L’avventura di Antonio Conte al Napoli è arrivata al capolinea. Il tecnico salentino, dopo l’ultima funambolica conferenza stampa, conferma l’addio e si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa. Perché quando parla Antonio Conte non è mai banale: diretto, intenso e spesso divisivo, l’allenatore leccese ha sempre lasciato il segno ovunque sia andato, e Napoli non fa eccezione.
Conte lascia con uno scudetto, una Supercoppa Italiana, un secondo posto e una qualificazione in Champions League nell’ultima stagione. Attraverso le parole della sua ultima conferenza stampa andiamo a rivivere le due stagioni vissute a Napoli, che hanno sicuramente lasciato il segno: dalla gioia dello scudetto fino alla separazione finale, passando per tensioni, polemiche e crepe mai sanate
Bologna, momento di svolta
Partiamo da questa stagione. Il momento più difficile è stato sicuramente quello successivo alla partita con il Bologna, descritto dallo stesso Antonio Conte: “Il momento più brutto è sicuramente Bologna, perché per una persona che gestisce un gruppo vedere che dopo qualche mese può andare tutto in frantumi non è stato bello”.
E poi aggiunge: “C’erano due strade: o far finta di niente e la nave sarebbe affondata, oppure affrontare il problema così come abbiamo fatto, alzando una Supercoppa e arrivando al secondo posto”. Parole che oggi acquistano ancora più peso alla luce della conferenza post Bologna, quando disse: “Non c’è da accompagnare un morto”.
Una frase diventata il manifesto del suo malessere e del progressivo logorarsi del rapporto con l’ambiente. Ricordiamo come il Napoli arrivò a quella sfida: era l’11ª giornata e la squadra era prima in classifica con 22 punti, a +1 sull’Inter, battuta 3-1 qualche giornata prima. La situazione era positiva, nonostante qualche vistoso sbandamento come il 6-2 subito in Champions League contro il PSV.
Le vittorie precedenti contro Pisa, Fiorentina, Cagliari e Genoa avevano però nascosto sotto il tappeto alcune fragilità difensive e mentali piuttosto evidenti: il Napoli aveva infatti subito gol in ognuna di queste partite. La sconfitta contro il Bologna fece emergere tutti i nodi, non tanto per il risultato (2-0), quanto per la sensazione di una squadra totalmente svuotata e scarica.
Il rapporto col presidente e i veleni buttati
Il rapporto tra Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis può essere letto anche attraverso una chiave letteraria, quasi come un richiamo a Cime tempestose di Emily Brontë: un legame intenso, decisivo e vincente sul piano dei risultati, ma allo stesso tempo segnato da una tensione costante tra due personalità forti e visioni difficilmente conciliabili. In questo senso, la dinamica ricorda quella tra Heathcliff e Catherine, un rapporto fatto di attrazione e conflitto continuo, in cui la forza del legame convive con la distanza caratteriale e la difficoltà di trovare un equilibrio stabile nel tempo.
La stessa conferenza stampa può riassumere perfettamente questo dualismo: prima il presidente, parlando degli infortuni, afferma che “senza l’infortunio avresti rivinto il campionato”. Il tono e la mimica facciale del tecnico hanno lasciato trasparire anche una certa tensione e insofferenza rispetto ad alcune dichiarazioni del presidente, in modo simile a quanto già accaduto in altre occasioni pubbliche. Conte, infatti, aveva dichiarato: “Non sono d’accordo, l’Inter ha meritato lo Scudetto. Bisogna riconoscere la vittoria degli altri, se vogliamo il rispetto lo dobbiamo dare. Gli infortuni ci hanno compattato di più e abbiamo scoperto ragazzi nuovi”.
Non è la prima volta che il tecnico e il presidente mostrano punti di vista diversi. Dopo la vittoria dello Scudetto, De Laurentiis disse: “Se uno non sta bene in un ambiente, deve cambiare aria, come Spalletti”. Sul tema mercato e gestione della rosa, il presidente ha inoltre ammesso indirettamente possibili divergenze: “Ho scommesso sulla sua capacità di vincere ugualmente”.
Il tecnico salentino si è tolto anche qualche “sassolino” nei confronti dell’ambiente mediatico: “Ho visto tanti veleni e chi li sparge è un fallito. Il Napoli non ha bisogno dei falliti, di chi ha bisogno di un like. Ha bisogno di gente seria che ha voglia di voler bene alla squadra, così come il tifoso che paga il biglietto; invece queste persone dovrebbero allontanarsi perché sono nocive. Io ho fallito sotto questo punto di vista e ho capito che non sarei riuscito mai a compattare l’ambiente. Per me era fondamentale, dunque ho alzato le mani. Ci metto la faccia, come ho sempre fatto. C’è da parte mia la soddisfazione, il prestigio e l’onore di aver allenato il Napoli”.
Infine, quasi come in una storia d’amore, arriva anche il ringraziamento finale alla società: “Il presidente non mi ha spinto a fare qualcosa, era una mia decisione. Lui mi ha detto: ‘Se ci ripenserai, questa è casa tua’. Rimarrà una grande amicizia e il Napoli con il presidente è in mani sicure”. E ancora: “Mi auguro che l’anno prossimo il Napoli continui ad avere quell’ambizione. Ringrazio il presidente perché è stata un’esperienza stupenda”.
A cura di Christian Mocerino
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