29 Jun, 2026 - 10:45

'Ndrangheta, arrestato in Spagna il boss Domenico Paviglianiti: ecco come è finita la sua latitanza

'Ndrangheta, arrestato in Spagna il boss Domenico Paviglianiti: ecco come è finita la sua latitanza

Per quattro anni è riuscito a sottrarsi alla cattura, vivendo nell'ombra anche grazie a una fitta rete di appoggi. Una latitanza conclusasi nei giorni scorsi con l'arresto all'uscita di un ristorante di Soria, nell'entroterra della Spagna.

Domenico Paviglianiti, conosciuto anche come "don Mico", considerato al vertice dell'omonima cosca della 'ndrangheta, sarà ora estradato in Italia. Nei suoi confronti pende un ordine di esecuzione per cumulo pene superiore ai 19 anni di reclusione.

L'arresto in Spagna dopo quattro anni di latitanza

Paviglianiti è stato arrestato al termine di un'indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e condotta dal G.I.C.O. della Guardia di Finanza in collaborazione con l'UDYCO (Unidad de Droga y Crimen Organizado), la divisione della polizia spagnola specializzata nel contrasto al narcotraffico e alle organizzazioni criminali internazionali.

A supporto, anche l'unità I-Can di Interpol (Interpol Cooperation Against 'Ndrangheta), istituita per rafforzare la cooperazione internazionale nella lotta alle cosche calabresi. Fondamentale, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il monitoraggio di alcuni soggetti a lui vicini e dei loro frequenti spostamenti tra Italia e Spagna. 

Il boss è stato localizzato a Soria, città dell'entroterra situata a circa 200 chilometri da Madrid, e bloccato venerdì 26 giugno all'uscita di un ristorante, senza particolari criticità. Era irreperibile dal 2022, quando nei suoi confronti era stato emesso un ordine di esecuzione per cumulo pene dalla Procura della Repubblica di Bologna. Oltre 19 gli anni che dovrà scontare in carcere. 

Chi è Domenico Paviglianiti, detto "don Mico"

Classe 1952, Paviglianiti è considerato al vertice dell'omonima cosca operante nella fascia ionica di Reggio Calabria, con ramificazioni nel Nord Italia e all'estero. La sua figura emerge già durante la cosiddetta seconda guerra di 'ndrangheta, che tra il 1985 e il 1991 ridisegnò gli equilibri della criminalità organizzata nella provincia reggina. 

In quel contesto, Paviglianiti avrebbe sostenuto la cosca De Stefano nella sanguinosa faida con il gruppo Condello, che provocò una lunga scia di omicidi. Nel corso della sua carriera criminale è stato destinatario di numerosi provvedimenti restrittivi e condanne per reati di particolare gravità. Una all'ergastolo, poi rideterminata in 30 anni, cui si se ne sono aggiunte altre.

Le precedenti latitanze e i rapporti con la Spagna 

Quella conclusasi nei giorni scorsi non è stata la sua prima latitanza. Già due volte Paviglianiti era stato individuato e arrestato in Spagna dopo essersi sottratto alle ricerche delle autorità italiane, la prima nel 1996, in un'operazione che portò all'arresto complessivo di 16 persone. La seconda nel 2021, dopo che - nell'ottobre 2019 - era stato messo in libertà per un erroneo calcolo della pena ed era fuggito. 

Era riuscito nei mesi successivi a rendersi di nuovo irreperibile. Così la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno emessa nei suoi confronti nel 2022 era rimasta ineseguita. Come il nuovo mandato di arresto europeo dello stesso anno. Fino alla cattura dello scorso 26 giugno, resa nota solo ieri. Nei prossimi giorni il boss sarà estradato in Italia. 

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