04 Jun, 2026 - 14:25

Cosa ha concesso davvero l’Ue all’Italia sulla crisi energetica e perché il governo non può usare quei soldi per le accise?

Cosa ha concesso davvero l’Ue all’Italia sulla crisi energetica e perché il governo non può usare quei soldi per le accise?

L’apertura dell’Ue alla richiesta del governo italiano di maggiore flessibilità per le spese legate alla crisi energetica è una “polpetta avvelenata”, come sostiene qualcuno nel centrosinistra, o una promozione delle politiche dell’esecutivo, come sostiene il centrosinistra?

Su un piano puramente politico la risposta potrebbe dipendere da quale prospettiva si guardi la questione, ma su un piano puramente pratico – dal punto di vista di imprese e famiglie – l’impressione è che da parte di Bruxelles non sia arrivato poi tutto questo aiuto, almeno non per gestire la crisi nell’immediato.

La Commissione Europea, infatti, ha concesso all’Italia (e naturalmente a tutti i 27 Stati membri Ue) di poter utilizzare la clausola di salvaguardia nazionale per finanziare interventi nel settore energetico, ma ha anche detto che quei soldi non potranno essere usati per tagliare le accise e per finanziarie interventi per aiutare famiglie e imprese, che poi era la ragione principale alla base della richiesta italiana di fare nuovo debito pubblico. 

Insomma, l’impressione è che almeno su questo aspetto specifico da Bruxelles non sia arrivata nessun aiuto e che il governo dovrà continuare a cercare altrove – tra le pieghe del bilancio – le risorse per finanziare l’eventuale rinnovo del taglio delle accise (che scade il 6 giugno) e gli aiuti a famiglie e aziende.

Cosa ha concesso davvero la Commissione Europea all’Italia sulla crisi energetica?

Per comprendere la questione occorre capire cosa ha concesso davvero la Commissione Ue e cosa, invece, ha vietato. 

La decisione di Bruxelles di accogliere la richiesta di Roma di una deroga al Patto di Stabilità anche per le spese legate alla crisi energetica causata dalla guerra nel Golfo Persico è un’indubbia vittoria dell’Italia, che è riuscita ad aprire una breccia nell’inflessibilità dell’Ue sul rispetto dei vincoli di bilancio degli Stati. 

Come spiegato ieri dal Commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, nel corso delle raccomandazioni per il semestre europeo, gli Stati Ue potranno usare fino allo 0,3% del Pil nel trimestre 2026-2028 per finanziare misure per la transizione Verde e l’indipendenza da fonti fossili. 

Per l’Italia sono circa 14 miliardi di risorse (che andranno ad aumentare il debito pubblico) da poter utilizzare.

Contemporaneamente, tuttavia, sono arrivati anche i primi paletti: il commissario Dombrovskis ha chiarito che la flessibilità concessa non può essere utilizzata per finanziare misure emergenziali che favoriscano l’uso dei carburanti fossili.

Perché i fondi europei non possono finanziare il taglio delle accise e gli aiuti sui carburanti

Quindi cosa può fare e cosa non può fare il governo italiano con la flessibilità concessa dall’Ue?
La Commissione stabilirà solo nelle prossime settimane il dettaglio delle misure ammissibili, ma la tendenza è comunque chiara: più margini di spesa per la transizione energetica, ma no ai finanziamenti del taglio delle accise e degli aiuti legati ai carburanti.

I soldi in più non potranno essere utilizzati, quindi, per finanziare nuovi tagli delle tasse, voucher per l’acquisto di benzina e gasolio per le famiglie svantaggiate o crediti di imposta per le aziende. 

L’obiettivo a lungo termine è quello di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili che l’Italia non produce. Nessuna risposta immediata, invece, per la crisi nel breve termine causata dall’impennata dei prezzi del carburante. 

Per queste misure l’esecutivo dovrà trovare le risorse altrove o dovrà cambiare la politica di sostegno alle famiglie e alle aziende portata avanti dall’inizio della crisi di Hormuz.

Intanto tra due giorni scade l’ultima proroga del taglio delle accise su benzina e gasolio e nelle prossime ore il Consiglio dei Ministri dovrà decidere quale strategia adottare. 

L’opposizione attacca: è una “polpetta avvelenata”

Ad essere convinti del fatto che quanto deciso dall’Europa rappresenti una trappola per l’esecutivo, è l’opposizione che legge che la sottolineatura di Bruxelles sulla necessità di investire nelle rinnovabili come una bocciatura per il governo Meloni, che in quattro anni non ha investito nella green economy.

Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, parla di “polpetta avvelenata”.

“Adesso dall'Ue arriva uno schiaffo pazzesco all'Italia” attacca Conte che accusa Meloni di “vantarsi” di “un vincolo serio europeo a realizzare quella transizione che loro chiamavano ideologica. In più, una polpetta avvelenata, l'Ue ha accompagnato questo vincolo con 6 raccomandazioni che distruggono 4 anni di governo”.

Il leader di Avs, Angelo Bonelli, evidenzia come il governo non abbia ottenuto quanto richiesto da Bruxelles:

virgolette
Gli esponenti del governo italiano si stanno esaltando per avere ottenuto altri 14 miliardi di debito per l'energia. Sì, ma loro avevano chiesto un sostegno per il taglio delle accise e ne escono con l'ennesimo debito sulle spalle di tutti per la truffa della transizione energetica.  

Serafico anche il commento dell’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi:

virgolette
Beata Meloni, felice di essere felice. Ha chiesto all'Ue risorse per diminuire il prezzo della benzina e le hanno risposto purché tu faccia le riforme che non hai fatto prima. 

 

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