La parola d'ordine della Festa nazionale del PD, in programma a Reggio Emilia dal 2 al 14 settembre, sarà "testardamente unitari", lo slogan lanciato più di un anno fa dalla segretaria democratica all'avvio del cantiere per la costruzione dell'alternativa al centrodestra di governo.
La partita delle regionali d'autunno, tuttavia, sta mettendo a dura prova l'unità del centrosinistra e la leadership della segretaria del PD, Elly Schlein. I nodi per la scelta dei candidati alla presidenza nelle sette regioni al voto hanno fatto emergere i contrasti e le divisioni tra gli alleati (PD, M5s e Avs) e all'interno dello stesso Partito Democratico, dove le scelte della segretaria non sono sempre state accolte con serenità.
Il programma dell'evento, presentato oggi durante una conferenza stampa al Green Park, sembra essere un richiamo a recuperare lo spirito originario del campo largo. Tra gli ospiti annunciati ci sono tutti i leader del centrosinistra, da Giuseppe Conte a Nicola Fratoianni, da Angelo Bonelli a Maria Elena Boschi. Prevista anche la presenza dei candidati governatori già designati come Roberto Fico, Pasquale Tridico ed Eugenio Giani.
Scorrendo i nomi degli ospiti, si ha l'impressione di un centrosinistra unito e coeso, ma basta guardare un po' più attentamente per accorgersi che - almeno al momento - l'unità è solo nelle dichiarazioni della segretaria Elly Schlein.
Tra il 2 e il 14 settembre si alterneranno sul palco di Reggio Emilia i leader dei partiti che compongono il campo largo, dal presidente del M5S Giuseppe Conte, ai leader di Avs, Fratoianni e Bonelli. Attesa anche Maria Elena Boschi per Italia Viva e il segretario di +Europa, Riccardo Magi.
Gli occhi di tutti saranno puntati sui candidati alle regionali: i due pentastellati Roberto Fico e Pasquale Tridico, rispettivamente in corsa in Campania e Calabria, Matteo Ricci nelle Marche, Eugenio Giani governatore uscente della Toscana, in corsa per il bis e Giovanni Manildo a cui è stata affidata la difficile partita del Veneto. Gli interventi più attesi, tuttavia, saranno quelli di Antonio Decaro e Nichi Vendola, al centro del tesissimo braccio di ferro in Puglia per l'ufficializzazione del primo quale candidato presidente della Regione.
Non ci sarà, invece, l'altro protagonista del caso pugliese, il governatore uscente, Michele Emiliano, il cui nome non figura tra gli interventi. Escluso anche il governatore della Campania Vincenzo De Luca al centro nelle scorse settimane di una difficile trattativa con la segretaria del PD, che ha dato il via libera alla candidatura, in Campania, dell'ex presidente della Camera e esponente del M5S. I 'cacicchi' non sembrano essere i benvenuti alla festa del PD.
La speranza della segretaria del Partito Democratico è quella di risolvere l'impasse pugliese prima dell'inizio della kermesse politica di Reggio Emilia, così da poter presentare a tutti la candidatura a presidente dell'ex sindaco di Bari, Antonio Decaro.
Una candidatura che non sembra più così scontata come fino a qualche settimana fa. Il veto posto da Decaro alle candidature in consiglio del governatore uscente, Michele Emiliano (PD), e dell'esponente di AVS Nichi Vendola ha dato inizio a un velenoso braccio di ferro che sta logorando anche i rapporti con gli alleati di 'minoranza'.
Fratoianni e Bonelli, infatti, hanno chiarito che non accetteranno veti su Vendola minacciando anche di rompere l'alleanza. I due leader hanno rilanciato proponendo Vendola (anche lui tra gli ospiti) come candidato presidente in caso di passo indietro di Decaro.
Cedere la Puglia dopo dieci anni di governo PD e di consensi, tuttavia, non è tra le opzioni che Elly Schlein può prendere in considerazione. Non dopo aver servito due assi all'alleato Giuseppe Conte, cedendogli Campania e Calabria. La speranza è di riportare Decaro a più mesti consigli, convincendolo ad accettare la candidatura (anche senza un passo indietro di Vendola e Emiliano), magari offrendogli maggiori garanzie di autonomia.
Occorrerà poi trovare un modo per sanare la frattura con AVS che, forte degli ottimi risultati nei sondaggi, rivendica un ruolo di protagonista all'interno della coalizione.
Il malcontento per il duopolio PD-M5S, esploso con il caso Puglia, era già stato posto qualche settimana prima in Calabria, quando dopo le dimissioni a sorpresa del governatore di centrodestra Roberto Occhiuto, la coalizione di centrosinistra aveva dovuto trovare velocemente un candidato. Alla fine a spuntarla è stato Pasquale Tridico del M5S, nonostante AVS avesse proposto un proprio candidato. Si era fatto anche il nome del sindaco di Riace, Mimmo Lucano.
Ma se Avs ha di che lamentarsi, all'interno dello stesso Partito Democratico la situazione è tutt'altro che serena. Una parte del partito continua a mal sopportare l'alleanza con il Movimento 5 Stelle.
Negli ultimi mesi la tensione tra la corrente riformista e Giuseppe Conte ha toccato diversi picchi. La prima volta è accaduto con il balletto del M5s per l'appoggio nelle Marche all'ex sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, coinvolto in un'inchiesta giudiziaria.
Successivamente ci sono stati i tentennamenti sull'appoggio al governatore uscente della Toscana, Eugenio Giani, che è arrivato solo dopo una consultazione tra gli iscritti. La ciliegina sulla torta, o la goccia che ha fatto traboccare il vaso, a seconda dei punti di vista è stata la candidatura di Roberto Fico (M5S) in Campania arrivata alla fine di un'estenuante trattativa con il governatore uscente Vincenzo De Luca.
Dietro la facciata di un centrosinistra unito, mostrata sul palco della Festa dell’Unità, emergono fratture profonde e tensioni irrisolte. Le scelte imposte dall’alto, i veti incrociati e le ambizioni personali mettono a rischio la coesione della coalizione. L’unità proclamata appare, per ora, più un’esigenza comunicativa che una realtà politica.