20 Jan, 2026 - 12:20

Cos’è il bazooka europeo che Francia e Ue vogliono usare contro Trump?

Cos’è il bazooka europeo che Francia e Ue vogliono usare contro Trump?

La Groenlandia, l’Artico, i dazi di Donald Trump hanno aperto il più grave scontro diplomatico tra Usa e UE da quando il tycoon americano è stato rieletto alla Casa Bianca.

Le mire strategiche sull’Artico, le minacce di nuove tariffe commerciali e l’uso sempre più esplicito del commercio come leva geopolitica hanno spinto Francia e Unione europea a rispolverare un termine diventato ormai ricorrente a Bruxelles: il “bazooka europeo”.

Dietro questa espressione si cela uno strumento giuridico e strategico ben preciso: l’Anti-Coercion Instrument (Aci), pensato per difendere l’Unione da pressioni economiche esterne. 

Nato per rispondere soprattutto alla Cina, oggi il meccanismo viene evocato anche in chiave transatlantica, come possibile deterrente contro la minaccia di Trump di imporre dazi ai paesi Ue che hanno inviato soldati in Groenlandia. 

Ma cos’è davvero questo bazooka europeo e quali danni potrebbe arrecare agli Stati Uniti?

Cos’è il bazooka europeo: lo strumento anti-coercizione dell’Ue

Il cosiddetto bazooka europeo è il nome informale dell’Anti-Coercion Instrument, entrato nell’arsenale dell’Unione per contrastare le pressioni economiche esercitate da Paesi terzi.  

L’idea di fondo è semplice: se uno Stato esterno tenta di influenzare le decisioni sovrane europee attraverso dazi, boicottaggi, minacce o restrizioni commerciali, l’Ue può reagire in modo coordinato e proporzionato.

Tuttavia, non si tratta di una risposta automatica. L’Aci, infatti, prevede un percorso graduale: prima il dialogo, poi eventuali contromisure. Trump, invece, ha annunciato l'applicazione dei primi dazi già a partire dal 1 febbraio 2026.

L’obiettivo principale è la deterrenza, evitare che singoli Stati membri vengano isolati o colpiti, come accaduto in passato alla Lituania dopo l’apertura verso Taiwan.

Il bazooka non è un'arma unica: ma prevede limitazioni agli appalti pubblici, controlli sugli investimenti esteri e sull’export di tecnologie sensibili.

Quali danni può arrecare agli Stati Uniti?

Se l’Ue decidesse di usare il bazooka contro gli Stati Uniti, l’impatto sarebbe soprattutto "settoriale e strategico", non immediatamente distruttivo ma potenzialmente molto costoso nel tempo. I dazi restano una prima opzione, ma non la più efficace.

Colpire prodotti simbolici o filiere sensibili per la politica americana avrebbe un forte valore politico, soprattutto in un contesto attuale.

Il vero punto debole degli Usa, però, sono i "servizi e il digitale". Le grandi piattaforme tecnologiche americane dipendono in modo strutturale dal mercato europeo. Un’applicazione più rigida del Digital Services Act e del Digital Markets Act, multe elevate, controlli stringenti su dati e concorrenza potrebbero incidere pesantemente sui loro modelli di business e sulle valutazioni finanziarie.

Un altro fronte riguarda "energia, tecnologie avanzate e infrastrutture critiche". L’Ue può limitare l’accesso delle aziende americane agli appalti pubblici, condizionare investimenti strategici e rallentare collaborazioni industriali. Sarebbe un segnale forte, capace di toccare nodi sensibili della relazione transatlantica.

La finanza è spesso citata come arma estrema. Gli investitori europei detengono asset statunitensi per oltre 12.600 miliardi di dollari, ma una dismissione forzata sarebbe dannosa anche per l’Europa. Più realistica è una pressione indiretta: ridurre nuovi investimenti, aumentare l’incertezza e rendere più costoso il capitale per gli Usa.

Infine, esiste una leva poco visibile ma potente: il ruolo delle grandi banche d’affari americane nel collocamento del debito europeo. Escluderle sarebbe una mossa simbolicamente esplosiva, anche se rischiosa per la stabilità dei mercati.

In definitiva, il bazooka europeo non nasce per essere sparato, ma per essere mostrato. Serve a far capire che l’escalation avrebbe un costo elevato per tutti, soprattutto per chi la innesca. 

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