Ormai, quando viene presentato in qualche studio televisivo, i telespettatori sanno che da un momento all'altro potranno ascoltarne di ogni.
La mina vagante è Piergiorgio Odifreddi. E nella puntata di ieri, venerdì 16 maggio, di "L’aria che tira", su La7, non sono rimasti delusi.
Il matematico e divulgatore caro agli ambienti della sinistra più radicale ha pronunciato una frase su Taiwan che sta suscitando un acceso dibattito politico e mediatico.
Parlando del recente incontro tra Trump e Xi, con il riferimento del leader cinese a Taiwan, l'isola per la quale le due superpotenze rischiano la guerra, Odifreddi ha confrontato questo territorio alla Repubblica Sociale Italiana di Salò mettendo in dubbio il suo “diritto di esistere”.
Più precisamente, Odifreddi l'ha definita una “enclave di fascisti cinesi”.
Come subito pronosticato dal conduttore David Parenzo, queste parole hanno immediatamente trovato ampia diffusione sui social, dove sono state duramente criticate da chi conosce la vera storia dell'isola e sostiene la piena legittimità democratica di esistere di Taiwan.
Durante l'ultima diretta di L’aria che tira, Odifreddi ha fatto mettere a verbale quanto segue:
Con queste parole, quindi, il matematico Odifreddi ha sostenuto che la Taiwan odierna discenderebbe politicamente dalla vecchia Cina nazionalista. Sarebbe il derivato di chi è stato sconfitto dalla rivoluzione che ha portato all'instaurazione della Repubblica popolare cinese.
Fatto sta che anche in studio, il paragone con Salò, cioè con l'ultimo baluardo del regime fascista italiano, è stato subito accusato di essere storicamente improprio: Taiwan ha sempre lottato per la propria indipendenza dal regime di Pechino e vanta una democrazia parlamentare che rispetta i diritti umani.
Ma tant'è: la frase di Odifreddi è diventata subito virale, riportata e citata da giornali e account social.
Quel “Taiwan non ha diritto di esistere perché fascista” ha rafforzato la percezione di una presa di posizione radicale contro la sovranità taiwanese ed apertamente allineata alla narrativa di Pechino.
Proprio per questo, la dichiarazione è stata etichettata da molti commentatori come una forma di revisionismo storico e ideologico, che tende a legittimare la minaccia di conquista militare da parte di Pechino sulla base di un’etichetta ideologica piuttosto che su argomenti politici e giuridici.
L'uscita di Odifreddi su Taiwan è solo l'ultima di una lunga serie di affermazioni che già in passato hanno innescato dure polemiche, soprattutto nel campo storico‑politico e dell’antisemitismo.
Già negli anni scorsi, il matematico è stato accusato di negazionismo e di toni antisionisti per un post su un blog in cui paragonava la politica israeliana a una “logica nazista” e poneva in dubbio la specificità delle camere a gas, sostenendo che si trattava solo di una circostanza non accertata, “un’opinione” tramandata dalla propaganda alleata.
L’articolo, pubblicato su un blog ospitato da Repubblica e poi rimosso, suscitò un vasto vespaio e la richiesta di chiarimenti.
Odifreddi, poi, ha più volte paragonato lo stato ebraico a un regime fascista, sostenendo che le sue politiche somiglierebbero a quelle dell’apartheid sudafricana. Per questo ha anche giustificato Hamas dicendo che quando un Paese è occupato ha diritto alla resistenza armata.
Queste posizioni, da lui ribadite in più occasioni, hanno contribuito a costruire un’immagine di un intellettuale “scomodo” e provocatorio, incline a etichettare interi Stati come illegittimi sulla base di convinzioni ideologiche.
In questo contesto, la frase su Taiwan come “analogo di Salò” risulta coerente con uno schema ricorrente: l’uso di categorie storiche come il fascismo e il nazismo per giustificare la messa in discussione del diritto all'esistenza di uno Stato.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *