Nel centrosinistra, il motivo del contendere è sempre quello: l'invio di armi in Ucraina. I commenti alle parole e alle opere del presidente americano Donald Trump lo hanno solo riportato in primo piano. L'ultima ad alzare i toni è stata la vicepresidente M5s Chiara Appendino, che ha preso di mira Azione e l'eurodeputato Pd Giorgio Gori, gelido verso una prospettiva di alleanza coi Cinque stelle. A loro, ha detto Appendino, "e ai tanti del centrosinistra che ci stanno attaccando, voglio dire una cosa chiara: siete fuori strada. Il problema non siamo noi, siete voi e la vostra adesione cieca al partito trasversale della guerra". A mo' di controcanto, in quelle stesse ore Carlo Calenda postava video da Odessa, dov'è andato a confermare la vicinanza del suo partito. "Gli ucraini si difendono da tre anni - ha spiegato il segretario di Azione - Lo fanno anche per noi e a loro va tutta la nostra gratitudine e il nostro sostegno".
Insomma, il terremoto Trump ha allargato le crepe nel virtuale campo largo, provocando un guazzabuglio di posizioni pro o contro le politiche americane e pro o contro il sostegno alla resistenza ucraina. Per il leader del M5s Giuseppe Conte, il presidente statunitense sta smascherando la "propaganda bellicista dell'occidente". Parole bollate come "inaudite" da Calenda e che anche nel Pd hanno fatto saltare molti sulla sedia. Per Romano Prodi sono "incomprensibili". Elly Schlein non le ha commentate, ma fra i dem c'è chi ha fatto notare come i giudizi espressi dalla segreteria su Trump siano di segno opposto a quelli di Conte. Avs si trova stretta fra la vicinanza alle posizioni di Conte e la distanza dalle parole di Trump. "Con Conte condivido l'analisi - ha detto il segretario di Si, Nicola Fratoianni - la guerra doveva essere fermata molto tempo fa, con un'iniziativa diplomatica che non c'è stata e che invece ha lasciato il campo all'escalation militare", ma "questo non vuole assolutamente dire che do ragione a Trump, che considero un avversario frontale".