Jhoanna Nataly Quintanilla non c'è più, ma il dolore di familiari, amici, parenti e conoscenti è più vivo che mai, una fiamma che arde e fatica a spegnersi.
La quarantenne, di origine salvadoregna, era scomparsa il 24 gennaio 2025 dal quartiere Bicocca di Milano in circostanze dubbie.
Una vicenda ambigua sin da principio, come testimoniato a più riprese nelle interviste curate da Tag24 con diverse fonti.
Il compagno della donna, Pablo Gonzales Rivas, aveva denunciato la sua sparizione soltanto sette giorni dopo, su sollecitazione delle amiche della partner.
In gruppo, le confidenti e colleghe di lavoro di Jhoanna, hanno pubblicato numerosi appelli di ricerca nella speranza di ritrovarla sana e salva al più presto.
Un desiderio svanito rapidamente. "Non credo minimamente che Nataly potesse scappare da una finestra o da un balcone. Per me, da lì non è mai uscita", aveva raccontato a Tag24 una fonte anonima.
Poche ore dopo l'intervista, un'ipotesi è diventata realtà: l'ormai ex fidanzato ha confessato il femminicidio. Del corpo di Jhoanna, però, non vi è traccia e, per il ritrovamento, l'uomo ha fornito agli inquirenti informazioni vaghe e parziali.
"Le spoglie mortali si troverebbero in un borsone, gettato in un fosso vicino a una rotonda", ha spiegato Rivas agli inquirenti.
Una rivelazione agghiacciante, ma utile ai carabinieri, che stanno setacciando le aree tra Inzago e Treviglio lungo l'Adda, ostacolati dalle forti precipitazioni di questi giorni, che impediscono l'uso di droni e di elicotteri.
Una cosa è certa: le amiche e i familiari di Jhoanna chiedono giustizia e una degna sepoltura dopo tanto orrore.
Tag24 ha intervistato una persona che, presumibilmente per motivi di privacy, ha richiesto di restare anonima.
Le seguenti dichiarazioni appartengono alla sua viva voce.
"Noi amiche siamo tutte distrutte per la morte di Jhoanna. Da una denuncia di scomparsa, in pochi giorni, abbiamo dovuto apprendere che è l'ennesima potenziale vittima di femminicidio e che il suo cadavere è stato nascosto chissà dove", racconta una testimone logorata dal tragico evento.
"Ieri siamo andati a casa sua, le abbiamo lasciato dei fiori, ci manca moltissimo. Sinceramente chiediamo giustizia e ci appelliamo alle istituzioni perché secondo noi era premeditato", prosegue.
"Eravamo sicuri che lui le avesse fatto qualcosa, sin dal giorno della sua scomparsa. Ci chiediamo cosa le abbia fatto, come l'abbia uccisa...", continua.
"Il compagno ha raccontato di averla messa in un borsone, una valigia. Come fa a entrare un corpo intero in un borsone da palestra o in una valigia? Per riuscire ad inserirla, potrebbe averla fatta a pezzi e non vuole dire come e perché".
"Non conosco la burocrazia, ma ritengo che, in base a come Jhoanna sia stata ammazzata, cambierà la gravità della sua pena", sottolinea.
"Per me, le amiche, per i familiari di Nataly, lui merita l'ergastolo. Jhoanna era una persona dolce, buona, disponibile e caritatevole, non meritava tutto questo".
"Ora che sappiamo che Jhoanna non c'è più, bisogna ritrovare il suo corpo per effettuare l'autopsia e decretare la concreta causa della sua morte", prosegue il testimone.
"Non crediamo alla pista del gioco erotico onestamente, né dell'incidente, che l'abbia strangolata per errore", sottolinea.
"Qualunque sia la verità, è tempo che emerga. Abbiamo fiducia nel lavoro delle forze dell'ordine e necessitiamo di ricevere risposte quanto prima".
"Siamo al lavoro per creare una raccolta fondi e aiutare un familiare di Nataly a raggiungerci in Italia. Solo un parente può riconoscere il suo cadavere".
"Inoltre, vogliamo aiutare anche con le spese per trasferire le spoglie a El Salvador, dove la nostra amata Jhoanna potrà ricevere una degna sepoltura", conclude.
"Ieri una persona mi ha spiegato che Jhoanna aveva una potenziale assicurazione sulla vita. Su questo non posso dire molto, se non nulla, perché personalmente non ne sono a conoscenza".
"È sicuramente importante per favorire ulteriormente il lavoro d'indagine degli inquirenti e capire delle tante ipotesi, quale sia la realtà effettiva".
"Se non l'avessimo cercata, nessuno sarebbe mai venuto a conoscenza della sua scomparsa. Vogliamo dunque ringraziare tutti i media che si sono occupati della storia della nostra amica".
"La famiglia vuole il corpo e giustizia per Jhoanna, riavere i suoi effetti personali e che il compagno non esca mai più dal carcere".
"A El Salvador potrebbero condannarlo a soli trent'anni, ma tutti noi vogliamo chiediamo a gran voce che ci resti per sempre", conclude.