Poche ore separano il Movimento Cinque Stelle dalla fine della ripetizione del voto sull'eliminazione della figura del Garante e sull'abolizione del limite di mandati. Un ritorno alle urne chiesto a gran voce dal fondatore del M5s, Beppe Grillo, rimasto insoddisfatto dall'esito del primo voto che di fatto lo avrebbe estromesso dal Movimento. L'obiettivo dei fedelissimo di Grillo è quello di sabotare il quorum: affinché i voti sui due quesiti siano validi è necessario che esprimano la loro preferenza quasi 45mila persone.
Non sono mancate le tensioni in questi ultimi giorni. L'altro ieri Beppe Grillo ha inviato alla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, una lettera all'interno della quale suggeriva di candidare Conte come segretario del Pd. Una chiara provocazione nei confronti del presidente pentastellato, accusato di aver trasformato il Movimento in una costola dei dem.
Conte ha risposto alla missiva recapitata al Nazareno nel corso di un'intervista a SkyTG24 nella giornata di ieri, 7 dicembre 2024. Il presidente del M5s ha risposto a Beppe Grillo ed ha spiegato, alla vigilia dell'ultima giornata di voto, che il Movimento è di tutti gli iscritti e che una battaglia per il logo sarebbe un danno.
Nessun dato sul quorum è stato diffuso dal M5s. Si vota in silenzio e, dopo le 22 di oggi, sarà chiaro quale sarà il futuro del Movimento: al di là del risultato si prospettano tempi difficili per il presidente Giuseppe Conte. Se dovesse essere confermata la linea dell'avvocato dovrà tenere testa alle possibili cause legali di Grillo sulla paternità del M5s: il fondatore non sembra intenzionato a lasciare la sua creatura nelle mani di Conte ed è disposto a fare di tutto per riaverla.
E se le votazioni dessero ragione a Grillo? Sembra una prospettiva remota ma va presa in considerazione. Un'eventuale "ritorno alle origini" porterebbe alle dimissioni di Conte e a un cambio di linea che segnerebbe l'intera politica italiana. C'è il rischio che il Movimento si isoli, lasciando ogni possibilità di dialogo con altri partiti per correre in solitaria.
L'altro ieri Grillo ha spedito una lettera alla segretaria del Pd Elly Schlein. Nella lettera, il fondatore ha invitato la leader dem a candidare Conte perché avrebbe regalato tantissimi voti al suo partito. Una provocazione che va avanti da tempo, quella secondo cui il presidente pentastellato sarebbe accusato di aver ridotto il M5s a un socio di minoranza del centrosinistra.
Conte non ci sta. Il leader dei 5 Stelle, in un'intervista a SkyTG24, ha invitato il fondatore del Movimento a crearsi una sua propria fondazione:
Il presidente pentastellato passa poi alle accuse nei confronti di Grillo, colpevole di aver anteposto il suo rapporto con l'ex premier Mario Draghi al M5s. Nel suo lungo discorso, Conte cita anche l'ex Cinque Stelle Luigi Di Maio:
E il simbolo? Il timore per la battaglia legale c'è ma Conte nega la paternità del Movimento a Grillo. Il M5s, a detta del presidente, è di tutti gli iscritti e di chi ne ha contribuito alla crescita. Conte ha spiegato, in una seconda intervista concessa al programma 'Accordi e Disaccordi' su Nove, che i valori del Movimento sono rimasti invariati.
Non resta che attendere l'esito del voto di oggi che potrebbe decidere non solo le sorti dei pentastellati ma anche dell'opposizione e di tutta la politica italiana.