Il Salva Milano si ferma in commissione al Senato e viene abbandonato dal Comune. Fino alla giornata di ieri, il capoluogo lombardo aveva sostenuto la necessità di far approvare il disegno di legge quanto prima per favorire le procedure urbanistiche ed edilizie. L'obiettivo era quello di sbloccare 150 cantieri rimasti sospesi. Contenute le reazioni da parte del Partito Democratico: la segretaria Elly Schlein ha infatti ribadito che non ci sono le condizioni per portare avanti il ddl.
Negli scorsi giorni, l'ex dirigente comunale Giovanni Oggioni è stato arrestato con l'accusa di essere stato l'artefice di un sistema di corruzione che favoriva il rilascio di titoli edilizi in aperta violazione delle norme. Le indagini portate avanti negli ultimi mesi hanno rivelato che non tutti i lavori svolti grazie al ddl fossero regolari e che Oggioni abbia fatto pressioni su parlamentari per l'approvazione della norma. All'interno dell'inchiesta sono finiti anche i nomi di esponenti della politica nazionale, oltre che locale.
Ora il Salva Milano è fermo in Senato, dopo l'approvazione alla Camera dei Deputati. Il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti è slittato al 12 marzo, praticamente tra una settimana. Nei prossimi giorni si valuterà il da farsi dopo le indagini, la scelta del Comune e il caso riguardante l'architetto Oggioni.
Nel giro di quarantotto ore, tutto si ribalta. Milano ha smesso di sostenere la legge simbolo dell'edilizia, i lavori in Senato si fermeranno e il Partito Democratico esprime vicinanza al sindaco meneghino Giuseppe Sala. La decisione è arrivata dopo l'arresto, negli scorsi giorni, dell'architetto e dirigente comunale Giovanni Oggioni.
Al momento, l'architetto, accusato di essere l'artefice di un sistema di corruzione, è agli arresti domiciliari. Sono diverse le accuse avanzate dalla magistratura: oltre alla corruzione, ci sono anche depistaggio, frode processuale e falso. Una condizione per la quale non è più possibile procedere con l'iter di approvazione della legge.
Capitolo Salva Milano chiuso. Come è stato spiegato da più esponenti del centrosinistra, quello che è successo attorno al ddl non permette di proseguire l'iter. Il "Salva Milano" era concepito per semplificare le procedure urbanistiche ed edilizie a Milano, con l'obiettivo di sbloccare circa 150 cantieri sospesi dalla Procura per presunti abusi edilizi. Un disegno di legge che si preannunciava importante, ma che non vedrà mai la luce.
Il provvedimento proponeva anche di eliminare l'obbligo dei piani attuativi comunali per interventi di demolizione e ricostruzione in aree già edificate e urbanizzate, consentendo così la realizzazione di nuovi edifici con volumi e altezze superiori a quelli precedenti attraverso la semplice presentazione di una Segnalazione Certificata di Inizio Attività.
Il presidente del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, aveva ribadito già due giorni fa, quando lo scandalo intorno al Salva Milano era emerso, che non era possibile ragionare sul ddl come qualcosa di compatibile con le ambizioni delle forze progressiste. Non si è fatta attendere la risposta del sindaco di Milano, Sala, che ha invitato Conte a "non dare patenti di progressismo".
C'è invece tanto rammarico da parte del Pd, partito del quale Sala fa parte. La segretaria dem, Elly Schlein, ha specificato che non ci sono più le condizioni per portare avanti la legge, soprattutto dopo che è emersa l'inchiesta giudiziaria da parte del Gip di Milano. Per ora, tutto porta a pensare che il Salva Milano si fermi qui. La segretaria del Pd, nel corso di un'intervista a SkyTg24, ha specificato che il Comune si è costituito parte civile. Tuttavia, Schlein ha ribadito: