05 Jun, 2026 - 11:25

Cosa prevede la proposta di legge del Pd per il "diritto a restare" in Italia dei giovani? A chi va il bonus dei 200 euro

Cosa prevede la proposta di legge del Pd per il "diritto a restare" in Italia dei giovani? A chi va il bonus dei 200 euro

Il 3 giugno, il Partito Democratico ha presentato una proposta di legge che ha chiamato "Diritto a restare" in Italia.

Di cosa si tratta? In pratica, di un pacchetto di misure pensato per contrastare la crescente fuga dei giovani all'estero.

La segretaria Elly Schlein ha illustrato l'iniziativa sottolineando come "partire non deve essere mai una costrizione, semmai una scelta fatta per arricchire i propri percorsi professionali e di vita, non una scelta forzata dalla mancanza di opportunità in Italia".

Secondo i dati Cnel citati da Schlein, tra il 2021 e il 2024 sono partiti 630mila giovani tra i 18 e i 35 anni, una "perdita umana e anche economica" che il suo partito vuole arginare con interventi concreti su lavoro, casa e trasporti.

La proposta di legge del Pd per fermare l'emigrazione giovanile: cosa prevede, chi prende il bonus

Il cuore della proposta del Pd per far sì che i giovani rimangano in Italia e non emigrano all'estero, è rappresentato da un'integrazione salariale di 200 euro lordi mensili per tre anni destinata ai neoassunti under 35 con contratti stabili a tempo indeterminato.

Il beneficio spetta ai lavoratori dipendenti privati con reddito annuo fino a 45.000 euro, le cui aziende applicano contratti collettivi nazionali con minimo orario di 9 euro lordi, quanto prevederebbe la proposta di legge sul salario minimo avanzata dallo stesso Pd.

Fatto sta che la misura costa circa 700 milioni di euro l'anno e le coperture, secondo i dem, dovrebbero arrivare da un contributo di solidarietà straordinario dell'8,5% sulle società con ricavi superiori a 50 milioni di euro, applicabile dal 2027 al 2031.

Nel dettaglio, oltre al bonus salariale, la proposta prevede:

  • Agevolazioni per l'acquisto o il fitto della prima casa
  • Un accesso al credito agevolato, detrazioni per affitti giovani (500 milioni/anno) 
  • Contributi a fondo perduto fino a 50 milioni all'anno per le imprese innovative che si insediano nelle aree interne
  • Credito d'imposta fino a 50 milioni l'anno per le aziende che puntano sullo smart working
  • Trasporti gratuiti per i giovani studenti con Isee basso e un contributo fino a 250 euro per gli abbonamenti 
  • Rifinanziamento di 100 milioni all'anno per i dottorati con borse di studio nelle università del Mezzogiorno
  • La costruzione di un portale chiamato "Scelgo l'Italia" che faccia da guida a chi vuole tornare in patria
  • Altre 200.000 euro per facilitare il rientro degli espatriati facilitando la loro ricerca di lavoro
  •  Piano straordinario per i comuni delle aree interne

L'obiettivo è rendere economicamente conveniente per un giovane lavoratore non emigrare, agendo su due binari: sostegno al reddito e rilancio dell'imprenditoria giovanile, con attenzione alle aree interne colpite dallo spopolamento.

Le critiche che sono state fatte alla proposta di legge del Pd per il lavoro under 35

Ma davvero, in buona sostanza, serve un altro, l'ennesimo, bonus per non far scappare all'estero i giorvani italiani in cerca di un lavoro dignitoso?

La proposta di legge del Pd ha ricevuto diverse critiche.

Pagella Politica ha evidenziato che il beneficio si limita solo a chi viene assunto o confermato dopo l'eventuale approvazione della legge, escludendo chi ha già un lavoro.

Con 700 milioni l'anno, poi, si potrebbero finanziare meno di 270.000 persone, mentre i giovani tra 25 e 34 anni in Italia sono oltre sei milioni.

I giovani in difficoltà, poi, sono spesso precari atipici (stagisti e false partite Iva, ad esempio) che, dunque, non hanno alcun contratto fisso, il che li esclude dal bonus.

L'incentivo, in buona sostanza, finirebbe nelle tasche di lavoratori che già hanno "il posto fisso" e probabilmente non intendono lasciare l'Italia, mentre chi è davvero in difficoltà resterebbe escluso.

Inoltre, il tetto di 45.000 euro annui esclude proprio le figure ad alta specializzazione che il Pd dice di voler trattenere: i dipendenti italiani all'estero guadagnano in media 74.000 euro lordi l'anno, mentre un neolaureato che si trasferisce fuori dall'Italia guadagna circa 600 euro netti al mese in più.

Un bonus di 200 euro al mese per tre anni (massimo 7.800 euro totali) potrebbe non bastare per convincere chi può guadagnare decine di migliaia di euro in più all'estero.

Infine, il fondo da 50 milioni per l'imprenditoria giovanile nelle aree interne sarebbe insufficiente: se raggiunge 5.000 beneficiari, il contributo medio sarebbe di soli 10.000 euro ciascuno, cifra chiaramente inadeguata per aprire un'impresa ad alto contenuto innovativo.

E comunque: chi ha criticato la proposta di legge del Pd ha anche notato altre due cose.

La prima: alla scadenza dei tre anni, il giovane assunto subisce una drastica riduzione del reddito disponibile e la perdita del bonus per il "diritto a restare" si trasformerebbe paradossalmente in un incentivo ad andare.

La seconda: il Pd vorrebbe finanziare la sua proposta di legge costituendo un Fondo anti-emigrazione sostenuto da una tassa sugli extraprofitti su tutti i soggetti Ires con un fatturato superiore a 50 milioni di euro con un'aliquota extra dell'8,5% sulla quota di reddito che supera la media dei quattro anni precedenti incrementata del 10%.

La nuova aliquota Ires colpirebbe indiscriminatamente tutti i settori "colpevoli" di saper innovare e di aumentare la propria redditività. In altre parole: le aziende più produttive che magari già pagano dei buoni salari. E questo, per sussidiare indirettamente quelle meno produttive che, invece, non riscono a garantirli.

La beffa, poi, sarebbe dietro l'angolo: c'è anche il rischio che le imprese che assumono gli under 35, usufruendo già del Bonus giovani dell'Inps, offrano un basso salario d'ingresso sapendo che sarà lo Stato a integrarli con 200 euro in più. 

 

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