Meloni incontra i magistrati per confrontarsi sulla riforma della Giustizia. Nella mattina di ieri, 5 marzo 2025, presso la Sala Verde di Palazzo Chigi, si è tenuto un incontro cruciale tra il governo e i rappresentanti dell’Unione delle camere penali italiane. L’appuntamento, al quale era presente la presidente del Consiglio, ha visto la partecipazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, del Guardasigilli Carlo Nordio e, in videocollegamento, del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Presenti anche il presidente e il segretario di Ucpi, Francesco Petrelli e Rinaldo Romanelli.
Nel corso dell'incontro odierno, la presidente Meloni ha espresso l'apprezzamento per il lavoro svolto dagli avvocati e ha ribadito i principi cardine della riforma costituzionale in discussione in Parlamento. Tra i punti fondamentali, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, misura necessaria per garantire la parità processuale tra accusa e difesa.
Subito dopo l'incontro, il neopresidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, ha rilasciato dichiarazioni sul confronto avuto con il governo. Un incontro lungo, ma che non ha portato a sostanziali modifiche, ha commentato Parodi, sottolineando che la posizione dell’esecutivo sulla riforma della giustizia non ha subito variazioni. Presenti al tavolo, oltre alla premier Meloni, anche i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro della Giustizia Nordio e il sottosegretario Mantovano.
L’Anm, rappresentata da una delegazione di dieci togati, aveva manifestato la propria contrarietà alla riforma, in particolare sulla questione della separazione delle carriere. Tuttavia, il Governo ha confermato la volontà di procedere con determinazione nel percorso di attuazione della riforma costituzionale, auspicando una rapida approvazione.
Nonostante il mancato accoglimento delle richieste avanzate dall’Anm, Parodi ha affermato di non considerare l’incontro un fallimento. Il segretario di Anm ha detto di aver avuto modo di spiegare nel dettaglio le nostre ragioni specifiche, tecnico-giuridiche, che ci portano a non condividere questa riforma. Parodi ha poi sottolineato l’intenzione dell’Associazione di continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle proprie posizioni, mantenendo aperto un dialogo con le istituzioni.
Nel corso dell’incontro, la delegazione dell’Anm ha presentato un elenco di otto punti critici da rivedere nella riforma. Al centro del dibattito, la separazione delle carriere, che impedirebbe ai magistrati di passare dal ruolo di giudice a quello di pubblico ministero. Assieme a questo aspetto, sono stati discussi altri temi fondamentali per il sistema giudiziario, tra cui l’incremento dell’organico, l’introduzione del processo telematico, le problematiche relative alle condizioni delle carceri e infine il ruolo della polizia giudiziaria.
Resta, come sempre al centro la questione della riforma della giustizia.
Uno dei temi più dibattuti durante la riunione è stato l'intento del governo - a detta dell'Anm - di sottrarre il controllo della polizia giudiziaria ai pubblici ministeri. Tuttavia, l’esecutivo ha smentito con fermezza tali ipotesi, circolate già nei giorni precedenti attraverso alcune testate giornalistiche:
Parodi ha aggiunto che, su tutti gli altri aspetti della riforma, la posizione del Governo rimane invariata. Nonostante le divergenze, governo e camere penali hanno concordato sulla necessità di mantenere uno spazio di confronto stabile per discutere l’ammodernamento della giustizia italiana. L’obiettivo è quello di trovare un equilibrio tra le diverse esigenze del sistema giudiziario, garantendo efficienza e tutela dei diritti.