02 Mar, 2026 - 11:09

La Juve ha sette vite, Milan a ritmo scudetto (ma non basta)

La Juve ha sette vite, Milan a ritmo scudetto (ma non basta)

Strano che oggi nessuno abbia riesumato quell'antico modo di dire delle "sette vite come i gatti", applicandolo alla Juventus. Per la precisione, quella Juve che in teoria non muore mai e che lotta fino alla fine. Ma si salva dalla catastrofe romana solo grazie al torinese Federico Gatti. Che è un difensore dai piedi così così, che comunque Spalletti ama tenere in pantofole in panchina. Gli chiede di entrare solo per disperazione. A tre minuti dalla fine. E di mettere la testa o il piede, fa lo stesso, insomma di mettercela tutta per agguantare il pareggio salva-Juve.

Da eroe per caso a eroe per una notte, è un attimo. Gatti galoppa verso l'area avversaria e ci rimane. Si piazza lassù da centravanti. Che poi la Juve un vero centravanti non ce l'ha, almeno di un certo livello. Quindi, avrà pensato il buon "Gattone", qui basta uno che semplicemente ci metta l'anima o tutte le partite del corpo utili in certe situazioni. Insomma uno che dia una mano, con il cuore, con la testa e con i piedi, che pure sono quelli che sono. Lui lo sa. Ma ne basta uno, di piede, al punto giusto e al momento giusto, per segnare il gol del 3-3 proprio allo scadere, quando la Juventus si fa bella con lo slogan "fino alla fine", anziché celebrare il proverbio motivazionale più vecchio del mondo: "Avere sette vite come i gatti". Con la maiuscola: Gatti.

Il giudizio su Spalletti

Il salva-Juve della domenica - va detto - Spalletti finora non l'aveva mai impiegato, se non per emergenze assortite. Forse la musica cambierà da qui al traguardo, fissato tra undici partite che per la Juventus saranno vitali. Intanto, come ha detto (e ridetto) Chiellini nel prepartita, Spalletti è da confermare. La statura del professionista, gigante della panchina, impone l'assoluto "senza se e senza ma". Il dovere di statistica imporrebbe la formula "da confermare anche se...".

Ecco. L'anno scorso, dopo 27 giornate, la Juventus era ugualmente fuori da Champions e Coppa Italia, ma aveva 52 punti, che già erano 5 in meno rispetto al campionato precedente. Adesso sono 47. Cinque meno dell'anno scorso, dieci meno del Milan attuale secondo in classifica e addirittura venti in meno rispetto ai punti (67) dell'Inter capolista. Rispettando solo il cinismo dei numeri, l'impatto di Spalletti è appena in linea con la media-punti di Motta e Tudor. La percezione invece è diversa. Anzi, addirittura opposta. Con Motta c'era l'impressione di aver infilato un tunnel senza uscita, con Tudor di ondeggiare su una traballante altalena. Spalletti ha invece indicato una traiettoria di crescita. Netta. Che dovrà passare attraverso giocatori migliori. Ma anche un gioco migliore.

Il confronto con le altre

Se infatti le ultime modifiche regolamentari non hanno escluso dal gioco la fase difensiva (ma non risulta sia così...), fa parte del gioco anche la capacità di non prendere tanti gol. In questo, la Juve sembra insuperabile. Dal 3-0 di Coppa Italia subito dall'Atalanta a inizio mese, passando per i sette gol subiti dal Galatasaray e arrivando al 3-3 contro la Roma, a febbraio la Juventus ha subito 20 gol in sette partite. E d'accordo avere sette vite come i Gatti ma, se continua così, il quarto posto se lo sogna. Gioco o non gioco. Spalletti o non Spalletti.

Intanto le altre vanno. L'unica che paga la fatica Champions è l'Atalanta. Il Napoli soffre ma ritrova un Lukaku commovente e - almeno stavolta - può mettere da parte la rabbia contro l'arbitro che aveva regalato al Verona un corner fatale, quello del momentaneo pareggio.
In ordine cronologico di apparizione nel week-end, dopo il Napoli c'era l'Inter che fa parlare meno per i risultati (ormai monotoni, vince sempre!) e più per le inedite lamentele di Chivu. L'allenatore romeno dice che alla sua squadra non vengono riconosciuti i meriti. Solo critiche. Sarà perché Chivu è allievo di Mourinho, quindi pensa sia opportuno riesumare il "rumore dei nemici". Sennò la sua uscita non si spiega.

E poi c'era il Milan. Che vince oltre il novantesimo con Pavlovic e Leao, dopo aver sprecato - proprio con Leao - almeno tre situazioni da uomo solo davanti al portiere. Il Milan ha 57 punti dopo 27 giornate, esattamente come il Napoli scudettato un anno fa. Ma in testa c'era la (non criticata) Inter di Inzaghi, anziché la (criticata?) Inter di Chivu. E fa, farà tutta la differenza per lo scudetto.

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