Si è ripresa da pochi giorni da un grave problema di salute Roberta Carassai, madre di Alessandro Venturelli, il giovane scomparso nel 2020 da Sassuolo.
Nonostante questo periodo particolarmente delicato della propria vita, il lungo e difficile periodo di convalescenza e la continua lotta per ritrovare l’amato figlio, la donna continua ad essere attaccata da alcuni utenti sui social network.
La giustificazione addotta da alcune persone per un simile comportamento? L’aver “stufato” con la sua continua ricerca della verità.
«Se Alle è andato via e non vuole più essere trovato, bene così, è una scelta», scriveva un utente, senza probabilmente nemmeno conoscere la storia legata al caso.
Un’altra persona le avrebbe scritto di “avere di tutto e di più da nascondere” riguardo a questa drammatica vicenda.
Tag24 ha intervistato in esclusiva Roberta e ha raccolto il suo sfogo, nella speranza che questa macchina dell’odio possa concludersi quanto prima.
Il contenuto di questa intervista nasce da una comunicazione tra il quotidiano Tag24 e la madre di Alessandro Venturelli.
«Dopo questo lungo periodo di convalescenza, con il dolore della scomparsa di Alessandro che è quotidiano, non mi aspettavo di ritrovarmi, al mio risveglio, certi commenti», scrive mamma Roberta.
«Interagire sui social dovrebbe essere un momento di aiuto, connessione e supporto, e non di odio, rabbia e frustrazione», continua.
«Leggo tutto ciò che mi viene scritto, con la rinnovata speranza che qualcuno possa aver avvistato il mio Alle. Invece… mi sono ritrovata davanti a una società desensibilizzata», sottolinea.
«Ogni giorno mi arrivano commenti di qualsivoglia tipologia; alcuni mi dicono che ho qualcosa da nascondere», afferma.
«Cosa ci sarebbe da tenere in segreto? La mia vita è totalmente votata alla ricerca di mio figlio e, come presidente di Nostos, a tutte le famiglie di persone scomparse in difficoltà».
«Mi è stato detto di lasciar perdere le ricerche di Alessandro; ogni giorno mi arrivano messaggi di questa tipologia».
«Come si può lasciare andare un figlio? Scomparso a 20 anni, nel pieno della giovinezza. Chiedo a queste persone: se fosse capitato a voi, non avreste fatto tutto ciò che era necessario per riabbracciarlo?».
«La situazione è ulteriormente peggiorata quando ho ricevuto la lettera dell’emissario del Santo Padre», spiega.
«Mi hanno scritto che il Papa non ha poteri “magici” per aiutarmi a ritrovare mio figlio, che non è un mago».
«Rispondo a queste persone che ciò che avevo chiesto al Papa era un incontro di persona. Tante persone vengono normalmente incontrate con relativi appuntamenti: perché io e Pietro Orlandi non possiamo ricevere lo stesso privilegio?».
«Dicono inoltre che me la prendo con le “istituzioni”, con il “Governo”. Io, piuttosto, vi dico: avete capito che i nostri figli, padri, madri, amici e parenti scomparsi sono degli invisibili ai loro occhi?», conclude.
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