03 Apr, 2026 - 15:15

Attacco hacker agli Uffizi, Renzi incalza Giuli: “Se ne è accorto o stava suonando il flauto?”

Attacco hacker agli Uffizi, Renzi incalza Giuli: “Se ne è accorto o stava suonando il flauto?”

Diventa un caso lo scoop del Corriere della Sera, secondo cui, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, un gruppo di hacker sarebbe riuscito a violare la rete informatica delle Gallerie degli Uffizi, svuotandone i server e rubando l’intero archivio del Gabinetto fotografico.

La notizia, pubblicata stamattina, è stata smentita dal Polo museale, che comprende, oltre alle Gallerie, anche Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli. Sul tema è intervenuta immediatamente la politica, con il Partito Democratico ha depositato un’interrogazione parlamentare al ministro Giuli.

Ben più duro, invece, il senatore di Italia Viva Matteo Renzi: “Gli hacker attaccano gli Uffizi e minacciano il nostro patrimonio culturale. Mi chiedo: che fa e cosa ha fatto il ministro Giuli? Se ne è accorto o è troppo impegnato a suonare il flauto in onore del dio Pan o a far polemiche con Buttafuoco?”.

Attacco hacker agli Uffizi: la versione del Corriere

Ma partiamo dai fatti. Secondo la notizia riportata dal Corriere, le Gallerie degli Uffizi sarebbero state colpite da questo gravissimo attacco hacker, accompagnato da una richiesta di riscatto “recapitata direttamente sul telefono personale del direttore Simone Verde”.

Con l’attacco, gli hacker sarebbero riusciti a impadronirsi di codici di accesso, password, sistemi di allarme, mappe interne, ingressi e percorsi: tutto, in poche parole, pronto a essere rivenduto sul dark web in caso di mancato pagamento del riscatto.

Per questo, secondo la testata, un’intera area di Palazzo Pitti sarebbe stata chiusa dal 3 febbraio – e fino a data da destinarsi – e i gioielli più preziosi del Tesoro dei Granduchi trasferiti d’urgenza nel caveau della Banca d’Italia. Ai dipendenti, secondo il Corriere, sarebbe stato imposto il silenzio.

La smentita delle Gallerie

La direzione del polo museale degli Uffizi, tuttavia, ha smentito oggi questa versione. Il direttore, Simone Verde, ha infatti fatto sapere che: “Non è stato rubato alcun oggetto né violato alcun sistema; le telecamere, già in sostituzione da analogiche a digitali, funzionano regolarmente; i backup dei dati e delle fotografie sono completi; i telefoni dei dipendenti non sono stati compromessi; il tesoro mediceo è chiuso solo per lavori di ristrutturazione e le porte murate rispondono a norme antincendio e di sicurezza degli edifici storici”.

Insomma: nessun furto sarebbe avvenuto, neanche per quanto riguarda password, mappe di sicurezza e sistemi di accesso. Il trasferimento del Tesoro dei Granduchi sarebbe avvenuto perché già programmato da mesi, in vista dell’avvio di lavori all’interno delle Gallerie.

Il nodo del riscatto e i dubbi della politica

Nessun “caso Louvre”, quindi: anche il server fotografico degli Uffizi sarebbe al sicuro, così come i telefoni dei dipendenti. L’attacco hacker del primo febbraio – confermato, comunque – non avrebbe prodotto nessuno dei risultati raccontati dal Corriere.

Questa, almeno, la versione della direzione, che contesta anche la mancata possibilità di replicare prima della pubblicazione della notizia. Il Corriere, pubblicando la replica del museo, ha tuttavia sottolineato come non sia stata offerta alcuna precisazione circa la presunta richiesta di riscatto avanzata dagli hacker.

La politica, però, vuole vederci chiaro. Per questo il Partito Democratico, con la capogruppo in Commissione Cultura Irene Manzi e i due deputati fiorentini Simona Bonafè e Federico Gianassi, ha depositato un’interrogazione parlamentare al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, per fare piena luce su quanto accaduto.

Renzi ironizza sul ministro Giuli

Anche Matteo Renzi ha annunciato un’interrogazione. In un post dal piglio ironico e polemico, il leader di Italia Viva si è chiesto se il ministro Giuli si sia accorto di quanto accaduto, richiamando alle responsabilità anche l’Agenzia nazionale per la cybersicurezza.

 

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