Un inizio anno turbolento per Giorgia Meloni e il suo governo. Nella giornata di oggi, 2 gennaio 2025, la premier e il ministro degli Esteri Antonio Tajani si sono riuniti a Palazzo Chigi assieme al Guardasigilli Carlo Nordio e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai Servizi Alfredo Mantovano per discutere dell'arresto in Iran della giornalista di Chora Media e de Il Foglio Cecilia Sala con l'accusa di aver violato la legge islamica. Era presente all'incontro anche il Consigliere diplomatico del Presidente, Fabrizio Saggio.
La 29enne è stata arrestata lo scorso 19 dicembre e la notizia della sua detenzione nel carcere di Evin è arrivata qualche giorno dopo Natale. Emerge che la reporter, recatasi in Iran per alcune puntate del suo podcast, si trovi in condizioni severe. La Farnesina, dal canto suo, ha chiesto l'immediato rilascio della giornalista all'ambasciatore iraniano in Italia. Da parte di Teheran non sembra esserci alcuna risposta se non un sollecito a liberare l'ingegnere 38enne Abedini. La Repubblica islamica ha spiegato che le condizioni di Sala sono molto diverse da come descritte dalla stessa reporter.
L'opposizione ha ricevuto una risposta da parte del governo dopo ore di pressione. Il leader e fondatore di Italia Viva Matteo Renzi aveva chiesto alla presidente del Consiglio di convocare gli esponenti dei partiti di minoranza per poter lavorare insieme per la scarcerazione e il rientro di Cecilia Sala in Italia. Anche gli esponenti del Partito Democratico e +Europa hanno chiesto di prendere in considerazione la proposta di Renzi. Dopo il vertice, Meloni ha accolto le richieste delle opposizioni.
Non c'è tempo da perdere e nemmeno per prendere decisioni sbagliate. Sebbene la politica sia in vacanza per le feste di Natale, oggi è stato un giorno di lavoro molto intenso per Tajani, Mantovano e Nordio. I due ministri e il sottosegretario si sono recati a Palazzo Chigi per un vertice con la presidente del Consiglio oggi alle 16 in merito alla situazione che vede coinvolta Cecilia Sala, ormai da due settimane prigioniera in Iran. La premier ha incontrato anche la madre della reporter, Elisabetta Vernoni, subito dopo il vertice e ha sentito telefonicamente il padre, Renato Sala.
La scarcerazione della giornalista è legata al destino di Mohamad Abedini Najafabadi, l'ingegnere iraniano-svizzero detenuto a Opera dopo il parere negativo della procuratrice generale di Milano Francesca Nanni. Il 38enne, arrestato su mandato degli Usa, è accusato di cospirazione e di essere un venditore di droni militari ai danni degli Stati Uniti. L'uomo, fermato a Malpensa su mandato di cattura internazionale, ha rigettato ogni accusa ma Washington non sembra intenzionata a fare passi indietro e ne ha chiesto l'estradizione. Una situazione che rende complicata la scarcerazione di Sala. Secondo quanto affermato da Teheran, la giornalista sarebbe stata arrestata con l'accusa di aver violato la legge islamica.
Uniti per liberare Cecilia. Questo è il messaggio che arriva da tutti i partiti che fanno parte dell'opposizione, disposti a mettere da parte i giorni di vacanze e le beghe con il governo Meloni per riportare a casa una connazionale. L'appello arriva dal segretario di Italia Viva Matteo Renzi che ha invitato la premier a convocare i segretari dei partiti per trovare insieme una soluzione. Da parte del Partito Democratico c'è disponibilità a confrontarsi. Lo fanno sapere la segretaria del Pd Elly Schlein e il responsabile Esteri del partito Peppe Provenzano, nel pomeriggio è arrivata una nota anche da parte di altri esponenti dem. All'appello si è unito anche +Europa, il segretario Riccardo Magi - dopo le parole dell'Alto rappresentante dell'Unione europea Kaja Kallas - ha spiegato:
Richieste accolte dalla presidente del Consiglio, come emerge dalla nota diffusa subito dopo il vertice nella serata di oggi:
Ora Palazzo Chigi valuta tutte le opzioni sul tavolo anche se la liberazione di Sala dipende in gran parte dall'estradizione di Abedini. Proprio su questo fronte non arrivano notizie positive: Washington preferirebbe che il 38enne, accusato di essere vicino alla Repubblica islamica, continuasse a restare carcere poiché considerato pericoloso.
La vicenda coincide con i giorni che precedono l'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, il prossimo 20 gennaio. Il ministro della Giustizia Nordio dovrà dire "no" alla richiesta di estradizione di Abedini quando sarà presentata. Il rifiuto arriverebbe mentre gli Usa sono ancora sotto l'amministrazione Biden ormai agli sgoccioli. A quel punto potrebbe aprirsi uno spiraglio per riportare Sala a casa con la certezza che l'ingegnere 38enne non venga inviato verso gli States. Non si esclude che possano essere coinvolti anche altri Paesi per la liberazione di Sala. Alla fine del vertice di oggi, in una nota di Palazzo Chigi è stato spiegato:
Un segnale che conferma la volontà del governo di rispettare prima di tutto l'interesse nazionale. E se qualcosa non dovesse andare per il verso giusto? A Palazzo Chigi si discute anche di possibili alternative per poter riportare Sala a casa e per evitare che un peggioramento dei rapporti con gli Stati Uniti. Nel frattempo il tempo scorre e Teheran mette fretta sulla liberazione di Abedini.