Un caso risalente al 2018 ha costretto il governo italiano a risarcire un gruppo di immigrati. Qualche ora fa è stato reso noto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso dei migranti presenti sulla nave Diciotti, alla quale era stato impedito di sbarcare dall'allora ministro dell'Interno, Matteo Salvini.
Era stato richiesto al governo, secondo l'istanza, di risarcire i danni non patrimoniali ai profughi per la privazione della libertà. In passato era stato indagato anche Salvini dal tribunale dei ministri di Palermo per sequestro di persona. La vicenda, avvenuta sette anni fa, si è trasformata in un caso giudiziario. Per anni, il centrosinistra ha attaccato il vicepremier Matteo Salvini per via della sua politica sull'immigrazione, ritenuta troppo severa e al limite del rispetto dei diritti umani. La presidente del Consiglio ha annunciato questa mattina la decisione della Cassazione.
Secondo Meloni, tuttavia, essa sarebbe basata su un principio risarcitorio considerato "assai opinabile". Nella maggioranza di governo, nessuno sembra condividere questa scelta: la Lega ha pubblicato sui social una nota molto aspra, mentre il segretario di Forza Italia, Tajani, non si dice d'accordo.
Torna, dopo tanto tempo, a far parlare di sé il caso Diciotti. La Cassazione ha deciso che il governo italiano dovrà risarcire i migranti della nave, che doveva sbarcare in Italia ma fu fermata dall'allora ministro dell'Interno, Matteo Salvini. La decisione rispecchiava la volontà del Viminale di fermare gli sbarchi illegali e alla nave fu impedito l'approdo dal 16 al 25 agosto 2018.
Il pattugliatore della Guardia di Finanza aveva recuperato circa 177 migranti al largo di Lampedusa il 16 agosto di sette anni fa. Il 20 agosto la nave era giunta al porto di Catania, ma non fu consentito lo sbarco in assenza di una politica da parte dell'Ue sulla ripartizione dei migranti tra gli Stati membri.
Da allora sono seguite diverse inchieste e il caso Diciotti è diventato oggetto di un lungo iter giuridico. Il tribunale dei ministri ha indagato Matteo Salvini per poi trasferire il caso a Catania, dove la procura etnea ne chiese l'archiviazione. Il tribunale dei ministri locale, tuttavia, la respinse, ma non fu possibile procedere: la Giunta per le autorizzazioni a procedere aveva espresso un voto contrario.
I giudici delle sezioni penali della Cassazione hanno scritto:
Meloni e Tajani contestano le motivazioni della sentenza della Cassazione, mentre la Lega si sbilancia ed esprime un parere molto più netto sui social. La presidente del Consiglio ha pubblicato nella giornata di oggi, 7 marzo 2025, un post su tutti i suoi canali, nel quale lamenta le motivazioni che hanno portato alla decisione della Cassazione, definendole "opinabili".
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno condannato il governo a risarcire un gruppo di immigrati illegali trasportati dalla nave Diciotti perché il governo di allora, con Ministro dell’Interno Matteo Salvini, non li fece sbarcare immediatamente in Italia.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) March 7, 2025
Lo fanno…
Il principio risarcitorio è definito contestabile anche dal segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, in genere in conflitto con l'altro vicepremier. Il ministro degli Esteri ha ribadito che il dovere del governo è quello di difendere i confini nazionali e che non è condivisibile il risarcimento nei confronti dei migranti della nave Diciotti. Il Carroccio, tramite i suoi canali social, invita invece i magistrati a "pagare di tasca loro, se amano tanto i clandestini".
Da parte del centrosinistra arrivano invece diversi commenti per quanto riguarda il risarcimento che il governo italiano dovrà riconoscere ai migranti della nave Diciotti. Il più importante è quello della leader del Partito Democratico, Elly Schlein, che invita la presidente del Consiglio a non attaccare i giudici per il risarcimento.
In riferimento ai recenti scontri con la magistratura, Schlein accusa la premier di fomentare una battaglia tra l'esecutivo nazionale e la giustizia, usando la decisione della Cassazione sul caso Diciotti: