Resterà in carcere Lamin Saidilly, il 22enne accusato del tentato omicidio del 55enne Gerardo P., avvenuto sabato mattina fuori dal bar "La Giada" di via Capecelatro, nel quartiere San Siro di Milano. Lo ha deciso il gip Luigi Iannelli, che ha convalidato l'arresto accogliendo la richiesta del pubblico ministero Elio Ramondini. Escluso, almeno per il momento, un percorso di radicalizzazione islamica del giovane, dal cui passato sono però emersi altri episodi violenti.
Il giudice ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari sia per il pericolo di fuga che per quello di reiterazione del reato. A pesare sulla valutazione, anche la frase che il 22enne avrebbe pronunciato subito dopo l'arresto ai militari intervenuti: "Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio".
Nell'ordinanza si evidenzia come, "per ragioni che oggi sono ignote" e che lui non ha chiarito, avvalendosi della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio, abbia "aggredito con estrema brutalità quello che per lui era un perfetto sconosciuto", scelto casualmente, con una "totale indifferenza" rispetto alle possibili conseguenze.
C'è poi quanto emerso sul passato di Saidilly in Inghilterra. Nel 2023, quando aveva 19 anni, il giovane sarebbe stato arrestato a Leeds per aver accoltellato un 25enne fuori da un pub. Condannato per rapina e lesioni, in carcere avrebbe poi "collezionato vari rapporti disciplinari, alcuni dei quali per aggressioni" contro "personale penitenziario, in parte con ausilio di lame artigianali".
Sempre durante la "detenzione carceraria nel Regno Unito", spiega il giudice, aveva vergato scritti in cui affermava di avere una salute mentale precaria e di temere di poter uccidersi. Elementi che nell'insieme hanno portato il gip a parlare di un "profilo personologico allarmante e complesso", che dovrà essere oggetto di ulteriori approfondimenti. Al momento, tuttavia, non risultano documenti che attestino la presenza di patologie psichiatriche.
Sono stati gli stessi familiari a negare che il 22enne "abbia mai avuto problemi in tal senso" o sia mai stato in cura presso strutture specializzate. Secondo le loro ricostruzioni, dopo essere tornato in Italia nel dicembre 2025, in seguito a un decreto di espulsione, Saidilly avrebbe trovato lavoro in un allevamento di polli nel Trevigiano, dove risiede.
Un mese fa, il litigio con il datore di lavoro e il viaggio a Milano, dove sarebbe rimasto tra il 23 e il 30 giugno per poi tornare a Conegliano. In seguito, la discussione con il padre per motivi economici e la nuova partenza verso il capoluogo lombardo, dove sabato mattina ha accoltellato un passante.
Il gip ha escluso l'aggravante della premeditazione contestata dalla Procura. Il fatto che Saidilly fosse in possesso di un coltello e indossasse un passamontagna dimostrerebbe una preparazione ad azioni aggressive, ma non sarebbe sufficiente, ha spiegato, a provare che avesse maturato un preciso proposito omicida.
Ridimensionata anche l'ipotesi di un possibile percorso di radicalizzazione islamica: il 22enne aveva come foto profilo su Whatsapp un guerriero islamico con la kefiah e un fucile d'assalto. Ma gli accertamenti finora eseguiti non avrebbero fatto emergere collegamenti con ambienti estremisti.
Le indagini proseguono per chiarire ulteriormente il quadro. Intanto, il 55enne ferito è stato dichiarato fuori pericolo: i fendenti ricevuti lo hanno costretto a due delicati interventi chirurgici, ma i medici dell'ospedale Niguarda sono riusciti a salvarlo e lo tengono ora sotto osservazione.
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