02 Apr, 2026 - 12:57

Perché il finale di "Lucy" ha diviso la critica: fan in dubbio e apertura a un sequel?

Perché il finale di "Lucy" ha diviso la critica: fan in dubbio e apertura a un sequel?

"Lucy" non è stato solo un action sci-fi: è diventato un vero caso cinematografico. E il motivo è uno solo: quel finale assurdo, ambizioso, visionario che ancora oggi fa discutere.

C’è chi lo ha amato e chi lo ha bocciato senza appello. Ma una cosa è certa: nessuno è rimasto indifferente. E quando succede, significa che qualcosa di potente è successo davvero.

Con Scarlett Johansson trasformata in una sorta di entità cosmica e Morgan Freeman nel ruolo dello scienziato che prova a capire tutto, il film ha spinto sull’acceleratore fino a un epilogo che ha spaccato pubblico e critica.

Ma perché ha diviso così tanto? E soprattutto: quel finale lascia davvero spazio a un sequel?

Trama di "Lucy": da studentessa a essere superiore

La storia segue Lucy, una giovane americana a Taipei che si ritrova invischiata in un traffico di droga. Il fidanzato la coinvolge in uno scambio pericoloso, ma la situazione sfugge subito di mano.

Lucy viene catturata e trasformata in una corriere della droga CPH4, cucita nel suo corpo. Quando la sacca si rompe, la sostanza invade il suo organismo e cambia tutto.

Da quel momento, Lucy sviluppa capacità straordinarie: apprende istantaneamente, controlla la materia, legge nella mente e perde progressivamente ogni emozione. Più il suo cervello si espande, più si allontana dall’essere umano.

Contatta il professor Norman, interpretato da Morgan Freeman, e decide di condividere la sua conoscenza con l’umanità. Ma prima deve recuperare tutta la droga e affrontare il boss che la sta cercando.

La sua evoluzione diventa sempre più estrema, fino a portarla oltre ogni limite immaginabile.

Finale di "Lucy" divide: geniale o troppo estremo?

Il finale di "Lucy" è il vero punto di rottura. Lucy raggiunge il 100% delle capacità cerebrali e il suo corpo si trasforma. Una sostanza nera invade il laboratorio e si fonde con la tecnologia, mentre la sua mente viaggia attraverso lo spazio e il tempo.

Incontra la prima antenata dell’umanità, Lucy preistorica, e si crea un collegamento simbolico tra origine e futuro. Poi assiste al Big Bang, come se la sua coscienza fosse diventata universale.

Quando il boss le spara, lei non è più lì. Si smaterializza. Rimane solo una chiavetta USB con tutta la sua conoscenza.

E poi il colpo finale: "Sono ovunque". Lucy non è più una persona. È diventata una presenza totale, diffusa nello spazio-tempo. Una sorta di divinità della conoscenza.

Ed è qui che il pubblico si divide: geniale intuizione o esagerazione totale?

Critica divisa: perché "Lucy" ha fatto discutere tutti

Fin dalla sua uscita, "Lucy" ha raccolto reazioni contrastanti. Il punteggio su Rotten Tomatoes si è fermato al 67%, segno di un’accoglienza tutt’altro che unanime.

Da una parte, molti hanno apprezzato il coraggio del film. Ha preso una premessa semplice e l’ha portata alle estreme conseguenze, senza paura di osare. Alcuni critici hanno parlato di un’opera audace, veloce e visivamente potente.

Dall’altra, c’è chi ha storto il naso. Il finale è stato giudicato troppo forzato, poco coerente e addirittura "ridicolo" da alcuni commentatori. La famosa chiavetta USB, usata per contenere tutta la conoscenza dell’universo, è diventata simbolo di questa critica.

Il problema principale? Il film promette molto all’inizio, ma secondo alcuni perde equilibrio nella seconda parte, puntando più sull’effetto wow che sulla coerenza narrativa.

Eppure è proprio questa scelta a renderlo memorabile. Perché, nel bene o nel male, "Lucy" ha fatto parlare di sé come pochi altri film sci-fi.

Sequel o spin-off? Il futuro di Lucy è svanito

Dopo un finale così aperto (e così estremo), la domanda è inevitabile: ci sarà un seguito? Dal punto di vista commerciale, avrebbe senso. Il film ha incassato oltre 460 milioni di dollari a fronte di un budget molto più contenuto. Un successo enorme.

Eppure, Luc Besson ha sempre frenato. Ha dichiarato più volte di non vedere un vero spazio per un sequel diretto. La storia di Lucy, secondo lui, si è conclusa.

Negli anni si è parlato di possibili sviluppi, ma senza conferme concrete. L’idea più interessante? Un altro personaggio che utilizza il CPH4 e sviluppa poteri simili, creando magari un confronto con Lucy.

Nel 2023 si è parlato anche di una serie spin-off, con la possibilità di rivedere Morgan Freeman nel suo ruolo. Ma nel 2026 tutto sembra essersi fermato: nessun progetto ufficiale in corso.

In definitiva, "Lucy" resta un film unico, con un finale che ha diviso ma anche lasciato il segno. E forse è proprio questo il suo vero potere: far discutere, ancora oggi.

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