La Commissione Ue è nata da poco e già sembra affrontare gravi difficoltà. Certo, ufficialmente il von der Leyen bis partirà il 1° dicembre 2024 (per finire il 31 ottobre 2029) ma il fatto che la sua maggioranza si regga solo su 370 voti potrebbe creare inciampi e difficoltà in caso di dossier divisivi.
In Italia il PD ha scelto di indicare ai suoi europarlamentari di votare sì alla nuova Commissione Ue (anche se Cecilia Strada e Marco Tarquinio avevano già palesato la loro contrarietà), mentre da AVS e M5S le concessioni che von der Leyen avrebbe fatto a PPE e gruppi conservatori sarebbero state troppe per avere un loro sì.
Dall'area dem hanno parlato Andrea Orlando e Walter Verini, entrambi convinti che la presenza del PD può arginare eventuali derive di destra della Commissione, anche se ci sono state "una serie di contraddizioni molto gravi, che oggi producono una Commissione con un carattere ambiguo".
Il von der Leyen bis alla Commissione Ue ha prodotto una serie di schermaglie politiche all'interno anche dei partiti italiani, non soltanto dei gruppi politici europei.
Se molto si sapeva delle rimostranze dei Verdi o dei Socialisti, insoddisfatti gli uni per la poca convinzione nel portare avanti il progetto del Green Deal e gli altri per la presenza di Raffaele Fitto (Fratelli d'Italia) come vicepresidente esecutivo, in Italia invece a finire sotto l'attenzione generale è il voto del Partito Democratico.
Il PD ha votato sì ad un secondo mandato per Ursula von der Leyen, vedendo però Cecilia Strada e Marco Tarquinio esprime il proprio dissenso verso questa scelta. Dissenso che era stato concretizzato anche con un voto contrario, andando a contribuire a quella maggioranza risicata che la nuova commissione europea dovrà fronteggiare nei prossimi anni.
In tanti quindi si stanno chiedendo in queste ore cosa succederà a quei temi che possono esser collegati all'area socialista e progressista dell'UE, non soltanto la transizione energetica ma anche il rispetto dello stato di diritto o come approcciarsi con la seconda presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti.
Il gruppo S&D, del quale fa parte il PD, aveva provato a sollevare il problema che l'ingresso di Fitto fra i vicepresidenti esecutivi portasse troppo a destra (o nell'area conservatrice) le politiche europee, ma con il passare dei giorni era chiaro ai socialisti che il PPE avrebbe potuto mettere il proprio veto a Teresa Ribera, che pure dovrebbe occuparsi di tematiche importanti come la concorrenza nel mercato europeo.
Dal PD ha parlato Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia e candidato alle ultime regionali in Liguria. Il dem "bacchetta" i colleghi socialisti europei, che avrebbero adottato una strategia alla lunga perdente e che non avrebbe arrecato alla fine alcun vantaggio alle politiche socialiste e progressiste:
Guardando alla coalizione di centrosinistra che in Italia cerca faticosamente di compattarsi contro quella di centrodestra, il PD ha votato - come detto - a favore di un secondo mandato di von der Leyen, ma ciò non è avvenuto per M5S e AVS.
I pentastellati hanno subito parlando di "euroinciucio", adottando la stessa opinione di Sinistra italiana (entrambi i partiti fanno parte del gruppo europeo Left), mentre da AVS Angelo Bonelli e NIcola Fratoianni non sono soddisfatti della scelta di Philippe Lamberts, a consulente speciale per il clima di von der Leyen.
Non è in discussione il valore del singolo politico, quanto il fatto che la presidente della Commissione Ue si sia giocata questa carta per tenersi buoni i voti dei Verdi. Il motivo del voto contrario dei parlamentari italiani legati ad AVS sta proprio in questo punto, perché c'è stato un chiaro spostamento a destra delle varie commissioni europee.
Walter Verini del PD sembra suggerire, dal canto suo, che il voto favorevole degli europarlamentari dem sia legato a scongiurare questo scenario: il PD c'è e vuole incidere, perché le sfide politiche, ambientali, economiche e sociali per il prossimo futuro sono tante e importanti.
A far compagnia ad AVS e M5S, fra i partiti italiani contrari al von der Leyen bis, c'è stata anche la Lega. Nella maggioranza al governo questa posizione ovviamente non è passata inosservata e ha fatto storcere il naso a più di qualcuno.
Se FdI ha incassato con piacere la scelta di Fitto ad un incarico tanto prestigioso (anche se ora si pone il problema di affidare a qualcun altro le deleghe dell'ex ministro per il PNRR), FI ha visto che von der Leyen ha prestato ancora una volta molta attenzione ai suggerimenti del PPE di Manfred Weber.
I leghisti invece contestano molte cose che secondo loro sarebbero andate storte nella formazione della Commissione. Sui social sono apparsi messaggi e post in cui il partito "ha votato convintamente insieme ai Patrioti contro il von der Leyen bis e contro una Commissione che su immigrazione, industria, lavoro e settore automobilistico è già partita molto male".
Nessuno arriva ovviamente a contestare la nomina di Fitto, anche perché potrebbero esser definiti "anti italiani" come nel caso del PD e delle sue rimostranze contro il ministro di Maglie, ma è anche ovvio che così agendo la Lega ha voluto marcare una differenza di vedute importante rispetto ai suoi alleati italiani. Probabile che per ogni questione e votazione che la Commissione UE dovrà affrontare, i tre partiti di maggioranza in Italia potrebbero andare in ordine sparso.