Alessandro Barbero può anche incantare le folle anti-occidentaliste da divulgatore storico, ma non è certo un esperto del mondo della magistratura.
O quantomeno, anche in questo caso, vede le cose a modo suo, con gli occhi politicizzati di chi è vicino al Movimento Cinque Stelle.
Così, nella polemica con Antonio Di Pietro sul prossimo referendum sulla giustizia, aveva bisogno della mano di un amico.
E chi poteva soccorrerlo se non il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, testimonial del fronte del no alla riforma Nordio?
Riassunto delle puntate precedenti: Alessandro Barbero ha postato un video in cui prende posizione contro la riforma Nordio azionando il solito allarme fascismo. Antonio Di Pietro, l'ex pm di Mani Pulite schierato per il sì alla riforma, gli ha risposto che evidentemente non l'ha letta per ricavarne quei giudizi.
Oggi, allora, scende in campo Marco Travaglio, paladino maximo del fronte che vuole bocciare la riforma Nordio sebbene in passato si sia schierato a favore del sorteggio per i componenti del Csm. E lo fa a modo suo:
Cosa che, in realtà, non sta scritta da nessuna parte nella riforma Nordio.
Ma tant'è: Travaglio ha un modo tutto suo di vedere le cose. Uguale a quello di Barbero:
Questo è un punto su cui il direttore del Fatto Quotidiano batte molto. Ma di cui pure non si trova traccia nella riforma Nordio in quanto è solo una sua ipotesi:
Per questa ragione, quindi, Marco Travaglio si schiera contro la riforma Nordio. Il suo ragionamento è questo: se i pm saranno "portavoce delle forze di polizia" e queste ultime "dipendono gerarchicamente dal governo", la frittata sarà fatta. E dunque:
E per Travaglio, anziché cercare la verità come fa oggi, il pm, "come il poliziotto che gli fornisce le notizie di reato e gli indizi, baderà ad accusare e a ottenere più arresti, rinvii a giudizio e condanne possibile, senza porsi il problema di chi è colpevole e chi è innocente. Così come il difensore bada a far assolvere più clienti possibile, e se sono colpevoli tanto meglio...":
Per Travaglio, ad oggi, "il pm è il primo difensore dell'indagato e, se scopre che non è stato lui o non ha indizi sufficienti, chiede di archiviarlo, proscioglierlo o assolverlo..."
Di Pietro, per Travaglio, lo dovrebbe sapere. Come ha dimostrato Barbero.
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