The Judge, il film drammatico diretto da David Dobkin del 2014, ha conquistato il pubblico su Netflix. Ha infatti scalato la classifica dei film più visti questa settimana.
Racconta la storia di Hank Palmer (Robert Downey Jr.), un avvocato di successo, che torna nella sua città natale per difendere il padre, il giudice Joseph Palmer (Robert Duvall), accusato di omicidio.
Il finale suscita emozioni profonde e culmina in una toccante riconciliazione tra padre e figlio. Scendiamo nei dettagli.
The Judge è un grande film, di spessore, con un cast straordinario è un finale emozionante, che chiude alla perfezione il cerchio della narrazione.
Nel finale, infatti, si chiudono tutti i diversi filoni narrativi: il processo di Joseph, la relazione di Hank con Sam e il tentativo del protagonista di ricostruire un rapporto con il padre.
La conclusione, però, lascia spazio a qualche ambiguità che adesso approfondiremo
Una delle domande centrali del film riguarda la colpevolezza di Joseph. The Judge non offre una risposta definitiva: il giudice Palmer non ricorda con esattezza l'incidente a causa degli effetti della chemioterapia.
Ci sono elementi a sostegno di entrambe le ipotesi: da un lato, Joseph odiava Mark per il crimine commesso in passato, dall'altro, la difesa di Hank (Robert Downey Jr) ci convince che la morte non sia stata intenzionale.
Alla fine, la verità rimane sospesa e lasciate alle interpretazioni personali.
Anche la relazione tra Hank e Sam rimane ambigua. Sam gli confessa i suoi sentimenti, ma il film non chiarisce se Hank deciderà di darle una seconda possibilità.
La sua partenza da Carlinville sembra un addio, ma altri successivi dettagli, come la presenza di Sam alla veglia funebre di Joseph, lasciano intendere che i due abbiano mantenuto una sorta di legame. È evidente che entrambi provano ancora sentimenti profondi l'uno per l'altra.
Uno dei colpi di scena più forti è il verdetto della giuria: Joseph viene assolto dall'accusa di omicidio, ma condannato per omicidio colposo volontario.
Hank riesce a far apparire suo padre sotto una luce più umana ed empatica, ma le prove contro di lui restano comunque reali.
La giuria ha voluto evitare una condanna più severa, riconoscendo il contesto emotivo e psicologico in cui è avvenuto l'omicidio.
Non l'ha assolto, però, a causa dell’odio dichiarato da Joseph nei confronti di Mark e del suo atteggiamento ostile in tribunale.
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Durante il film, il loro tentativo di riconciliarsi attraversa alti e bassi, con momenti di scontro seguiti da altrettanti gesti di avvicinamento.
Alla fine padre e figlio riescono a superare le loro divergenze. Hank comprende che la severità del padre era dettata dal desiderio di vederlo realizzato, mentre Joseph inizia a vedere suo figlio per l'uomo che è diventato, personalmente e professionalmente, e non solo per i suoi errori passati.
La loro ultima scena insieme, in cui pescano e condividono un momento di tranquillità, suggella il loro legame ritrovato.
Al di là della vicenda giudiziaria, sia Hank che Joseph affrontano i propri errori e cercano di porvi rimedio: Hank smette di usare la legge solo come un mezzo per vincere a ogni costo e Joseph accetta il suo destino con dignità.
Il film ci insegna che il perdono non è un atto immediato, ma un percorso, a volte arduo, fatto di comprensione reciproca e crescita personale.
Joseph, alla fine, riconosce il valore di suo figlio, mentre Hank riesce a vedere il padre sotto una luce nuova.
Questo tema si riflette anche nel verdetto finale: la giustizia non è sempre bianca o nera, ma spesso si muove in una zona grigia fatta di umanità e compassione.
Con un finale agrodolce, The Judge ci ricorda, emozionandoci, che i legami familiari possono essere complessi, ma anche capaci di guarire ferite profonde quando si è disposti ad aprirsi e accettare l’altro per quello che è.