C’è una sorta di mitologia che recentemente ha fatto della cucina un palcoscenico ambito: quasi ogni famiglia annovera fra le sue fila un aspirante chef stellato, pronto a portare le sue fettuccine astronomiche sul tavolo dei più seguiti reality culinari. Questo fenomeno, da una parte, ha aiutato l’intera nazione ad accorgersi di un patrimonio immateriale che le appartiene e che la differenzia in modo sostanziale dal resto del mondo.
Dall’altra, però, nasconde la cruda realtà : la cucina è un luogo infernale, fatto di duro lavoro, turni massacranti, necessità di continuo aggiornamento e investimenti costanti. Al primo posto degli investimenti ci sono le attrezzature: pentole, utensili, macchine e lo strumento principe del cuoco, il coltello. Non a caso ogni chef ha il suo coltello e sempre di più cerca e pretende un coltello artigianale personalizzato. Ed è a questo punto che entra in scena uno dei personaggi più eclettici e risolutivi della scena culinaria nazionale: Michele Massaro, che abbiamo incontrato nel suo battiferro di Maniago (Ud).

Sono un coltellinaio, ovvero realizzo coltelli artigianali personalizzati per gli chef stellati di tutta Italia e non solo. Ho fatto una scelta di vita: un giorno sono entrato in un vecchio battiferro, il luogo dove i nostri artigiani battono il metallo per trasformarlo in una lama, e mi sono detto qui ci sono io, questa è la mia vita. Ho lasciato tutto e quello stesso battiferro me lo sono comprato e sono andato a bottega, imparando dagli ultimi artigiani l’antica arte dei coltellinai. A Maniago oggi ci sono industrie che producono coltelli e lame speciali. Io sono l’unico che i coltelli li produce ancora con le antiche tecniche artigianali.
Maniago è un paese della pedemontana pordenonese, ai piedi delle Dolomiti friulane dove dal 1400 vengono prodotti lame e coltelli artigianali personalizzati. Un tempo, accanto ai coltelli, si producevano attrezzature da lavoro: cazzuole, asce, falci, tutto ciò che, partendo da un pezzo di ferro, poteva essere trasformato. Però, in particolare, sono le lame la nostra specialità : lame di ogni genere, dai coltelli ai bisturi. Per quanto mi riguarda io ho fatto una scelta radicale: produrre coltelli di altissima qualità per gli chef stellati, partendo dalle esigenze specifiche di ogni singolo professionista.Â
Per il cuoco professionista il coltello è lo strumento principe di lavoro, lo tiene in mano per 10 ore al giorno, lo usa per tagliare, sminuzzare, sfilettare, per ogni sua attività . Però ognuno di loro ha un modo diverso di servirsi del coltello: perché l’anatomia della mano è, ovviamente, diversa per ognuno, ma anche perché il modo di trattare la materia prima è diverso, come è diversa la stessa materia prima. Il pesce non è carne, la verdura è altro ancora.
Quando mi chiamano per realizzare un coltello inizio un’indagine accurata di quelle che sono le necessità dello chef, di come tiene in mano lo strumento e di come se ne serve. Poi faccio uno studio ergonomico lavorando sulla materia: cerco un legno speciale e specifico per ogni singolo coltello affinché il manico trasmetta sicurezza, affidabilità . Poi lavoro il ferro temprandolo finché si trasforma nell’acciaio più resistente. E in tutto questo non dimentico mai l’estetica: uno strumento di lavoro deve essere anche bello, così può contribuire alla creatività dello chef.

Il mio è un lavoro duro. Lo faccio in un luogo inospitale, il battiferro. E il mio è rimasto identico a sé stesso come quando l’hanno costruito: e son passati secoli da allora. Mi spiego: il battiferro è un’officina fabbrile, che da una parte ha le fornaci per riscaldare la materia prima, il ferro, dall’altra ha i magli per batterlo.
I magli sono mossi dalla forza dell’acqua che corre nel rio accanto al battiferro: c’è una ruota come quella dei mulini che la corrente dell’acqua fa girare e che produce l’energia necessaria a far muovere il maglio. Acqua, fuoco, ferro: questi sono gli elementi quotidiani del mio lavoro. Nel battiferro non c’è riscaldamento, non c’è climatizzazione: ci si scotta vicino alla fornace e si gela mentre si batte al maglio mentre l’umidità del canale ti entra nelle ossa. Si, il mio è un lavoro creativo che nasce da condizioni di sopportazione estreme.
Il mio lavoro è creare coltelli artigianali personalizzati: la mia scelta radicale è quella di farli unicamente per i più grandi professionisti della cucina. Da una parte perché è un mondo che conosco e amo. Dall’altra perché mi spinge a sfide estreme alla pari di chi fa il mestiere dello chef: non c’è nulla di facile, è una lotta quotidiana con i propri limiti, un continuo sforzo per migliorarsi e, in questo miglioramento, condividere la propria evoluzione con i propri clienti. Negli anni ho realizzato coltelli artigianali personalizzati, fra gli altri, per Mauro Colagreco, Emanuele Scarello, Enrico Crippa, Vittorio Capovilla, Igles Corelli, Antonia Klugmann, Pino Cuttaia, Yogi Tokuyoshi e per il mitico vignaiolo Josko Gravner.

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