Ammettendo che Repubblica non è propriamente un giornale di centrodestra, anzi, il contrario, è storicamente legato al Pd, e che comunque Ilvo Diamanti con la sua Demos non fa sconti a nessuno, si può ben dire che un mese e mezzo dopo la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia e nonostante le ripercussioni politiche che ci sono state in queste ultime cinque settimane, la compagine che sostiene il governo sostanzialmente resiste nell'indice di gradimento degli italiani.
Lo fa con i suoi partiti, ma soprattutto con due fattori.
Il primo è legato a Roberto Vannacci: il suo Futuro Nazionale ormai viaggia attorno al 4%.
Il secondo ha a che vedere con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, nonostante abbia passato dei giorni difficili, tra richieste di dimissioni (dalla Santanché a Delmastro), polemiche intestine (vedi Giuli contro Buttafuoco), obiettivi macroeconomici mancati (il 3,1% del rapporto deficit-Pil), tensioni per la nuova legge elettorale, continua a rappresentare una vera e propria anomalia nella storia dell'Italia repubblicana: dopo 3 anni e mezzo di Palazzo Chigi, la sua popolarità è ancora altissima.
Il maggior quotidiano dell'area del centrosinistra, Repubblica, oggi, quindi, deve registrare che, nonostante tutto, il centrodestra mantiene i suoi consensi.
Il motivo principale è che può contare su due pilastri: Roberto Vannacci e Giorgia Meloni.
Per il Generale, lo testimonia il fatto che il suo partito nato appena 3 mesi fa, Futuro Nazionale, ormai ha sfondato quota 4% e si piazza stabilmente davanti a formazioni più strutturate come Azione di Carlo Calenda (al 3,5%), Italia Viva (al 2%) e Più Europa (al 2,1%).
è solito ripetere Vannacci. Stando ai numeri, non a torto.
Ma tant'è: rimanendo sui partiti, il più forte, secondo Demos, rimane quello di maggioranza relativa, Fratelli d'Italia, stimato al 28,6%.
Ora: è vero che ha conosciuto momenti ancora migliori: a settembre 2025 era al 29,8%, a un passo da quota 30. Ma è altrettanto vero che nel 2022 vinse le elezioni "solo" con il 26%.
Dietro FdI si conferma, poi, il Partito Democratico che da anni, in ogni caso, non guadagna un voto.
Il suo zoccolo duro si assesta, secondo Diamanti, al 21,5%. E comunque: la segretaria Schlein può sempre rivendicare che nel 2022, alle politiche, i dem fecero segnare, con Enrico Letta al timone, il loro record negativo (19,1%) e che alle europee del 2024, con lei, i consensi reali sono saliti fino al 24,1%. Da allora, però, non si è registrata alcuna crescita.
Il terzo posto nella classifica dei partiti più graditi agli italiani lo occupa il Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte con il 13%. A metà tra il 15,4% delle politiche del 2022 e il 9,9% delle europee del 2024.
Dietro, si piazzano Forza Italia con l'8% (a settembre 2025 era data all'8,4% e alle politiche del 2022 raggiunse l'8,1%); la Lega di Matteo Salvini (al 7,8% quando a settembre del 2025 era data all'8,6% e alle politiche del 2022 raggiunse l'8,8%) e Alleanza Verdi e Sinistra del duo Fratoianni-Bonelli (al 5,8% mentre 8 mesi fa era data al 6,1% e alle politiche del 2022 conquistò sul campo il 3,6%).
Sta di fatto che, come accennato, il centrodestra, oltre che sul nuovo partito di Vannacci, può contare anche sul fattore Meloni. La premier è l'unica leader politica italiana che aumenta la sua popolarità.
Ora, l'istituto demoscopico Demos le assegna il 38% mentre a settembre 2025 era al 37%.
Dietro di lei, ci sono Giuseppe Conte al 35% (stabile); Emma Bonino (che dal 28% è scesa al 24% ma che, causa anche dei suoi problemi di salute, è molto defilata nel dibattito pubblico); Antonio Tajani (al 25% rispetto al 32% che aveva a settembre 2025); Elly Schlein (che scende al 24% rispetto al 26%); Carlo Calenda (al 19% rispetto al 22%); Matteo Salvini (crollato al 17% rispetto al 25%); Nicola Fratoianni (al 20% rispetto al 23%); Matteo Renzi, anche lui crollato (al 12% rispetto al 21% di otto mesi fa); Angelo Bonelli (idem: al 14% rispetto al 23%) e Beppe Grillo, ormai defilato, che mantiene il 10% di popolarità rispetto al 17% del settembre 2025.
E Vannacci? Il gradimento personale del Generale nelle vesti di leader di partito è stato misurato per la prima volta e arriva al 20%.
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