23 Feb, 2026 - 11:50

Chi è Giovanni Melillo e perché il No alla riforma Nordio del procuratore Antimafia fa discutere

Chi è Giovanni Melillo e perché il No alla riforma Nordio del procuratore Antimafia fa discutere

Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, oggi è la figura di spicco nel dibattito sul referendum del 22-23 marzo sulla riforma Nordio della giustizia.

In un'intervista rilasciata alla rivista giuridica "Giustizia Insieme" e ripresa dal Fatto Quotidiano, il procuratore si è schierato pubblicamente per il No.

La sua posizione critica evidenzia rischi per l'indipendenza della magistratura e l'efficacia delle indagini su mafie e corruzione, ma si inserisce in un contesto di campagna referendaria già accesa. E quindi no può che moltiplicare le polemiche.

Cosa sappiamo della vita del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo

Giovanni Melillo è nato a Napol e ha intrapreso la carriera giudiziaria come pretore, per poi entrare nella Direzione distrettuale antimafia (Dda) partenopea.

Tra il 1999 e il 2001 ha lavorato al Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, tornando poi come sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna), dove ha coordinato indagini su criminalità organizzata, riciclaggio, narcotraffico e appalti pubblici.

Nel 2009 è rientrato a Napoli come procuratore aggiunto, assumendo dal 2013 la guida della Dda, interrotta brevemente per il ruolo di capo di gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando (2014-2017).

Nominato procuratore di Napoli nel 2017 dal Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), superando Federico Cafiero De Raho, il 4 maggio 2022 è stato eletto procuratore nazionale antimafia con 13 voti, succedendo proprio a De Raho.

Alla guida della Dna, ha avviato riforme nei metodi di coordinamento investigativo, denunciando abusi nelle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette e promuovendo un approccio moderno alla lotta contro la criminalità organizzata.

Perché Melillo si è schierato contro la riforma Nordio

Melillo ha espresso il suo No alla riforma costituzionale Nordio, approvata il 30 ottobre 2025 senza i due terzi parlamentari e ora sottoposta a referendum, criticandone innanzitutto il metodo.

L'ha definita un'iniziativa governativa "blindata", priva di confronto ampio, che contraddice lo spirito costituente. Secondo lui, in questo modo, si è imposta una prove di forza invece di un dialogo pluralista, essenziale per modifiche all'ordinamento giudiziario.

Sul merito, Melillo denuncia rischi per l'autonomia della magistratura e l'equilibrio dei poteri: la separazione rigida delle carriere (giudici e pm) appare inutile, dato che esiste già (riforma Cartabia 2022), e mira a ridurre i controlli su politica e potere.

A Melillo, poi, preoccupa l'estrazione a sorte dei togati nei due Csm distinti (uno per i pm, uno per i giudici), che potrebbe favorire corporativismo, frammentazione organizzativa e indebolire il ruolo del pm nelle indagini complesse su mafie, corruzione, finanza opaca e frodi fiscali.

La riforma, infine, per il procuratore antimafia, rischia addirittura di impoverire la "condizione spirituale" della magistratura, esponendola a pressioni esterne e compromettendo l'immagine e l'efficacia processuale.

Melillo per questo, ha invitato a un impegno comune dopo il referendum per recuperare fiducia pubblica e dialogo tra avvocatura e politica.

Le polemiche

Le parole di Giovanni Melillo sono destinate a far discutere soprattutto se si ricorda che gli ultimi procuratori nazionali antimafia sono finiti in politica tra le fila del centrosinistra, da Roberti e Cafiero De Rhao. 

Emilia Rossi, autrice del pamphlet "Certo che sì! Il referendum fra realtà e propaganda", su Facebook ha commentato la sua intervista così:

virgolette
Se c’è una carica che contiene in sé la migliore intimità tra potere politico e potere giudiziario è quella del Procuratore nazionale antimafia: designato dall’esecutivo del momento, e quindi dalla parte politica (di sinistra o di destra) che esprime il governo, nominato dal CSM che naturalmente accoglie la designazione fatta dal governo

Il deputato di Forza Italia Enrico Costa, invece, l'ha messa così:

virgolette
“Gli ultimi tre capi della Procura Antimafia si sono candidati alle elezioni, 2 con il Pd 1 con i 5Stelle. Pertanto non stupisce che l'attuale Procuratore, rilanciato dal Fatto Quotidiano, spari a zero sulla riforma, arrivando a paventare pressioni politico mediatiche sistematicamente esercitate per condizionare le indagini più difficili e delicate proprio dall'ufficio che si è distinto come colabrodo per l'estrazione abusiva di documenti riservati a beneficio di giornalisti per costruire articoli contro esponenti del Governo. Inventare di sana pianta che la riforma condizionerà le indagini è uno sfregio al Parlamento e misura il rispetto che certa magistratura manifesta”
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