Dieci anni fa, Checco Zalone, con "Quo vado?" ci aveva visto giusto. Il posto fisso è sempre e comunque un sogno per buona parte degli italiani.

Lo stipendio assicurato a fine mese, al riparo dai continui scossoni dei mercati, non regalerà adrenalina, ma la possibilità di programmare la vita. Cosa che, ormai, viene sempre più vissuta come un vero e proprio privilegio.
E quindi: non può meravigliare più di tanto che, dai dati strutturali del Dipartimento della Funzione Pubblica, emerga un cambiamento significativo nel mercato del lavoro pubblico italiano.
Dal luglio 2022, da quando è stato messo online il portale inPA, sono state bandite oltre 730 mila posizioni e pubblicate più di 63 mila procedure tra concorsi, avvisi di selezione e mobilità.
La missione di rendere la Pubblica amministrazione a portata di tutti con i nuovi strumenti telematici sembra sulla buona strada per essere vinta.
Il che sarebbe fondamentale in quanto, nel nostro Paese, l’età media dei dipendenti pubblici resta elevata: circa 49 anni.
I dati che fanno ben sperare sono questi: oltre la metà degli iscritti a inPA, il 55%, ha meno di 40 anni e il 30% è addirittura under 35.
Come dire: la Pubblica amministrazione torna a essere attrattiva anche per i giovani altamente qualificati.
Sta di fatto che la principale sfida che attende la politica per avere uno Stato con una burocrazia finalmente efficiente è gestire il ricambio intergenerazionale non come semplice sostituzione anagrafica, ma come un rinnovo di competenze, modelli organizzativi e leadership.
La ricerca "La Pubblica Amministrazione infrastruttura strategica del Paese" di FPA, presentata al Forum PA 2026, ha evidenziato aspettative chiare da parte dei dipendenti: il 60% chiede programmi di mentoring per permettere ai senior di trasferire conoscenze pratiche e istituzionali, mentre il 45% indica il reverse mentoring per portare nelle posizioni apicali le competenze digitali e le nuove sensibilità dei giovani. Quasi la metà (il 47%) reclama percorsi formativi differenziati per età, e il 50% chiede modalità di lavoro più flessibili.
Un tema da affrontare urgentemente, poi, è l’adozione dell’Intelligenza artificiale: il 66% dei dipendenti pubblici dichiara di usare strumenti di IA generativa, soprattutto per compiti di base.
Tuttavia, il rischio-giungla è dietro l'angolo: in sei casi su dieci, l’uso resta a iniziativa individuale, privo di regole, formazione strutturata, linee guida e strumenti sicuri.
Si tratta di un gap che espone la Pubblica Amministrazione a rischi sia operativi che reputazionali.
Certo, però: offre anche un’opportunità. Per questo, definire politiche chiare sull’uso dell’IA, investire in sicurezza e formazione e promuovere sperimentazioni guidate può aumentare efficienza e qualità dei servizi.
Occorre, in ogni caso, rafforzare la capacità amministrativa nel suo complesso: dalla gestione delle grandi transizioni alla governance dell’innovazione.
Come sottolineato da Gianni Dominici di FPA, la Pubblica Amministrazione deve compiere un salto di qualità in termini di leadership, competenze e organizzazione: deve diventare capace di “anticipare” il futuro accorgendosi delle sue debolezze e immaginando scenari alternativi.
Politiche del personale, formazione continua e nuovi modelli di governance sono quindi leve indispensabili.
Come accennato, parallelamente al capitale umano, cambia anche la percezione sociale della Pubblica amministrazione.
Dopo anni in cui il lavoro pubblico era talvolta considerato il piano B anche di molti professionisti, il 53% degli italiani lo vede oggi come un punto di riferimento stabile.
Tanto più che, per il 42%, il ruolo principale dello Stato è intervenire attivamente per sostenere l’economia: la Pubblica Amministrazione è percepita come elemento essenziale per la tenuta economica e sociale del Paese. Soprattutto ora, in un contesto segnato da crisi energetica, inflazione e trasformazioni tecnologiche.
L’aumento di concorsi e la maggiore attrattività per i giovani indicano, inoltre, che il “posto fisso” non significa soltanto sicurezza economica, ma anche occasione di carriera e responsabilità pubblica.
Se la Pubblica Amministrazione saprà mettere a sistema programmi di mentoring, formazione mirata, regole chiare sull’IA e modalità di lavoro flessibili, potrà caratterizzare il ricambio generazionale con l'immissione dei nostri nuovi talenti.
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