Alcuni sono rimasti delusi, ma molti altri hanno esultato alla notizia, ormai stanchi dei mille sequel e reboot con storie senza un'identità forte.
Non ci sarà un "Ratatouille 2", il regista del famoso film Pixar del 2007 con il topo chef che ha intrattenuto e commosso migliaia di spettatori in tutto il mondo, Brad Bird, continua a essere convinto che non deve esserci un secondo capitolo del film.
È il primo a difendere l'idea che alcune storie debbano rimanere chiuse, senza continuazioni.
Un'affermazione che, in un momento in cui tutto ciò che funziona viene sfruttato sino al midollo, reso franchise alla prima possibilità, sicuramente gli fa onore, specie agli occhi dei fan della Disney più "puristi", affezionati alle opere originali.
Remy, d'altronde, il suo viaggio lo ha già vissuto e non serve doverlo trascinare oltre.
Hopes for "Ratatouille 2" are being shot down by director Brad Bird despite Pixar's apparent interest over the years in a potential sequel.
— Variety (@Variety) June 26, 2026
“No, I don’t [have interest in a sequel]. They’ve made little feints towards that to see how I would react. They’ll crack a joke, but the… pic.twitter.com/nyAmmjwou1
"Ratatouille" è uscito nel 2007, ha incassato oltre 620 milioni di dollari nel mondo e ha portato a casa l’Oscar come miglior film d’animazione. In tanti lo avranno sicuramente nella lista dei film Pixar preferiti e Brad Bird, che lo ha diretto e scritto, racconta che in circa vent'anni non hanno fatto altro che fargli domande a proposito di un sequel.
La sua risposta è sempre stata la stessa. E proprio i dirigenti Pixar pare abbiano cercato di spingerlo nella direzione di un seguito, ma lui si è sempre rifiutato, come ha raccontato in un'intervista a "Collider":
Un ratto che sogna di diventare chef nella Parigi dell'alta cucina è già una grande trovata che portava con sé il bel messaggio di rompere con i pregiudizi. Il finale, con il ristorante che nasce sulle ceneri di Gusteau e Remy che non deve più nascondersi, è per il regista il punto d'arrivo perfetto ed è inutile allungare il brodo, oltreché difficile trovare una via narrativa che sia altrettanto forte.
Ha molto più senso non continuare.
E fa lo stesso identico paragone con un altro suo grande film, ovvero "Il gigante di ferro": anche lì spesso gli chiedono di un sequel, nonostante all'uscita non avesse certo avuto lo stesso successo di "Ratatouille".
Il regista ha spiegato che non ha senso immaginare nuove avventure per il Gigante, poiché la storia ha avuto il suo arco, un sacrificio e uno sviluppo: non c'è nulla più da raccontare.
La posizione di Bird, al di là del caso specifico, suggerisce una distinzione utile: ci sono film che nascono come primi capitoli di un mondo ("Gli Incredibili", "Toy Story", persino "Inside Out" nel suo modo di esplorare la mente), e altri che sono pensati come racconti completi, con un “prima” e un “dopo” su cui, però, non c'è niente di interessante da dire.
C'è da considerare che Bird non è un regista che è in assoluto contrario ai sequel, anzi. È lui ad aver firmato "Gli Incredibili 2" e a non aver escluso un ritorno per la famiglia di supereroi Disney perché, sin dall'inizio, quel mondo gli sembrava adatto a raccontare nuove avventure: la stessa natura del film, il fatto di avere dei protagonisti con superpoteri, tra l'altro in maggioranza bambini all'interno della famiglia, sicuramente ci lascia immaginare più episodi per futuri film.
Minacce sempre nuove, dinamiche familiari, nuovi cattivi: ci si può inventare di tutto, far crescere e far sviluppare i personaggi principali.
Invece "Ratatouille", lo si vede da come è stato costruito, è una storia di formazione che avrebbe avuto un inizio e un chiaro punto d'arrivo. Il nodo narrativo di Remy che nasconde la sua identità da ratto sotto al cappello da cuoco di un umano è troppo chiaro e distintivo, perfetto per un'avventura soltanto. Quale altro dilemma potrebbe funzionare allo stesso modo?
Lo studio Pixar, vediamo l'esempio di "Toy Story 5", sicuramente sta puntando ai sequel dei grandi franchise, ma il regista non si è risparmiato dal commentare questa scelta:
Ma evidentemente per lui non funziona così.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *