"Un uomo non muore da solo. Dovresti morire con i tuoi cari. Così nessuno deve soffrire per nessuno". Lo scriveva su Facebook Shahadat Hossain, 43enne bengalese, poche ore prima del triplice omicidio del quale è accusato. L'uomo, richiedente asilo in attesa di ricevere il permesso di soggiorno dalla Questura di Frosinone, non è stato ancora catturato.
Al suo nome si è arrivati grazie alla testimonianza dell'unico sopravvissuto alla strage, il figlio ventenne di Kamal Uddin Babul, colpito con una mannaia e ucciso insieme alla moglie Jahan Hosne Momotay e alla figlia Islam Arow, di appena 8 anni, nella loro abitazione di via Montiglio, nel quartiere romano di Casalotti.
Nato in Bangladesh nel maggio 1983, Shahadat Hossain, ufficialmente residente a Frosinone, si era stabilito a Roma da alcuni mesi. In precedenza avrebbe vissuto insieme a moglie e figli a Londra.
Chi lo conosce racconta che nel Paese d'origine lui e Kamal Uddin Babul erano vicini di casa. Poi quest'ultimo si era trasferito in Italia, raggiunto un paio d'anni fa dai familiari.
racconta un connazionale a Il Tempo. Al suo nome gli investigatori sono arrivati grazie alla testimonianza dell'unico sopravvissuto alla strage, il figlio ventenne di Kamal, Amir Hossain, a sua volta colpito ma non in pericolo di vita e tuttora ricoverato al Policlinico Gemelli in prognosi riservata.
L'allarme è scattato venerdì sera, quando alcuni residenti hanno chiamato il 112 dicendo di aver sentito delle urla provenire dall'abitazione della famiglia. All'arrivo dei soccorritori, Amir era all'esterno, circondato dai passanti, ancora sotto shock. Dentro la casa, nascosti sotto al letto e tra il muro e il divano, i corpi delle tre vittime, numerose tracce di sangue e impronte.
Shahadat risulta da allora irreperibile. I poliziotti della Mobile hanno ritrovato l'arma del delitto, ma anche la maglia che il 43enne potrebbe aver indossato durante la mattanza. Nella giornata di sabato hanno diffuso una sua foto nella speranza che qualcuno li aiuti a rintracciarlo. Si prova, intanto, a fare luce sul movente.
L'ipotesi più accreditata, come ricostruisce Il Corriere Roma, sarebbe al momento quella di un delitto passionale consumato in due tempi. Sembra che l'uomo fosse "ossessionato" dalla moglie di Kamal: quella sera potrebbe aver deciso di raggiungerla mentre il capofamiglia non era in casa, per tentare un approccio; dopo il suo rifiuto, l'aggressione mortale.
Il 43enne avrebbe poi cercato di ripulire l'appartamento. Quando Kamal e il figlio sono tornati, gli ulteriori colpi, culminati nell'uccisione del 39enne e nel ferimento del giovane, riuscito a fuggire e quindi a evitare il peggio. Una ricostruzione tuttavia ancora tutta da confermare. La Procura ha aperto un fascicolo d'indagine per omicidio plurimo e lesioni personali.
Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori, anche il post pubblicato poche ore prima della strage dall'uomo. Le ricerche proseguono senza sosta e si estendono non solo a Roma, ma anche nel Frusinate, dove il 43enne avrebbe degli amici, e nel resto d'Italia. Al vaglio le telecamere di sorveglianza, ma anche i contatti di Shahadat, per ricostruire la possibile rete di appoggio.
Non si escluderebbe neanche la pista del suicidio. Nella serata di sabato un uomo ritenuto a lui somigliante è stato fermato a bordo di un treno Frecciarossa alla stazione di Bologna dopo un intervento congiunto di forze dell'ordine e militari, che hanno infine escluso che si trattasse del ricercato. La sua casa in via Clovio è stata perquisita.
Sconvolta per quella che il sindaco di Roma, Roberto Gualteri, ha definito "una tragedia di una gravità inaudita, difficile anche solo da immaginare" la comunità locale.
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