12 Jan, 2026 - 11:50

Perché nasce la commissione anti fake news (e Renzi potrebbe presiederla)

Perché nasce la commissione anti fake news (e Renzi potrebbe presiederla)

Il Senato italiano accelera sulla creazione di una commissione parlamentare d'inchiesta contro le fake news, con Matteo Renzi in pole position per la presidenza.

Ad oggi, le trattative tra centrodestra e opposizioni procedono senza intoppi, ma l'incarico resta un'ipotesi suggestiva non ancora confermata.

Perché nasce la commissione anti fake news e Renzi può presiederla

Il centrodestra spinge per istituire la commissione prima del referendum sulla giustizia di marzo, optando per una monocamerale al Senato o per una bicamerale, schema che non ha trovato ostacoli dalla presidenza di Palazzo Madama rappresentata da Ignazio La Russa.

L'idea guadagna consensi trasversali ed è nata al fine di contrastare disinformazione e dossieraggi, come l'ultimo caso Bellavia-Report.

Lo stesso Renzi sarebbe favorevole a includere questo tema nei compiti.

In ogni caso, c'è da dire che Italia Viva è l'unico partito senza alcuna presidenza di commissione. E per ora ha ricevuto il placet per quella sulle fake.

Oltre a quello di Renzi, circolano i nomi alternativi di Raffaella Paita e di Ivan Scalfarotto. Ma la prima difficilmente sarà rimossa dal suo incarico di coordinatrice del gruppo parlamentare renziano e il secondo non gode di unanimi giudizi positivi nel centrodestra.

Per questo emerge Renzi come soluzione per superare lo stallo. Per lui, c'è l'ok del centrodestra e l'assenza di resistenze da parte della sinistra, anche se bisognerà tenere d'occhio il Movimento Cinque Stelle nel momento della verità, quando ci sarà da votare.

Perché Matteo Renzi è una vittima simbolo delle fake news

Renzi ha fatto della lotta alle fake news uno dei suoi pilastri politici. 

In passato, ha denunciato attacchi personali sottoforma di deepfake e montaggi diffusi da Striscia la Notizia, che lo ritraevano deridere esponenti del Pd in ​​un falso fuorionda. 

Casi storici includono bufale su incontri con Zuckerberg per censurare la rete o vacanze lussuose di Napolitano amplificate da Grillo, ma Renzi ne è bersaglio ricorrente per destabilizzare la sua immagine.

Per questo, la sua esperienza lo rende candidato ideale, come emerge dalle trattative, rafforzando il profilo simbolico contro la disinformazione digitale.

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