Il legale della famiglia Pozzi e il padre Paolo in tv: "Due minuti di vuoto nei filmati agli atti. Gianmarco non è caduto, è stato ucciso e poi gettato nel vuoto. Il 3 luglio ci opporremo all'archiviazione: troppi dubbi, chi si vuole coprire?"
Una clamorosa svolta sul caso di Gianmarco Pozzi è emersa ieri sera, in esclusiva, durante la trasmissione Incidente Probatorio su Canale 122. L'avvocato Fabrizio Gallo, legale della famiglia, alla presenza del padre della vittima Paolo Pozzi, ha rivelato un'incongruenza temporale decisiva nei filmati agli atti: un vuoto assoluto di quasi due minuti che rischia di demolire definitivamente la ricostruzione ufficiale del decesso.
"La cosa eclatante, la diamo qui in esclusiva, è che ci sono stati quasi un minuto e mezzo o due di registrazione, nell'attimo in cui, subito dopo la morte, ci dovrebbe essere stato il tonfo e la gridata della vicina [...]. Non c'è nulla. Tutta questa cosa non c'è. E quindi o la morte viene spostata prima, o non è vero quello che è accaduto. Quindi è tutto completamente da rifare." — Avv. Fabrizio Gallo.
Il 9 agosto 2020, il corpo del 28enne, campione europeo di kickboxing che lavorava sull'isola come addetto alla sicurezza, veniva ritrovato in un'intercapedine a Ponza. Liquidato inizialmente come una caduta accidentale dovuta a uno stato confusionale, il caso presenta in realtà tutti i tratti di un brutale pestaggio punitivo. La consulenza del professor Vittorio Fineschi sulle oltre 150 foto del cadavere evidenzia lesioni spaventose. Durissimo l'attacco del legale sulla decisione della Procura di non effettuare l'autopsia né un esame diagnostico immediato:
"Quando viene ritrovato il corpo di Gianmarco sul fianco [...] aveva tutte le ossa rotte [...]. Come ha fatto il consulente del Pubblico Ministero, un medico legale, dato che il corpo si trovava in un ospedale, a non fare, per esempio, una TAC, una total body? [...] Il professor Fineschi ha rilevato che c'erano delle ferite importantissime in tutto il corpo che non potevano essere causa di quella caduta da un muretto di 1,80 metri. [...] Gianmarco era alto 1,82 m ed era campione europeo di kickboxing. [...] Anche se fosse caduto, non si faceva niente. Lui non è caduto, lo hanno buttato quando ormai, purtroppo, era morto e ha lottato contro la morte."
Le dichiarazioni in studio aprono scenari inquietanti sui reali motivi che avrebbero spinto a una frettolosa chiusura delle indagini. Dietro i buchi neri di un'inchiesta che l'avvocato definisce "svilita di tutte le prove e di tutti gli elementi", resta il pesante sospetto che sull'isola si sia voluto stendere un velo di omertà per proteggere qualcuno. L'atleta potrebbe aver pagato con la vita uno sgarro o la scoperta di dinamiche criminali locali che dovevano rimanere segrete.
La risposta della famiglia e del team legale arriverà davanti al GIP il prossimo 3 luglio, un'udienza cruciale in cui verrà presentata formale opposizione alla richiesta di archiviazione, pretendendo risposte chiare su quelle che appaiono come macroscopiche omissioni investigative.
"Io ritengo che un omicidio non si possa archiviare. Anche nel caso di archiviazione si può sempre riaprire, ma questo omicidio non si può archiviare perché noi chiederemo quel giorno al giudice tutta una serie di domande e chiederemo di far compiere al Pubblico Ministero le ulteriori indagini che indicheremo il 3 luglio al fine di poter veramente trovare la luce di questo processo."
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