Nessuna truffa, nessun pericolo di ritorno al fascismo all'orizzonte, nessun colpo di mano: gli italiani vorrebbero una legge elettorale che desse loro la possibilità di indicare il premier e i parlamentari del loro collegio da cui vorrebbero essere rappresentati.
Lo si deduce dall'esito del sondaggio di Demopolis, l'istituto demoscopico che ha sondato l'animo del Paese sulle regole con le quali si dovranno svolgere le prossime elezioni politiche, quelle che si metteranno in calendario, con tutta probabilità, nel mese di aprile del 2027.
Prima della pausa estiva, il principale obiettivo politico che si pone la maggioranza di centrodestra è quello di varare la nuova legge elettorale.
La coalizione di Giorgia Meloni vuole cambiare il Rosatellum con lo Stabilicum, una norma di impianto proporzionale che darebbe un premio di maggioranza alla coalizione che raggiungesse il 42% dei consensi.
Ma un'altra delle grandi novità che riserverebbe la nuova legge elettorale ora all'esame del parlamento è che sulla scheda elettorale le coalizioni dovrebbero indicare preventivamente il nome del candidato premier attorno al quale si coagulano.
Proprio questo particolare è visto dal centrosinistra come il fumo negli occhi.
Secondo Schlein, Conte e il duo Fratoianni-Bonelli, sarebbe l'escamotage per far passare sostanzialmente una riforma costituzionale che il centrodestra non ha saputo portare in porto: quella del premierato.
Tuttavia, questo tentativo, così restando la Carta fondamentale, rischierebbe anche dei rilievi di costituzionalità.
La Costituzione, infatti, prescrive che il premier sia scelto dal Presidente della Repubblica. Essendo il nostro un sistema parlamentare, è in Parlamento che le coalizioni dovrebbero formarsi. E spetterebbe al Capo dello Stato individuare una personalità in grado di coagulare attorno alla sua figura una maggioranza parlamentare:
recita l'articolo 92.
Ma tant'è: la riforma del premierato, da sempre cavallo di battaglia di Fratelli d'Italia, è rimasta sulla carta insieme a quella della Giustizia (bocciata dal referendum dello scorso marzo) e dell'Autonomia differenziata, incagliatasi presso la Corte Costituzionale.
Per il Campo largo, quindi, una riforma come quella che vuole il centrodestra della legge elettorale andrebbe evitata: è un vestito tagliato su misura che lo aiuterebbe a riconfermarsi a Palazzo Chigi l'anno prossimo.
Questo, anche perché tutto il centrodestra è rimasto compatto attorno alla leadership di Giorgia Meloni, mentre il centrosinistra ancora non sa a chi santo votarsi. Nel senso: non sa chi è il suo leader. Né come sceglierlo.
L'indicazione del nome sulla scheda, quindi, costringerebbe Pd, Movimento Cinque Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Renzi (sempre che sia accettato a far parte del club) e vari altri cespugli di centro ad affrontare un redde rationem prima dell'appuntamento elettorale, con il rischio di frantumare la coalizione che Schlein, "testardamente unitaria", ha tanto faticato finora se non a unire quantomeno ad allineare.
La nuova legge elettorale è all'esame del parlamento e promette di rendere ancora più bollente quest'estate.
Ma se dovessero decidere gli italiani, quali regole vorrebbero per delineare il nuovo governo?
Alla domanda di Demopolis "condivide l'obbligo per le coalizioni di indicare il nome del candidato premier prima del voto, al deposito delle liste?" ha risposto sì il 53% degli intervistati mentre si è detto contrario solo il 38%.
Ma non solo: gli italiani vorrebbero mettere una croce anche sul nome e cognome di chi farsi rappresentare in parlamento.
Per questo, vorrebbero che si reintroducessero anche le preferenze, cosa di cui si sta discutendo, ma che per ora è rimasta fuori dalla nuova legge elettorale.
"Come valuta l'assenza delle preferenze con la previsione di liste bloccate di candidati scelti dai partiti nelle circoscrizioni?"
A questa domanda di Demopolis, ha risposto "sbagliata" il 68% degli intervistati, "giusta" il 19% e "non sa" il 13%.
Da Fratelli d'Italia al Movimento Cinque Stelle passando per Futuro Nazionale, tutti gli schieramenti, almeno a parole, vorrebbero reintrodurre le preferenze.
Ma questa ormai è diventata una storia vecchia perché al momento della verità, i partiti si dimostrano puntualmente gelosissimi del potere che si sono attribuiti di decidere nelle loro segreterie chi candidare e chi far eleggere con i vari listini bloccati.
E tuttavia: le percentuali dei loro elettorati che giudicano negativamente questa scelta sono altissime: 82% tra chi vota Pd; 81% tra chi vota Avs; 65% tra chi vota Movimento Cinque Stelle; 63% tra chi è di Forza Italia; 62% tra chi preferisce la Lega; 60% tra la base di Fratelli d'Italia e 48% tra chi dice di essere pronto a votare Futuro Nazionale del Generale Vannacci.
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