25 May, 2026 - 10:45

Europa League amara per Milan e Juve: niente più alibi, solo macerie e responsabilità

Europa League amara per Milan e Juve: niente più alibi, solo macerie e responsabilità

C'è un momento preciso in cui i retroscena pilotati, le veline societarie e le strategie comunicative si schiantano contro la spietata realtà della classifica. Quel momento è arrivato. Il Como è in Champions League, preceduto dalla Roma di Gasperini che ha messo tutti in riga. E le due nobili decadute del nostro calcio, Milan e Juventus, scivolano in Europa League, mestamente al quinto e sesto posto. Un disastro epocale, un danno economico, sportivo e d'immagine senza precedenti che nessun giro di parole potrà mai mitigare.

Da oggi in poi, statene certi, assisteremo al solito, stucchevole copione. Dalle parti di Milanello e della Continassa inizieranno a filtrare scuse, spiegazioni tattiche, diti puntati e alibi preconfezionati. Dirigenti, allenatori e giocatori faranno a gara a scaricarsi responsabilità, più o meno sottovoce, con influencer o media compiacenti. Ma la verità è molto più banale: Milan e Juventus, nonché il loro allenatori, hanno finito il "libretto delle giustificazioni". Quello che Allegri e Spalletti portavano a scuola cinquant'anni fa, oggi è completamente esaurito, consumato fino all'ultimo foglio. Non ci sono più pagine bianche per le firme false, né scuse plausibili per giustificare il fallimento ai tifosi. La campanella è suonata, gli esami sono finiti, anche quelli di riparazione.

L'Europa League, per Milan e Juventus, non è un palcoscenico: è un purgatorio. Significa essere tagliati fuori dal grande giro, perdere decine di milioni di euro e veder evaporare il proprio appeal internazionale. Con quale coraggio i dirigenti si presenteranno adesso dai top player sul mercato, offrendo il brivido del giovedì sera nei campi della periferia europea? Molti acquisti già bloccati rimarranno semplicemente nei sogni, perché i grandi giocatori vogliono la musica della Champions. E la Champions, quest'anno, non si giocherà né allo Stadium bianconero né nel San Siro rossonero. Non si giocherà esattamente nemmeno a Como, in verità. Perché non ha lo stadio pronto, omologato. Segno che la Champions è arrivata perfino presto, rispetto alle previsioni. Comunque complimenti al Como, ci mancherebbe. Però guardiamo in faccia la realtà, ripulendola dalla narrazione del miracolo provinciale.

Questa è una scalata figlia di enormi investimenti, che negli ultimi due anni sono stati superiori a quelli del Milan e, forse, persino a quelli della Juventus. C'è una proprietà ricchissima, zero pressioni da piazza esigente e un allenatore, Cesc Fabregas, tanto bravo quanto marcatamente "presuntuosetto". Una squadra globale che non ha nemmeno un italiano in rosa, come certificato dal video social del discorso finale del tecnico: tutto rigorosamente in lingua inglese. Sono venuti a casa nostra a insegnarci come si fa calcio, con i loro capitali e i loro idiomi, e questo fa male alla nostra autostima calcistica molto più delle solite, ormai banali discussioni rituali.

Va comunque segnalato il rituale capolavoro del non-senso, che si consuma nei talk più o meno avvelenati dalla smania di interazioni e visualizzazioni. Senza distinzione tv, radio o piattaforma, il festival del pregiudizio offre uno spettacolo grottesco: per il Milan di Allegri la colpa è sempre della "mancanza di gioco", mentre per la Juventus di Spalletti il dogma assoluto è la "mancanza di giocatori". Una narrazione schierata e priva di senso, tanto che i tifosi si stanno dimostrando molto più razionali, lucidi e obiettivi di opinionisti e influencer.

I milanisti infatti sono esausti e arrabbiatissimi. Non ne possono più di una dirigenza che, dall'addio di Paolo Maldini in poi, sembra navigare a vista, compreso uno Zlatan Ibrahimovic decisamente troppo egoriferito per essere un manager credibile. È evidente che il Milan di Allegri abbia rovinato uno splendido percorso precedente con il crollo verticale delle ultime dieci, disastrose giornate di campionato. Lì si è spenta la luce. Sull'altra sponda, il popolo bianconero ha individuato il bersaglio mettendo nel mirino l'AD Comolli, responsabile di un mercato che definire disastroso è un complimento. Eppure, la Juventus di Spalletti ha buttato via la Champions con le sue stesse mani nell'ultimo chilometro, inciampando in modo imperdonabile: il pareggio interno con il Verona, il crollo con la Fiorentina e perfino il pari subito con rimonta dal Toro nel derby.

Mentre Gasperini si gode il primato della competenza e Fabregas festeggia in inglese, ad Allegri e Spalletti non restano che le macerie, i rimpianti e una montagna di scuse che non convincono più nessuno. Roma e Como sono in Champions League, Milan e Juventus no. E non è stato un miracolo, semmai la logica conseguenza di un fallimento pilotato nel tempo.

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