Avrebbe picchiato ripetutamente la moglie, sua coetanea, cercando di controllarla e isolarla perché geloso. Per questo un 20enne di origini tunisine è stato ora condannato dal Tribunale di Udine a cinque anni di reclusione. Grave il quadro emerso dalle indagini per maltrattamenti: i giudici hanno deciso che dovrà anche risarcire la parte offesa con 20mila euro.
Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, i due ventenni avrebbero iniziato a frequentarsi nel 2022; due anni più tardi, sarebbero andati a convivere e si sarebbero sposati. La situazione sarebbe degenerata già la sera stessa delle nozze.
Il giovane avrebbe in pratica accusato la moglie di aver parlato con la testimone di altri uomini e, per questo, l'avrebbe colpita con un pugno al labbro inferiore, cercando anche di colpirla con un barattolo di marmellata, senza riuscirci.
Davanti alle sue grida, le avrebbe poi stretto il collo con l'avambraccio, impedendole di respirare e tappandole la bocca. Episodi che si sarebbero ripetuti anche il giorno successivo e nelle settimane seguenti, sempre per presunti comportamenti ritenuti inappropriati dal 20enne.
Le indagini sono scattate dopo una denuncia della giovane, che ha raccontato agli inquirenti di un eccessivo controllo da parte del 20enne, che le avrebbe imposto come vestirsi, costringendola a indossare abiti larghi e a modificare il proprio aspetto. Tra le contestazioni più gravi, quella di averla obbligata ad aumentare di peso con l'obiettivo di renderla, agli occhi degli altri, meno attraente.
Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe inoltre limitato i suoi rapporti con amici e familiari, supervisionando costantemente messaggi e chiamate sul suo cellulare e monitorandone gli spostamenti. Le avrebbe inoltre impedito di cercare lavori con orari serali, minacciandola in più occasioni di morte. Comportamenti reiterati, che avrebbero portato la giovane a tentare il suicidio.
Il 20enne, inizialmente portato in carcere e poi sottoposto agli arresti domiciliari con l'obbligo di indossare il braccialetto elettronico, era riuscito a rimuovere il dispositivo e ad allontanarsi, rifugiandosi in Francia. Tornato in Italia, è stato nuovamente arrestato; poi il Tribunale di Udine lo ha condannato per maltrattamenti in famiglia, assolvendolo dall'accusa di violenza sessuale. 20mila euro la somma fissata per il risarcimento a favore della vittima.
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