calenda risponde al leader 5S e critica il dato

Al messaggio di Conte ha replicato polemicamente il leader di Azione, Carlo Calenda, con un post su X. “Magari”, ha commentato il senatore, “avremmo bisogno di una difesa più forte e moderna. In realtà è una cosmesi contabile”, ha aggiunto, riferendosi al fatto che il raggiungimento del 2% non costituisca un vero aumento della spesa per la difesa.

Infine, rivolgendosi direttamente a Conte, Calenda ha scritto: “Ti ricordo che l’obiettivo del 2% è stato confermato proprio da te quando eri Presidente del Consiglio, seguendo le richieste di Trump. Questo post dimostra ancora una volta perché sei del tutto inadatto a tornare a Palazzo Chigi”.

Fratoianni attacca Meloni e il rapporto con Washington 

“Meloni obbedisce a Trump e porta l’Italia al 2% del Pil di spesa militare”: è il commento di Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra. “Per dare un metro di paragone, è come se ogni anno spendessimo l’equivalente del Ponte sullo Stretto in spesa militare. Ogni anno. Pensate se, invece di buttare i soldi degli italiani, li avessero utilizzati per migliorare le condizioni di vita di lavoratori e famiglie: sanità, istruzione, trasporti, servizi, welfare, case accessibili. Con 13 miliardi all’anno si potrebbe rivoluzionare questo Paese. Ma la destra al governo ha deciso invece di obbedire a Washington.”


“Altro che ‘Fratelli d’Italia’”, ha concluso Fratoianni. “Meloni e i suoi al governo sono solo dei ‘servi di Trump’. Mentre a pagare, sulla propria pelle, sono sempre e solo i cittadini.”

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