La riforma delle concessioni balneari stata approvata due anni fa, ma per i bagnanti italiani nel frattempo è cambiato pochissimo.
Le concessioni continuano ad essere prorogate e non si riescono a fare le gare per l’assegnazione per la mancanza di regole nazionali uniformi. Del bando di gara modello del Mit circola solo qualche bozza e pochi comuni hanno deciso di procedere autonomamente, scrivendo le proprie regole e facendo le gare per le assegnazioni.
Del perché la riforma delle concessioni balneari non sia ancora partita Tag24.it ha parlato con Matteo Hallissey, esponente di +Europa. Hallissey accusa l’esecutivo di non aver applicato la riforma per non scontentare le lobby dei balneari e di continuare a prorogare le concessioni di anno in anno.
D: Lei da anni segue il tema delle concessioni balneari e della concorrenza. Guardando alla situazione attuale, qual è il principale motivo per cui, nonostante la riforma sia stata approvata, per i cittadini che andranno al mare nell'estate 2026 cambierà ancora molto poco?
R: Perché il governo non ha fatto altro che continuare a prorogare le concessioni balneari già esistenti. E quindi oggi assistiamo ad una situazione di fatto di stallo, in cui il governo nazionale, così come anche i governi precedenti, per non scontentare la lobby dei balneari, continua a fare proroghe su proroghe.
Così non si riesce a mettere a gara il nostro litorale garantendo spiagge libere e una giusta concorrenza tra nuovi imprenditori e gli attuali concessionari.
D: Per un bagnante che quest'estate pagherà un ombrellone, una cabina o un lettino, qual è il costo di questa fase di transizione?
R: Il costo è quello di qualsiasi servizio dove c’è una concorrenza molto bassa. Quando manca la concorrenza, accade che i balneari che hanno la concessione da molti decenni, addirittura ereditandola di padre in figlio, di fatto non hanno alcun incentivo a migliorare i propri servizi e ad avere stabilimenti con una qualità più alta, perché sanno che non ci sono delle gare e non devono presentare nessun nuovo progetto.
Tra l’altro anche per i balneari questa è una situazione di incertezza, in cui chiaramente non fanno nessun investimento perché non sanno fino a quando avranno la concessione. La cosa migliore invece è proprio andare a gare come hanno fatto pochi comuni coraggiosi che hanno scelto di andare a gara, nonostante il governo nazionale non abbia fornito le condizioni utili per farlo.
D: In questi mesi alcuni Comuni hanno scelto di procedere con i bandi anche senza attendere il modello nazionale. Non si corre il rischio di creare un sistema frammentato, con regole diverse da territorio a territorio?
R: Il governo, in particolare il ministro dei Trasporti Salvini - che ha deciso di occuparsi di questa materia - ha di fatto ancora una volta preso in giro tutti, dicendo che avrebbero pubblicato entro 60 giorni questo bando nazionale con le caratteristiche che tutte le gare a livello locale dovrebbero adottare. Invece questo bando è ancora un bando fantasma, non ne sappiamo nulla.
I pochi comuni, come il Comune di Roma e Bacoli che hanno scelto di approvare i bandi locali e poi di procedere con le gare, hanno fatto una scelta molto importante e oggi sono un esempio.
D: Perchè?
R: Penso al litorale romano a Ostia, dove i nuovi imprenditori hanno fatto le gare per tutto il litorale. Così abbiamo avuto come primo effetto il fatto che abbiamo fatto i controlli e combattuto gli abusi.
In secondo luogo tutti hanno dovuto presentare nuovi progetti per gli stabilimenti, in circa il 50% dei casi ha vinto un balneare uscente, nell’altro 50% sono arrivati nuovi imprenditori, tra l’altro tutti del territorio. Quindi si possono benissimo fare queste gare nel modo giusto.
D: Molti cittadini si aspettavano dalla riforma più spiagge libere e maggiore accessibilità al mare. Se dovessi individuare tre vantaggi della riforma, quali sarebbero?
R: Arrivare a fare le gare in tutta Italia anzitutto ci adeguerebbe agli standard di tutta Europa. E ci porterebbe più vicini a modelli degli altri Paesi, dove ci sono più spiagge libere e gli stabilimenti che ci sono vengono messi a gara.
Ci sarebbe un vantaggio per i cittadini che potrebbe scegliere tra tutte le offerte possibili: spiagge libere, spiagge libere attrezzate e stabilimenti con imprenditori che hanno fatto nuovi progetti. Sarebbe utile per il tessuto imprenditoriale anche a livello locale perché darebbe la possibilità a tutti di partecipare a questi bandi.
Darebbe un vantaggio in realtà atutti gli attori in gioco. Anche gli attuali imprenditori balneari non devono avere paura delle gare perché possono ripresentarsi, farebbe bene anche a loro perché eliminerebbe questa incertezza, darebbe la possibilità a tutti di avere dei tempi certi con cui possono gestire gli stabilimenti.
D: Se lei fosse ministro oggi, qual è la prima cosa che farebbe per far sì che nell'estate 2027 il cittadino veda finalmente una differenza rispetto a oggi?
R: Farei ciò che ormai da decenni avremmo dovuto fare, dire che non si fanno più proroghe, ma si andrà a gara.
Poi monitorare e vigilare affinché tutti i comuni d’Italia che si affacciano sul mare facciano queste gare con un piano locale che garantisca metà spiaggia libera o libera attrezzata con la possibilità di prendere un ombrellone se lo si desidera ma non in maniera obbligatoria.
E l’altra metà invece di lidi ben organizzati con piccoli lotti favorendo anche l’imprenditoria giovanile e la possibilità di imprese che hanno voglia di investire per migliorare i servizi.
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