10 Jun, 2026 - 11:55

Oltre 730mila posti messi a bando: da cosa arriva la spinta per lavorare nella Pubblica Amministrazione?

Oltre 730mila posti messi a bando: da cosa arriva la spinta per lavorare nella Pubblica Amministrazione?

Dieci anni fa, Checco Zalone, con "Quo vado?" ci aveva visto giusto. Il posto fisso è sempre e comunque un sogno per buona parte degli italiani.

Lo stipendio assicurato a fine mese, al riparo dai continui scossoni dei mercati, non regalerà adrenalina, ma la possibilità di programmare la vita. Cosa che, ormai, viene sempre più vissuta come un vero e proprio privilegio.

E quindi: non può meravigliare più di tanto che, dai dati strutturali del Dipartimento della Funzione Pubblica, emerga un cambiamento significativo nel mercato del lavoro pubblico italiano.

Dal luglio 2022, da quando è stato messo online il portale inPA, sono state bandite oltre 730 mila posizioni e pubblicate più di 63 mila procedure tra concorsi, avvisi di selezione e mobilità.

La missione di rendere la Pubblica amministrazione a portata di tutti con i nuovi strumenti telematici sembra sulla buona strada per essere vinta.

Il che sarebbe fondamentale in quanto, nel nostro Paese, l’età media dei dipendenti pubblici resta elevata: circa 49 anni.

I dati che fanno ben sperare sono questi: oltre la metà degli iscritti a inPA, il 55%, ha meno di 40 anni e il 30% è addirittura under 35.

Come dire: la Pubblica amministrazione torna a essere attrattiva anche per i giovani altamente qualificati.

Le sfide della nuova Pubblica amministrazione

Sta di fatto che la principale sfida che attende la politica per avere uno Stato con una burocrazia finalmente efficiente è gestire il ricambio intergenerazionale non come semplice sostituzione anagrafica, ma come un rinnovo di competenze, modelli organizzativi e leadership.

La ricerca "La Pubblica Amministrazione infrastruttura strategica del Paese" di FPA, presentata al Forum PA 2026, ha evidenziato aspettative chiare da parte dei dipendenti: il 60% chiede programmi di mentoring per permettere ai senior di trasferire conoscenze pratiche e istituzionali, mentre il 45% indica il reverse mentoring per portare nelle posizioni apicali le competenze digitali e le nuove sensibilità dei giovani. Quasi la metà (il 47%) reclama percorsi formativi differenziati per età, e il 50% chiede modalità di lavoro più flessibili.

Un tema da affrontare urgentemente, poi, è l’adozione dell’Intelligenza artificiale: il 66% dei dipendenti pubblici dichiara di usare strumenti di IA generativa, soprattutto per compiti di base.

Tuttavia, il rischio-giungla è dietro l'angolo: in sei casi su dieci, l’uso resta a iniziativa individuale, privo di regole, formazione strutturata, linee guida e strumenti sicuri.

Si tratta di un gap che espone la Pubblica Amministrazione a rischi sia operativi che reputazionali.

Certo, però: offre anche un’opportunità. Per questo, definire politiche chiare sull’uso dell’IA, investire in sicurezza e formazione e promuovere sperimentazioni guidate può aumentare efficienza e qualità dei servizi.

Occorre, in ogni caso, rafforzare la capacità amministrativa nel suo complesso: dalla gestione delle grandi transizioni alla governance dell’innovazione.

Come sottolineato da Gianni Dominici di FPA, la Pubblica Amministrazione deve compiere un salto di qualità in termini di leadership, competenze e organizzazione: deve diventare capace di “anticipare” il futuro accorgendosi delle sue debolezze e immaginando scenari alternativi.

Politiche del personale, formazione continua e nuovi modelli di governance sono quindi leve indispensabili.

Il posto fisso torna a fare gola

Come accennato, parallelamente al capitale umano, cambia anche la percezione sociale della Pubblica amministrazione.

Dopo anni in cui il lavoro pubblico era talvolta considerato il piano B anche di molti professionisti, il 53% degli italiani lo vede oggi come un punto di riferimento stabile.

Tanto più che, per il 42%, il ruolo principale dello Stato è intervenire attivamente per sostenere l’economia: la Pubblica Amministrazione è percepita come elemento essenziale per la tenuta economica e sociale del Paese. Soprattutto ora, in un contesto segnato da crisi energetica, inflazione e trasformazioni tecnologiche.

L’aumento di concorsi e la maggiore attrattività per i giovani indicano, inoltre, che il “posto fisso” non significa soltanto sicurezza economica, ma anche occasione di carriera e responsabilità pubblica.

Se la Pubblica Amministrazione saprà mettere a sistema programmi di mentoring, formazione mirata, regole chiare sull’IA e modalità di lavoro flessibili, potrà caratterizzare il ricambio generazionale con l'immissione dei nostri nuovi talenti.

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