Le tensioni in Medio Oriente pesano sui mercati energetici internazionali e mettono sotto pressione le economie europee. Di fronte all’aumento dei costi e all’incertezza sulle forniture, le istituzioni europee spingono per una trasformazione più rapida del sistema energetico, puntando su fonti alternative e maggiore autonomia strategica.
La crisi in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno provocato un’impennata dei prezzi in tutto il mondo. Secondo Bruxelles, la soluzione è accelerare la transizione energetica e abbandonare i combustibili fossili.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha affermato il 29 aprile 2026 che l’Europa sta perdendo circa 500 milioni di euro al giorno a causa dell’aumento dei costi dei combustibili fossili dovuto alla guerra in Medio Oriente.
La presidente della Commissione UE ha ricordato che negli ultimi anni l’Europa ha già affrontato due crisi energetiche e che da questo dovrebbe emergere una lezione chiara: la forte dipendenza dai combustibili fossili rende l’Unione Europea vulnerabile.
Secondo von der Leyen, la direzione da seguire è chiara. Bisogna ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e aumentare la produzione interna di energia pulita, economica e accessibile. Questo include diverse fonti, dalle energie rinnovabili al nucleare, senza favorirne una sola.
La strategia di Bruxelles punta quindi ad una maggiore autonomia energetica per ridurre i rischi futuri.
Von der Leyen ha affermato che l’Unione Europea vuole che i cessate il fuoco in Iran e Libano continuino a reggere e che è fondamentale risolvere la crisi attraverso la diplomazia.
Allo stesso tempo, ha avvertito che questo conflitto potrebbe avere conseguenze durature che "potrebbero farsi sentire per mesi o addirittura per anni a venire".
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