La scomparsa di Maria Rita Parsi, avvenuta il 2 febbraio 2026 a Roma all’età di 78 anni, ha lasciato un vuoto profondo nel panorama culturale, psicologico e civile italiano. Psicoterapeuta, saggista e intellettuale impegnata, Parsi è stata una delle voci più autorevoli nella difesa dei diritti dell’infanzia e nell’analisi del disagio giovanile. La sua morte improvvisa, causata da un malore, ha colpito un Paese che la considerava ancora una presenza attiva e necessaria nel dibattito pubblico.
Chi era Maria Rita Parsi
Nata a Roma nel 1947, Maria Rita Parsi ha costruito una carriera poliedrica che ha intrecciato clinica, ricerca, divulgazione e impegno istituzionale. Psicoterapeuta specializzata nell’età evolutiva, ha insegnato in ambito universitario ed è stata autrice di oltre cento pubblicazioni tra saggi, testi pedagogici e opere divulgative. Il suo lavoro si è sempre distinto per un linguaggio accessibile ma rigoroso, capace di portare temi complessi fuori dagli studi specialistici e dentro il discorso pubblico.
Parsi è stata anche giornalista e commentatrice, spesso presente nei media per offrire chiavi di lettura sul disagio sociale, educativo e relazionale.
L’impegno per l’infanzia e l’adolescenza
Uno dei pilastri della sua attività è stato l’impegno per la tutela dei minori. Ha fondato la Fondazione Movimento Bambino Onlus, con l’obiettivo di prevenire il disagio infantile e promuovere una cultura dell’ascolto, della protezione e dei diritti dei bambini. Attraverso la fondazione e il suo lavoro sul campo, Parsi ha affrontato temi come l’abuso, l’abbandono emotivo, la violenza assistita e la povertà educativa.
Il suo approccio non era mai assistenzialista, ma profondamente culturale: per Parsi, la protezione dei minori passava prima di tutto da un cambiamento dello sguardo degli adulti.
Una voce critica nella società contemporanea
Maria Rita Parsi non ha mai limitato la sua riflessione alla dimensione individuale. Il disagio psicologico, soprattutto quello giovanile, veniva da lei letto come il prodotto di un sistema sociale iperperformativo, poco attento ai bisogni emotivi e incapace di accogliere la fragilità. Ha spesso denunciato l’assenza di un’autentica educazione emotiva e il rischio di crescere generazioni “adattate” ma interiormente smarrite.
Il suo pensiero ha rappresentato una voce critica e controcorrente in una società orientata al risultato più che alla relazione.
La morte improvvisa e il cordoglio pubblico
La notizia della sua morte, causata da un malore improvviso, ha suscitato un’ondata di cordoglio trasversale. Istituzioni, colleghi, educatori e lettori hanno ricordato Parsi come una figura instancabile, coerente e profondamente umana. Colpisce, in particolare, che la sua scomparsa sia avvenuta mentre era ancora attivamente impegnata nella sensibilizzazione sui temi del benessere psicologico e dei diritti dell’infanzia.
La sua assenza appare ancora più significativa proprio perché il bisogno delle sue parole sembra oggi più forte che mai.
Un’eredità che continua
L’eredità di Maria Rita Parsi non si misura solo nei libri pubblicati o nei ruoli ricoperti, ma soprattutto nello sguardo che ha insegnato a posare sulla fragilità. Un’eredità fatta di ascolto, responsabilità adulta e attenzione alle emozioni, spesso trascurate ma fondamentali.
Ricordarla significa non solo raccontare chi era, ma interrogarsi su ciò che ha lasciato: una domanda aperta sulla società che siamo e su quella che vogliamo diventare, a partire dalla cura dei più giovani.
A cura di Matilde Fastella
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *