11 Jun, 2026 - 13:40

Viareggio, travolse e uccise il ladro della sua borsa: cosa hanno deciso i giudici su Cinzia Dal Pino

Viareggio, travolse e uccise il ladro della sua borsa: cosa hanno deciso i giudici su Cinzia Dal Pino

Nella notte tra il 7 e l'8 settembre 2024 inseguì con la propria auto l'uomo che le aveva rubato la borsetta - il 47enne di nazionalità algerina Noureddine Mezgoui - e lo travolse, uccidendolo, in via Coppino, a Viareggio. Ora per l'imprenditrice balneare Cinzia Dal Pino, 67 anni, è arrivata la sentenza: la Corte d'Assise di Lucca l'ha riconosciuta colpevole di omicidio volontario, escludendo l'aggravante della crudeltà e condannandola a 18 anni di reclusione. I giudici hanno disposto che la pena venga scontata in regime di detenzione domiciliare, misura già applicata dal momento dell'arresto. 

Cinzia Dal Pino, il furto della borsetta e l'inseguimento

Tutto è iniziato la sera dell'8 settembre 2024 nella zona della Darsena di Viareggio. Dal Pino si trovava nei pressi della propria auto, quando, al momento di salire a bordo, fu avvicinata da Mezgoui - irregolare sul territorio italiano e con precedenti per reati contro il patrimonio -, che le sottrasse la borsetta, dandosi poi alla fuga a piedi.

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini e del processo, la reazione della donna fu immediata: una volta alla guida del Suv, l'imprenditrice iniziò a inseguire l'uomo lungo le strade della città. Una dinamica ricostruita anche grazie ai filmati delle videocamere di sorveglianza della zona, finiti agli atti. 

L'investimento mortale col Suv ripreso in un video 

L'epilogo avvenne in via Coppino, dove l'auto guidata da Dal Pino raggiunse il 47enne. La donna investì più volte la vittima; scese poi dal veicolo, recuperò la borsetta e si allontanò. Mezgoui fu soccorso da alcuni passanti e trasportato in condizioni disperate all'ospedale Versilia, dove morì a causa delle gravi lesioni riportate, tra cui una lacerazione dell'aorta addominale e numerose fratture. 

Si pensò inizialmente a un malore o a un incidente; poi all'ipotesi che l'uomo fosse rimasto ferito durante un tentativo di furto al negozio davanti al quale era stato ritrovato in fin di vita, specializzato in strumenti elettronici per la nautica. Infine la svolta investigativa, con l'identificazione della vettura e, attraverso la targa, della conducente. 

Il processo e la sentenza di condanna a 18 anni: il punto

Dal Pino era accusata di omicidio volontario. La Procura aveva chiesto la condanna all'ergastolo. La difesa, rappresentata dall'avvocato Enrico Marzaduri, aveva chiesto invece la riqualificazione del reato in eccesso colposo di legittima difesa o, in subordine, in omicidio preterintenzionale.

La Corte d'Assise di Lucca ha infine confermato l'impianto accusatorio, riconoscendo la piena responsabilità dell'imprenditrice - che una perizia psichiatrica ha giudicato capace di intendere e di volere al momento dei fatti - per omicidio volontario.

Le sono state concesse le attenuanti generiche; esclusa, inoltre, l'aggravante della crudeltà. La pena inflitta è di 18 anni di reclusione, che la donna dovrà scontare - come sta già facendo - in regime di detenzione domiciliare.

All'uscita dal Tribunale, il difensore ha dichiarato, come riportato da Il Tirreno:

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Dobbiamo per prima cosa aspettare il deposito dei motivi, dopodiché proporremo sicuramente un Appello le cui linee sono state anticipate nella memoria che abbiamo depositato, in cui si ipotizzavano delle soluzioni giuridicamente diverse, non certo quella dell'omicidio volontario.

Quanto alla reazione di Dal Pino, il legale ha aggiunto: "È stata quella di chi, ragionevolmente, ipotizzava un esito diverso, meno pesante e più congruo rispetto a ciò che è accaduto e ciò che è dimostrato dai fatti che sono entrati nel processo". 

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