Secondo il Giornale, c'è un monsignore che, prendendo a pretesto (anche) il referendum sulla riforma della giustizia, vorrebbe "fare le scarpe" a Matteo Zuppi.
Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, l'anno prossimo, nel 2027, sarà a fine mandato. Nel frattempo, nonostante la sua indubbia vicinanza al Pd, ha deciso di non schierare la Chiesa italiana né per il Sì né per il No alla riforma Nordio.
Ma il monsignore che bramerebbe prendere il suo posto, Francesco Savino, invece, lo sta mettendo in difficoltà, tant'è che è atteso il prossimo 13 marzo a un evento di Magistratura Democratica come relatore. E Magistratura Democratica è una delle correnti delle toghe più nettamente schierate per il No alla riforma del governo Meloni.
Il Giornale per questo si chiede se all'interno della Cei non si stiano ripetendo le stesse dinamiche di potere osservate ai tempi di Angelo Bagnasco e Nunzio Galantino.
Il presidente della Cei Matteo Zuppi non ha alcuna voglia di schierare la Chiesa italiana su una delle due barricate. Vuole che Oltretevere ci si mantenga neutrali davanti alla riforma della giustizia varata da Nordio, approvata dal parlamento e ora al vaglio degli italiani.
I cattolici potranno votare liberamente, secondo coscienza, Sì o No al prossimo referendum. La Chiesa non detta alcuna indicazione sulla separazione delle carriere dei magistrati, sullo sdoppiamento del Csm e sull'introduzione del sorteggio per individuare i suoi componenti.
Fatto sta che Nico Spuntoni, sull'edizione odierna del Giornale, mette sotto la lente d'ingrandimento il comportamento non proprio neutrale del numero due di Zuppi, il vicepresidente della Cei monsignor Francesco Savino.
Per Spuntoni, non è un caso che per già due volte la Cei abbia dovuto ribadire con delle note scritte che non dà indicazioni per il prossimo referendum.
Secondo il Giornale, quindi, Zuppi, se non guardarsi alle spalle, deve comunque faticare per far mantenere la neutralità alla Chiesa italiana in vista del prossimo referendum sulla giustizia.
Una situazione non nuova, quindi. E che ricorda quella che, sotto il papato di Bergoglio, caratterizzò la diarchia tra l'allora presidente della Cei Angelo Bagnasco e l'allora segretario generale Nunzio Galantino "che provò in tutti i modi a mettere in ombra il suo presidente".
L'accusa del Giornale, quindi, è presto detta:
Insomma: la Chiesa non vuole cardinali o vescovi militanti. Ma c'è qualcuno pronto a disobbedire.
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