Si indaga per fare luce sulla morte di Camilla Sanvoisin, la 25enne trovata senza vita all'alba di giovedì 13 febbraio nell'appartamento del fidanzato a La Giustiniana, nel quadrante nord di Roma. Secondo le prime ricostruzioni, la causa del decesso potrebbe essere un'overdose: sul corpo della giovane, messo a disposizione dell'autorità giudiziaria per tutti gli accertamenti del caso, non sono stati riscontrati segni di violenza. Il dubbio è che, però, potesse essere salvata.
Figlia del produttore televisivo Alex Egon Sanvoisin e della ceramista Eva Audizi, Camilla aveva 25 anni, era diplomata al prestigioso liceo linguistico "Lucrezio Caro" di Trinità dei Monti, sopra piazza di Spagna, ed era attualmente iscritta al BigRock Institute of Magic Technologies di Treviso.
Da circa un anno, viveva con il fidanzato Giacomo C., di dieci anni più grande, nelle campagne a nord di Roma. "Era una persona speciale", ricordano coloro che la conoscevano, "una ragazza di una dolcezza unica".
Una vicina di casa, commentando le prime indiscrezioni sul caso, ha dichiarato all'Adnkronos: "Se stava assumendo metadone vuol dire che stava provando a disintossicarsi. Eppure a me sembra assurdo anche solo pensare che potesse fare uso di droga. L'ho sempre vista lucida".
La 25enne è stata trovata morta all'alba di giovedì 13 febbraio. A dare l'allarme, dopo aver cercato di rianimarla, è stato il fidanzato convivente. Quando i soccorritori sono arrivati sul posto, per Camilla, però, non c'era già più niente da fare.
Il ragazzo - arrestato per detenzione ai fini di spaccio perché trovato in possesso di un quantitativo di metadone superiore rispetto a quello prescritto da alcune ricette mediche sequestrate in casa, e poi rilasciato in attesa del processo - ha raccontato che la sera prima avevano sniffato dell'eroina.
Da qui l'ipotesi di un'overdose fatale o, comunque, di un malore legato all'assunzione di stupefacenti per la giovane, la cui salma è stata messa a disposizione dell'autorità giudiziaria per tutti gli accertamenti del caso.
Da chiarire, oltre alla circostanza dell'uso di droga, se potesse essere salvata: già domani, secondo Il Corriere della Sera, il pm che coordina le indagini sul caso potrebbe affidare gli incarichi ai consulenti. Il nome del 35enne, intanto è stato iscritto nel fascicolo d'inchiesta per morte come conseguenza di altro reato.
Tra i prossimi passi, ci sarà l'identificazione del pusher dal quale si sarebbe rifornito. Determinante, in tal senso, potrebbe essere l'analisi dei cellulari sequestrati nell'abitazione in cui è avvenuta la tragedia già nelle prime fasi investigative.
"Mia figlia Camilla è morta ieri. Vorrei avvisare tutti quelli che le volevano bene e chiedere un pensiero per lei", ha scritto la madre della 25enne sui social. E, ancora: "Mi manchi amore mio. Sto impazzendo".
"Ascoltavo questa canzone quando eri nella pancia. Ti amo", ha aggiunto in un post con una serie di fotografie che le ritraggono insieme e il brano "Teardrop" dei Massive Attack. Tra i commenti, le condoglianze di amici e conoscenti.
"La ricordo piccolina, con quei ricci d'oro e quegli occhioni dolci. Sempre nei miei pensieri. Spero che ora possa sperimentare la pace che meritava", ha scritto un utente. "Spero che ovunque tu sia ora possa portare tutta la pazzia e la voglia di vivere che avevi", le parole di un'amica.
Camilla aveva ancora tutta la vita davanti. La sua storia ha ricordato a molti quella di Maddalena Urbani, la figlia del medico che isolò la Sars, morta per overdose nel marzo 2021, e quella di Nora, la 15enne morta a San Bonifacio.