38 Lee Miller, con Kate Winslet, è una storia vera e come finisce?
19 Mar, 2025 - 12:40

Lee Miller, con Kate Winslet, è una storia vera e come finisce?

Lee Miller, con Kate Winslet, è una storia vera e come finisce?

Lee Miller, il biopic diretto da Ellen Kuras e interpretato da Kate Winslet, al cinema in questi giorni, si ispira alla vita reale di una delle fotografe di guerra più influenti del XX secolo.

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Il film ripercorre il viaggio di Lee, da modella a corrispondente di guerra per Vogue, documentando momenti cruciali della Seconda Guerra Mondiale.

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Il finale è un toccante omaggio alla sua eredità e al suo impatto duraturo sulla storia e sull'arte. Un racconto intenso da non perdere.

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Kate Winslet è Lee Miller, al cinema. Si basa su una storia vera? Ecco i dettagli

Lee Miller ha vissuto molte vite in una sola. Modella, artista, fotografa, corrispondente di guerra e, infine, cuoca.

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Eppure, per suo figlio Antony Penrose, era solo sua madre, una donna che non parlava mai del suo passato, specialmente degli anni trascorsi in prima linea durante la Seconda guerra mondiale.  

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La sua incredibile storia viene ora raccontata in Lee Miller, un film biografico diretto da Ellen Kuras con Kate Winslet nei panni della protagonista, in questi giorni nelle sale cinematografiche.

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Basato sul libro Le molte vite di Lee Miller, scritto proprio da Penrose, il film si concentra sugli anni della guerra, quando Lee passò dall'essere una musa dell’arte surrealista a documentare gli orrori del conflitto per Vogue.

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Eccola in una splendida foto come modella surrealista:

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Guarda il trailer grazie al canale FilmIsNow:

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Ma chi era davvero Lee Miller?  

Nata nel 1907 a Poughkeepsie, New York, Miller fu scoperta per caso nel 1927 dal magnate dell’editoria Condé Nast, che decise quasi subito di lanciarla come modella di punta di Vogue.

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La sua bellezza la rese una delle figure più iconiche e ammirate dell’epoca, ma lei non aveva intenzione di essere solo un bel volto su una rivista di moda.

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Nel 1929 si trasferì a Parigi per studiare fotografia e divenne allieva e amante di Man Ray, con cui contribuì a sviluppare la tecnica della solarizzazione.

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La sua immagine divenne essa stessa un'opera d’arte surrealista: il suo volto, le sue labbra e i suoi occhi furono immortalati in alcune delle opere più celebri del movimento.  

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Foto solarizzata di Lee Miller

Dopo un matrimonio con l'uomo d'affari egiziano Aziz Eloui Bey, Miller si trasferì al Cairo, ma presto si stancò della vita mondana e riprese a viaggiare.

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Durante i suoi viaggi si innamorò perdutamente dell'artista Roland Penrose, futuro padre di Antony. Ma fu la guerra a cambiarla per sempre.  

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Lee Miller, da modella a corrispondente di guerra

All'epoca dello scoppio della Seconda guerra mondiale, Miller viveva in Inghilterra con Penrose. Decisa a fare qualcosa di davvero importante, si propose come fotografa per Vogue, che all’epoca pubblicava anche reportage sulla guerra.

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Iniziò documentando la vita quotidiana in un’Inghilterra devastata dai bombardamenti, ma presto ottenne l'accreditamento come corrispondente per l’esercito americano.  

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Nel 1944 fu inviata in Francia per seguire la liberazione di St. Malo, un’esperienza che raccontò in un manoscritto scoperto solo decenni dopo da suo figlio.

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Da quel momento, Miller divenne una delle più importante giornaliste a documentare l’orrore dei campi di concentramento nazisti.

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Lee entrò anche a Dachau subito dopo la liberazione e inviando un telegramma alla sua redazione: "TI IMPLORO DI CREDERE CHE QUESTO SIA VERO".  

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Uno degli scatti più celebri di Miller è quello in cui posa nella vasca da bagno di Hitler nel suo appartamento a Monaco, lo stesso giorno in cui il dittatore si suicidò. 

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Dopo la guerra, Miller fece molta fatica per riuscire a ritrovare un senso di normalità. Cercò di tornare alla fotografia di moda, ma non ci riuscì. 

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E così decise di abbandonare il giornalismo e la fotografia, reinventandosi ancora una volta come cuoca gourmet e pubblicando ricette su *Vogue*.  

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Ma il trauma della guerra non l'abbandonava mai. E così Lee cadde in depressione e nell'alcolismo. Questo contribuì anche a un legame difficile e quasi distaccato con suo figlio, recuperato solo negli ultimi anni di vita della donna.

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Solo dopo la sua morte, nel 1977, Penrose scoprì il vero passato di sua madre. Aprendo le scatole della soffitta, trovò migliaia di foto e manoscritti che raccontavano la storia di una donna straordinaria, molto più di una semplice musa.  

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Oggi, grazie a lui e agli archivi Lee Miller, la sua eredità è preservata e celebrata.

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Il film con Kate Winslet, è solo l’ultimo tributo a una donna che ha vissuto senza paura, rompendo ogni barriera e schema e lasciando un segno indelebile nella storia.  

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Come finisce il biopic?

La scena finale di Lee ci riporta al 1977, dove un giovane uomo sta intervistando proprio Lee Miller. Dopo aver ascoltato il racconto della sua vita straordinaria, il discorso prende una piega inaspettata: lui le chiede della maternità. Lee, con un’amara sincerità, ammette di non essere stata una buona madre.

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Solo più tardi si scopre che l'intervistatore è suo figlio, Anthony Penrose, e che l’intervista non è mai avvenuta davvero. È solo un dialogo immaginario, nato dai pensieri di Anthony mentre esplora vecchie foto e appunti della madre.  

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Nonostante abbiano vissuto insieme fino alla morte di Lee nel 1977, Anthony non aveva mai saputo della sua carriera come fotografa di guerra. Lei non gliene aveva mai parlato. 

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Solo dopo la sua morte, rovistando tra le sue cose, Anthony ha scoperto un lato di sua madre che non aveva mai visto: la reporter coraggiosa, la testimone della guerra, la donna che aveva sfidato il pericolo per raccontare la verità. Quella rivelazione ha cambiato tutto, soprattutto l'immagine che lui aveva di sua madre.

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E così ha deciso di raccontare la sua storia, scrivendo una biografia dettagliata e, in un certo senso, raccogliendo la sua eredità. 

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Immacolata Duni
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