La Germania si prepara ad affrontare una trasformazione demografica più profonda di quanto previsto finora. Una nuova analisi dell’Istituto Ifo di Dresda rivede al ribasso le prospettive sulla popolazione del paese, delineando uno scenario che potrebbe avere implicazioni significative non solo sul piano interno ma anche sugli equilibri economici e politici dell’Unione europea nel lungo periodo.
Secondo lo studio dell’Ifo, entro il 2070 la popolazione tedesca potrebbe ridursi di circa il 10 per cento rispetto ai livelli attuali. Si tratta di una revisione sostanziale rispetto alle precedenti stime, che indicavano una contrazione limitata all’1 per cento.
La correzione deriva dai dati aggiornati del censimento del 2022, che hanno fotografato una popolazione residente pari a circa 81,9 milioni di persone, un numero inferiore rispetto alle valutazioni precedenti. Questo punto di partenza più basso modifica sensibilmente le proiezioni di lungo periodo, portando a prevedere un “forte calo demografico” nei prossimi decenni.
L’analisi individua tre elementi principali alla base del nuovo scenario. Oltre ad una migrazione netta inferiore alle attese, anche una base demografica iniziale più ridotta e un ulteriore calo dei tassi di natalità.
Questi fattori combinati determineranno una trasformazione strutturale della popolazione tedesca, con un aumento significativo della quota di anziani e una diminuzione dei giovani in età lavorativa.
L’equilibrio tra forza lavoro attiva e popolazione pensionata rischia dunque di diventare sempre più fragile, con possibili ripercussioni sul sistema previdenziale, sul mercato del lavoro e sulla capacità di crescita economica del paese.
Lo studio mette inoltre in luce importanti differenze regionali. Gli stati della Germania orientale risultano particolarmente esposti al declino demografico. Questa dinamica rischia di incidere sulla coesione interna del Paese e di alimentare nuove sfide politiche e sociali.
Le nuove proiezioni demografiche tracciano per la Germania un futuro caratterizzato da una popolazione più ridotta e più anziana rispetto alle aspettative precedenti. Il ridimensionamento numerico e l’invecchiamento strutturale rappresentano una sfida strategica che avrà conseguenze economiche, sociali e politiche nel lungo periodo. Per Berlino, e più in generale per l’Europa, la questione demografica si conferma così uno dei nodi centrali delle politiche pubbliche dei prossimi decenni.
Anche la Francia si allinea alla crisi demografica che già colpisce molti altri paesi dell’UE, caratterizzata da meno nascite e da una popolazione sempre più anziana. I dati dell’Istituto nazionale di statistica francese (Insee) hanno mostrato che nel 2025 si sono registrati più decessi che nascite. Con questo risultato, la Francia non è più il Paese europeo con la natalità più alta, primato che aveva mantenuto per anni rispetto ad altri stati dell’Unione Europea.
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