A ripensarci adesso. Il 20 maggio scorso, Giuseppe Conte fu invitato dall'editorialista del Corriere della Sera Antonio Polito alla presentazione del suo libro "La Costituzione non è di sinistra".
Era la prima uscita pubblica del leader del Movimento Cinque Stelle dopo l'operazione per il cancro che, come ha avuto poi modo di raccontare, gli era stato diagnosticato.
Ma in un'ora e mezza di battaglia dialettica consumatasi sul palco del teatro de' Servi, a pochi passi da Palazzo Chigi, né l'autore del libro, né Paolo Mieli, né Monica Guerzoni riuscirono a convincerlo che la Costituzione, in effetti, non può essere detta di sinistra (così come non può essere detta di destra) perché fu un compromesso "scritto in latino e in russo", con un mix di cultura democratico-cristiana, liberale e social-comunista ora nobilissimo (ed efficacissimo), ora al ribasso (e che quindi andrebbe rivisto).
Lo si è capito definitivamente ieri. Quando lo stesso Giuseppe Conte, in quello stesso teatro, in occasione di un incontro promosso dal parlamentare Pd Gianni Cuperlo sulla riforma della legge elettorale, ha proposto di cambiare nome al Campo largo proponendo di battezzarlo "Alleanza per la Costituzione e la democrazia".
E insomma: le parole sono importanti, diceva quello. E per questo il centrosinistra non può definirsi più semplicemente centrosinistra.
Il motivo è presto detto: uno dei suoi soci di maggioranza, il Movimento Cinque Stelle, non vuole essere accostato alla parola "sinistra". Anche se preceduta da "centro".
Ai tempi di D'Alema, bastò un trattino per risolvere una questione simile. Ma ora, nel tentativo di trattenere a sé gli elettori che avevano conquistato ai tempi di Grillo al grido "non siamo né di destra né di sinistra", i Cinque Stelle al massimo accettano di definirsi "progressisti".
Al che i loro compagni di viaggio hanno sostanzialmente fatto spallucce: hanno accettato quest'etichetta. Tant'è che Goffredo Bettini, il deus ex machina della coalizione, quando ha dovuto darle un nome, al posto di centrosinistra si è inventato "Campo largo".
Ora, però: anche "Campo largo" sembra non piacere più a Conte.
Del resto, dal punto di vista politico ed elettorale, richiama troppo la necessità di allargare il perimetro della coalizione alle forze riformiste, moderate e di centro che, vuoi o non vuoi, fanno riferimento anche a Matteo Renzi, un vero e proprio appestato per il mondo pentastellato.
E quindi, per "l'Avvocato del Popolo", è cosa buona e giusta cambiare nome.
ha dichiarato al microfono l'ex premier davanti a Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e 160 costituzionalisti che Cuperlo ha radunato al de' Servi per dire perché è cosa buona e giusta opporsi con ogni mezzo alla riforma della legge elettorale.
Come dire: Polito, che non a caso ha scelto come sottotitolo del suo libro "Contro l'uso politico della Carta", se ne farà una ragione. Qui o si fa "Alleanza per la Costituzione e la democrazia" o si muore. Fascisti, naturalmente.
Ma come è stata giudicata l'idea di Giuseppe Conte (descritto in giacca, cravatta e pochette nonostante i 37 gradi romani) di cambiare nome al Campo largo?
C'è da dire che l'Avvocato del Popolo, con la sua arringa al de' Servi, ha saputo toccare le corde del cuore dei suoi parigrado.
Elly Schlein, ad esempio, ne è rimasta così affascinata da dire:
Oppure
Alla fine, in ogni caso, il nome della coalizione dei nuovi "partigiani" potrebbe accorciarsi in "Alleanza per la Costituzione". Ma solo per fare un favore ai titolisti dei giornali. Perché Bonelli ci ha messo il carico da novanta:
E pazienza se dieci anni fa Matteo Renzi, nella sua versione riformista, tentò di cambiarla la Costituzione. Ora, dovrà accettare anche il nuovo nome del Campo largo se vorrà far parte del club. Il club dell'Alleanza per la Costituzione. Guai a chi la tocca. E guai a chi li tocca, dentro e fuori il de' Servi.
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