30 Mar, 2026 - 13:25

La Lega segue Trump e Orban e chiede di mettere al bando gli Antifa. Non si spegne il caso Salis

La Lega segue Trump e Orban e chiede di mettere al bando gli Antifa. Non si spegne il caso Salis

La Lega ha annunciato una proposta di legge per mettere al bando il movimento degli “Antifa”, dichiarandolo un’organizzazione terroristica.

La proposta, ricalcata su quanto fatto negli Stati Uniti da Donald Trump e in Ungheria da Viktor Orbán, arriva negli stessi giorni in cui il dibattito politico è tornato a occuparsi della galassia “antagonista” della sinistra. Tra i motivi dell’attenzione, la polemica sul controllo di polizia avvenuto a Roma nei confronti di Silvia Salis, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, poco prima del corteo “No Kings”. 

Il controllo su Salis è avvenuto su input non delle autorità italiane, ma della Germania, e sarebbe da imputare proprio alla vicinanza dell’europarlamentare ad alcuni gruppi tedeschi della galassia antagonista e antifascista.

Lega vuole bandire gli Antifa: la proposta di legge

L’annuncio della Lega di una proposta di legge per definire gli “Antifa” come organizzazioni terroristiche arriva a pochi giorni dal viaggio di Matteo Salvini in Ungheria, svolto nelle stesse ore in cui il Governo incassava il no al referendum sulla giustizia.

Lo scopo della proposta, ha spiegato il primo firmatario, l’onorevole Eugenio Zoffili, è quello di mettere al bando “le associazioni anarchiche e i gruppi militanti antagonisti estremisti che, con le loro azioni violente, mettono a repentaglio la sicurezza e la stabilità del nostro Paese”.

La proposta ricalca quanto già avvenuto nel settembre 2025 prima negli Stati Uniti e poi in Ungheria, su impulso dei presidenti Donald Trump e Viktor Orbán. Attraverso un atto esecutivo nel primo caso e un decreto governativo nel secondo, in entrambi i Paesi gli “Antifa” sono stati inseriti nelle liste nazionali del terrorismo, venendo così qualificati come una minaccia per la sicurezza interna.

La proposta della Lega dopo il viaggio in Ungheria di Salvini

La coincidenza tra le due vicende – la proposta di mettere al bando gli Antifa, avanzata dalla Lega dopo il viaggio di Salvini in Ungheria, e il caso del controllo a Salis – non deve, peraltro, sorprendere.

Basti ricordare, infatti, come, annunciando il decreto per mettere al bando gli Antifa, Orbán si fosse riferito direttamente proprio alla vicenda di Ilaria Salis, imprigionata a Budapest con l’accusa di aver aggredito tre militanti neonazisti e liberata grazie all’immunità ottenuta con l’elezione al Parlamento europeo.

“Sono venuti anche da noi, hanno picchiato persone per strada, picchiandone a morte alcuni, poi sono andati a Bruxelles per diventare rappresentanti del Parlamento europeo”, aveva detto il premier ungherese, riferendosi all’europarlamentare di Avs.

Ilaria Salis e la galassia Antifa

Ed è di Ilaria Salis, e dei suoi collegamenti con la galassia “antagonista” di estrema sinistra, che si è tornato a parlare in questi giorni, dopo il controllo subito dall’europarlamentare in un albergo a Roma. 

Da quanto si è appreso, i poliziotti non erano a conoscenza del fatto che il controllo fosse destinato a  un’europarlamentare, ma avrebbero agito d’ufficio sulla base di una richiesta inoltrata dalla Germania tramite il sistema Schengen.

L’europarlamentare risulterebbe infatti negli atti di indagine sul gruppo tedesco di estrema sinistra «Hammerbande», insieme ad altri italiani. Il gruppo appartiene proprio a quella galassia, genericamente definita “Antifa”, che oggi la Lega intende mettere al bando, dichiarandola un’“organizzazione terroristica”.

Avs chiede chiarimenti al ministro Piantedosi

Sul caso del controllo a Salis, intanto, Alleanza Verdi e Sinistra continua a chiedere che sia fatta piena chiarezza, annunciando anche prossime azioni. L’europarlamentare ha dichiarato di voler avviare un’iniziativa parlamentare a Bruxelles; a Roma il suo partito presenterà un’interrogazione al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

“Abbiamo chiesto spiegazioni al questore, che è stato estremamente cortese e ha chiarito che si trattava di una segnalazione proveniente dalla Germania, non di un’iniziativa della polizia italiana”, ha spiegato Angelo Bonelli. Tuttavia, secondo il deputato e leader di Avs, è fondamentale che il ministro Piantedosi riferisca in Parlamento. 

“Chiediamo al ministro perché, di fronte a una segnalazione arrivata dalla Germania il 2 marzo, non sia intervenuto per chiarire con precisione che non è accettabile sottoporre una parlamentare a questo tipo di controllo”, ha ribadito Bonelli.

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