In un contesto di stallo nei negoziati tra Russia e Ucraina, l'ipotesi di nominare Mario Draghi come rappresentante unico dell'Europa per mediare la pace sta guadagnando terreno. Tanto più che è sostenuta dal governo italiano.
Recenti dichiarazioni di esponenti di Fratelli d'Italia, in primis quelle del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, alimentano il dibattito, mentre Bruxelles mantiene cautela.
Mario Draghi emerge come figura ideale grazie alla sua autorevolezza internazionale, forgiata come ex presidente della BCE e come ex premier italiano capace di dialogare con leader globali inclusi Putin e Zelensky.
Potrebbe essere, quindi, una carta per il governo Meloni, tanto più che Draghi è una personalità apprezzata da Francia, Germania e dalla stessa von der Leyen, un nome perfetto, quindi, per unire l'Europa e farla uscire da un ruolo marginale che finora ha avuto nei colloqui di pace.
Sta di fatto che la premier Giorgia Meloni, per ora, ha evocato un "inviato speciale Ue" senza fare nomi. Ma, secondo i bene informati, punterebbe proprio su Draghi per i negoziati diretti con Mosca, in linea con l'appello lanciato anche da Macron per un nuovo dialogo con Putin.
L'esperienza diplomatica di Draghi, dalla telefonata del 2022 con Putin per un cessate il fuoco alla critica sull'Europa "spettatrice" in Ucraina, lo rende credibile per rappresentare la tanto agognata "voce unica" dell'Ue in quel contesto.
L'Italia, quindi, con il sostegno transalpino, spingerebbe per lui contro la frammentazione dei "Volenterosi" (Gran Bretagna, Francia, Germania).
Questo, nonostante le frenate che arrivano da Bruxelles, secondo cui la nomina non è in agenda.
Tuttavia, l'ipotesi di un emissario del Consiglio Europeo per l'Ucraina che non si sovrapponga alla Commissione è più che mai in piedi.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, ha dichiarato al Foglio il 9 gennaio 2026:
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