Meno di un quarto d'ora: tanto è durato il decimo discorso di Capodanno di Sergio Mattarella da Presidente della Repubblica. Ma tanto è bastato per arrivare al cuore di tutte le vicende che caratterizzano il nostro presente.
Quello di Mattarella è stato un discorso imperniato sul fatto che nel 2026 la Repubblica italiana compirà 80 anni.
Per questo, il Capo dello Stato ha sfogliato metaforicamente il nostro album di famiglia.
Partendo dal 1946 fino ad arrivare ai giorni nostri, ha fatto capire il motivo per cui bisogna essere orgogliosi della nostra storia e alla fine ha consegnato ai giovani il messaggio che evidentemente ha più a cuore: quello secondo cui, proprio come capitò alla generazione dei giovani che ricostruì il nostro Paese dopo il dramma della Seconda guerra mondiale, anche questa dei ragazzi attuali deve trovare la forza di prendere in mano il futuro.
Ma cosa ha detto nello specifico il Capo dello Stato per salutare l'avvento del 2026?
Il primo pensiero è andato ai Paesi in guerra. E anche in questa occasione, pur non nominandolo mai, non ha mancato di mettere nel mirino Putin:
A qualcuno, dalle parti del Cremlino, saranno fischiate le orecchie. Anche perché il nostro Presidente subito dopo ha aggiunto:
Subito dopo, Mattarella ha mandato gli auguri a Papa Leone XIV citandolo quando si è riferito alla necessità di "disarmare le parole":
A questo punto, il Capo dello Stato ha iniziato il suo veloce excursus sugli ottant'anni della nostra Repubblica:
Nel 2026 la nostra Repubblica festeggerà gli ottant'anni. E la prima immagine che Mattarella ritrova nell'album immaginario della nostra storia è quella delle donne. Nel 1946 furono per la prima volta chiamate al voto.
Poi c'è l'immagine dell'assemblea costituente, esempio di alta politica che ci ha fatto diventare una democrazia liberale, lontana più che mai dalle autocrazie dittatoriali anche grazie alla costituzione dell'Europa:
L'Europa e il Piano Marshall, per Mattarella, sono stati i due pilastri della ricostruzione.
Come dire: cari filo-putiniani, chi ha orecchie per intendere, intenda.
Mattarella, poi, è passato a celebrare la stagione delle riforme ricordando il Piano casa, gli anni del miracolo economico, gli anni del lavoro "perno fondamentale dello sviluppo".
E poi: lo Statuto dei lavoratori, l'istituzione del Servizio sanitario nazionale, il sistema previdenziale esteso a tutti, la cultura.
Per la stagione delle stragi, il Presidente si è soffermato, invece, nel ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati antimafia ammazzati dalla violenza dei clan, ma che sopravvivono grazie al loro esempio.
Mattarella, a questo punto, ha posto l'accento anche sullo sport ricordando che le prime paraolimpiadi si svolsero a Roma nel 1960.
Le ultime parole del discorso di fine anno di Mattarella sono state quelle che ha voluto rivolgere soprattutto ai più giovani:
La dialettica politica ha migliorato nel tempo la nostra vita:
ha esortato Mattarella:
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