l tribunale del Riesame di Genova ha respinto la richiesta di scarcerazione per il presidente dell'associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun.
La decisione del tribunale della libertà è arrivata questa mattina dopo l'udienza di venerdì 16 gennaio. Hannoun resta quindi detenuto nel carcere di massima sicurezza di Terni, dove è stato trasferito dopo un primo periodo di detenzione nel carcere di Marassi.
Il presidente del Palestinesi in Italia è indagato nell’ambito di una vasta inchiesta antiterrorismo coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova, che ipotizza l’esistenza di un sistema di finanziamento all’organizzazione Hamas attraverso una rete di associazioni formalmente attive nel settore umanitario.
Le accuse sono contestate nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dall’ordinamento, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
L'architetto e attivista palestinese accusato di essere finanziatore di Hamas attraverso le sue associazioni benefiche e di essere il vertice della cellula italiana dell'organizzazione.
I giudici del Riesame hanno annullato tre delle sette misure cautelari eseguite il 27 dicembre scorso delle nove disposte dalla gip Silvia Carpanini.
La decisione del tribunale del Riesame è arrivata dopo l’udienza tenutasi venerdì scorso. I giudici hanno rigettato l’istanza di scarcerazione avanzata dagli avvocati Dario Rossi, Fabio Sommovigo ed Emanuele Tambuscio, che ora valutano la possibilità di ricorrere in Cassazione.
Al momento non sono state rese note le motivazioni del provvedimento.
Durante l’udienza, secondo quanto riferito, Hannoun ha ribadito la propria estraneità a Hamas e ha illustrato le modalità con cui venivano raccolti, gestiti e utilizzati i fondi, spiegando come questi si sarebbero tradotti nell’acquisto e nell’invio di beni destinati alla popolazione civile della Striscia di Gaza.
Per gli inquirenti, invece, sussisterebbero gravi indizi a carico dell’indagato, ritenuto – sempre secondo l’ipotesi accusatoria – una figura di rilievo all’interno di un presunto sistema di raccolta e smistamento di risorse economiche in favore dell’organizzazione terroristica.
L’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo (Dda) di Genova portò lo scorso 27 dicembre all'emissione di nove misure cautelari in carcere nei confronti di altrettante persone tra cui anche il presidente dei palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun che in passato ha sempre negato di essere esponente dell'organizzazione terroristica.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il presunto sistema avrebbe movimentato complessivamente oltre sette milioni di euro a partire dal 2001, con un’intensificazione dopo gli eventi del 7 ottobre 2023.
Le somme sarebbero transitate attraverso bonifici, triangolazioni e rapporti con enti con sede anche all’estero. Una quota rilevante dei fondi raccolti, stimata in oltre il 70 per cento, sarebbe stata destinata – secondo l’accusa – al finanziamento diretto di Hamas o di associazioni considerate a essa collegate.
Gli inquirenti ipotizzano inoltre che parte delle risorse sia stata utilizzata per sostenere economicamente i familiari di persone coinvolte in attentati terroristici o detenute per reati legati al terrorismo, contribuendo così al rafforzamento del consenso e della capacità operativa dell’organizzazione.
Tutte le responsabilità dovranno ora essere accertate nel corso del procedimento giudiziario.
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