07 Jul, 2026 - 12:27

Rottamazioni a ripetizione: perché non bastano a ricostruire il rapporto tra fisco e cittadini

Rottamazioni a ripetizione: perché non bastano a ricostruire il rapporto tra fisco e cittadini

Dal 2016 in poi, tra il Renzi rottamatore, un Gentiloni e un Conte sostanzialmente non pervenuti sul fronte della fantasia fiscale, e perfino il “whatever it takes” di Draghi, la rottamazione delle cartelle è diventata una presenza fissa della politica italiana. Fino ad arrivare al governo Meloni, che tra riammissioni, finestre riaperte e leggi di bilancio l’ha trasformata in un appuntamento quasi periodico. Il risultato è che uno strumento nato come eccezionale si è trasformato in un rito periodico: più utile ad alimentare aspettative e consenso che a risolvere davvero il rapporto tra fisco e contribuenti.

La rottamazione non è quasi più terreno di scontro politico: la chiedono le categorie, la promettono i partiti, la rivendicano governi diversi. Ogni volta viene presentata come un gesto di buonsenso, come una mano tesa a famiglie, professionisti e imprese in difficoltà. E ogni volta si ripete lo stesso copione: nessuno la definisce un premio per chi non ha pagato, perché la linea ufficiale è sempre la stessa — il tributo resta dovuto, si abbattono solo sanzioni e interessi. Ma proprio questa ripetizione ha finito per assuefare i contribuenti all’idea che il rapporto con il fisco possa essere periodicamente rinegoziato.

Perché le rottamazioni delle cartelle sembrano più uno slogan che una politica economica

Eppure, guardando ai numeri, le rottamazioni delle cartelle somigliano sempre più a uno slogan politico che a una vera politica economica. Se davvero l’obiettivo era aiutare i contribuenti in difficoltà, recuperare gettito e ricostruire un rapporto più sano con il fisco, i risultati raccontano altro: secondo i dati ufficiali del Ministero, le adesioni si fermano al 14,7 per cento. Una percentuale troppo bassa per non porsi una domanda: se lo strumento funziona così poco, ha davvero senso continuare a riproporlo come soluzione?

Il paradosso è che, mentre si annunciano rottamazioni come strumenti di sollievo, il sistema della riscossione fiscale diventa sempre più rapido e invasivo. A ogni definizione agevolata che non produce i risultati sperati seguono pignoramenti, fermi, procedure automatizzate e strumenti digitali sempre più penetranti. Il risultato è una politica fiscale che oscilla tra la promessa dello sconto e la minaccia dell’esecuzione, senza affrontare davvero il nodo di fondo.

Crediti inesigibili, contribuenti onesti e il costo delle sanatorie ripetute

Il vero coraggio politico, oggi, non è continuare a promettere l’ennesima rottamazione, ma dire con onestà ai cittadini che un sistema fiscale non può reggersi su crediti che non verranno mai riscossi. Se governi nazionali e regionali trovano la forza di alzare aliquote, introdurre nuovi tributi o persino evocare una patrimoniale, dovrebbero affrontare anche il nodo dei debiti ormai inesigibili. Anche perché è inutile aumentare la pressione su chi già paga e mettere ancora più in difficoltà chi non riesce a farlo: così non si risolve il problema, lo si aggrava.

Il punto è che le rottamazioni non aiutano davvero né chi non riesce a pagare né chi paga sempre. E il cittadino onesto deve sapere che il costo di crediti inesigibili e sanatorie ripetute finisce spesso per scaricarsi proprio su chi continua, con fatica, a rispettare le regole.

Condono tombale e lotta alla grande evasione: una strada possibile?

Un condono tombale, chiaro e irripetibile, potrebbe essere un atto di verità? Non come premio all’evasione, ma come scelta di verità per ripulire i bilanci pubblici e distinguere chi non paga per scelta da chi non è riuscito a farlo per difficoltà reali. Continuare a comprimere chi è già in difficoltà ha anche un costo umano e sociale: può distruggere un’impresa o una famiglia, impedendo di guardare al futuro.

Ma proprio per questo dovrebbe accompagnarsi a un cambio di rotta: più lotta alla grande evasione, più trasparenza, più dialogo con i contribuenti e meno rottamazioni usate come surrogato di una politica fiscale che non decide.

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