Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri, in via preliminare, lo schema di decreto legislativo sulla parità salariale tra uomini e donne. “Il provvedimento mira a eliminare il divario salariale di genere – il gender pay gap – attraverso una maggiore trasparenza e strumenti di tutela”, ha spiegato la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone.
Il tema della disparità salariale di genere, ovvero la differenza media di retribuzione tra uomini e donne, rappresenta uno dei nodi cruciali del mondo del lavoro, in Italia e in Europa, ma non solo.
La disparità salariale è infatti una questione complessa, che riflette gli squilibri persistenti nei rapporti di potere tra uomini e donne nella nostra società. Le minori retribuzioni mediamente percepite dalle donne determinano spesso una ridotta autonomia economica e una maggiore esposizione alla povertà, favorendo forme di violenza economica, spesso connesse alla violenza di genere.
L’approvazione dello schema di decreto, avvenuta ieri, è indubbiamente una buona notizia, seppur passata in parte sotto traccia, probabilmente a causa della maggiore attenzione mediatica riservata alle nuove norme del decreto Sicurezza, anch’esse approvate dal Consiglio dei ministri.
Prima di entrare nel merito dei contenuti dello schema di decreto legislativo sulla parità salariale, è però opportuno sottolineare come esso recepisca la direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio, volta a rafforzare l’applicazione del “principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore”. La scadenza per il recepimento della normativa europea è fissata al 7 giugno 2026.
Lo schema di decreto approvato ieri non è dunque ancora legge definitiva: il testo sarà ora trasmesso alle Commissioni parlamentari competenti, prima di tornare all’esame del Consiglio dei ministri. Come sottolineato dalla ministra Calderone, infatti, “il testo potrà arricchirsi ulteriormente durante il passaggio parlamentare e gli ulteriori confronti con le parti sociali, perché la valorizzazione del talento di tutte e di tutti è una condizione essenziale per un mondo del lavoro moderno e inclusivo”.
Come spiegato dalla ministra Calderone, il testo approvato ieri dal Consiglio dei ministri mira a eliminare il divario salariale di genere, rafforzando la trasparenza e gli strumenti di tutela. Le disposizioni si applicano ai datori di lavoro pubblici e privati e riguardano, salvo poche esclusioni, il lavoro subordinato.
Il decreto sancisce il principio della parità di retribuzione “per uno stesso lavoro” o “per un lavoro di pari valore”, chiarendo i criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere su cui basare le valutazioni. La contrattazione collettiva resta il principale riferimento per la classificazione professionale e retributiva.
Qualora emerga un divario retributivo di genere non giustificato pari o superiore al 5%, il datore di lavoro avrà l’obbligo di fornirne motivazione, avviando una valutazione congiunta con le rappresentanze sindacali e con l’Ispettorato nazionale del Lavoro.
Per le aziende con oltre 100 dipendenti, il decreto prevede l’obbligo di comunicazione periodica di dati specifici sulla trasparenza retributiva. Per le imprese fino a 49 dipendenti, le modalità applicative saranno definite da un successivo decreto.
Il monitoraggio sull’attuazione delle nuove disposizioni sarà affidato a un apposito organismo istituito presso il ministero del Lavoro.
Le novità introdotte per garantire la parità salariale di genere riguarderanno anche la fase di selezione. In primo luogo, gli annunci di lavoro dovranno indicare la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista; i datori di lavoro non potranno inoltre chiedere ai candidati informazioni sui precedenti stipendi.
Lo schema di decreto stabilisce poi il diritto dei lavoratori, nel rispetto della normativa sulla privacy, a conoscere i criteri di determinazione del proprio stipendio e i livelli retributivi medi dei colleghi che svolgono il medesimo lavoro, suddivisi per genere. Ciò non comporterà la possibilità di conoscere la RAL individuale, ma consentirà di avere un’indicazione media delle retribuzioni dei colleghi inquadrati allo stesso livello, distinta tra uomini e donne.
Soddisfazione per l’approvazione preliminare in Consiglio dei ministri del decreto legislativo sulla parità salariale è stata espressa da Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere.
“Il provvedimento irrobustisce il valore del lavoro della Relazione sulla violenza economica che ho fortemente voluto nella Commissione che presiedo e che presto sarà posta in votazione. Il superamento del gap salariale, attraverso una maggiore parità di reddito, è fondamentale per promuovere l’autonomia femminile e ridurre le diverse forme di violenza”, ha commentato Semenzato, sottolineando “una svolta non solo normativa, ma anche culturale, fondata su equità e inclusione, che rende le donne libere di uscire dalle situazioni di violenza”.
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