15 Feb, 2025 - 06:05

Perché Roberto Benigni al Festival fa sempre tremare la politica

Perché Roberto Benigni al Festival fa sempre tremare la politica

E così, ieri sera, è andata anche la sesta volta di Roberto Benigni al Festival di Sanremo.

Ma perché ogni volta che il Piccolo diavolo mette piede sul palcoscenico dell'Ariston, la politica trema? Certo, una volta, quando Benigni era Benigni, più di oggi: nel 1980, anno della sua prima presenza al Festival, quando aveva solo 28 anni, molto più di oggi, quando di anni ne ha 72 e un po', diciamo la verità, si è imborghesito. 

Tuttavia, fa sempre il suo effetto. Non solo in termini di audience (lo potremo appurare in tarda mattinata), ma di palpitazioni per chi sta al governo. Soprattutto, poi, se di centrodestra, come nel caso di Giorgia Meloni. E, prima di lei, naturalmente, uno dei suoi bersagli preferiti in tv: Silvio Berlusconi.

Benigni, il Piccolo Diavolo che fa paura alla politica

E insomma: la sesta volta al Festival di Roberto Benigni è andata come è andata. Di certo, Giorgia Meloni, ieri, ha palpitato per la sua performance almeno quanto per le parole di Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo, che ha definito "offensive, scandalose e false" le parole di Sergio Mattarella a proposito dell'invasione decisa dal regime di Putin in Ucraina. Paradossalmente, in questo caso, a Giorgia Meloni è bastato dire che quelli che sono arrivati da Mosca

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Sono insulti all'Italia intera

Chapeau.

Ma a Benigni? Che vuoi rispondere? Quando calpesta il palco dell'Ariston si scatena. E non si riesce a stargli dietro. Tranne, forse, facendo presente che la Rai formato TeleMeloni è una frase propagandistica data in pasto ai giornali strumentalmente dal Partito Democratico.

I precedenti

E comunque: le battute contro la premier, Musk e Salvini erano quasi d'obbligo. Con ieri, siamo a sei benignate a Sanremo. E pure i precedenti, per i politici, erano tutti sfavorevoli, per così dire. Anche perché, per dirla proprio come lui, "i comici mettono il sale nella democrazia".

La prima volta del toscanaccio nato a Castiglion Fiorentino al Festival fu nel 1980: in quella edizione affiancava Claudio Cecchetto e Olimpia Carlisi nella conduzione. E fece scalpore il suo bacio all'attrice, inteso come inno all'amore libero nel nome di "Wojtylaccione". Argomento pericoloso oggi, figurarsi 45 anni fa. Infatti, gli costò un procedimento giudiziario.

E per vederlo un'altra volta all'Ariston, si dovettero attendere ben 22 anni: il 2002 con Pippo Baudo alla conduzione. Ma forse, in quell'occasione, fu il miglior Benigni mai visto: conquistò 20 milioni di spettatori (share del 70%) con toccatina alle parti basse di Baudo, "lo scoop" secondo il quale aveva i capelli veri e il pisello falso e il monologo in cui rileggeva in chiave politica il Giudizio Universale. Silvio Berlusconi, all'epoca premier per la seconda volta, e Giuliano Ferrara furono i due presi particolarmente di mira. E finì con l'invito (serio) rivolto proprio all'allora presidente del Consiglio "di lavorare, mentre noi andiamo a letto, per renderci orgogliosi di essere italiani". E con Baudo che chiosò:

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 Dobbiamo essere orgogliosi di essere concittadini di Roberto Benigni

Sta di fatto che l'ingresso più spettacolare sul palco fu senz'altro quello del 2011: padrone di casa Gianni Morandi e Benigni che entrò nell'Ariston su un cavallo bianco in difesa della Costituzione.

Nel 2020, invece, per la sua quarta partecipazione al Festival, arrivò a Sanremo un Benigni ecumenico, con l'esegesi del Cantico dei Cantici, tutto allegorie bibliche e 'inno all'amore'.

La quinta partecipazione, fu, nel 2023, di nuovo all'insegna dell'impegno civile: con Amadeus alla conduzione, Benigni festeggiò i 75 anni della Costituzione in concomitanza con l'arrivo tra il pubblico del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un evento mai accaduto. Ma, almeno il Capo dello Stato, tra i politici, ebbe la possibilità di godersi lo spettacolo in tranquillità.

 

 

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Giovanni Santaniello
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